Arabia saudita

la rivolta in Bahrein

Finalmente cancellato il Gran Premio del Bahrein

E’ stato finalmente cancellato il Gran Premio del Bahrein. Almeno per quest’anno. Era stato dapprima sospeso e poi reinserito nell’elenco delle gare.

Qualche settimana fa avevamo detto dell’appello lanciato a livello internazionale a Bernie Ecclestone perché togliesse questa gara dal circus mondiale viste le repressioni in atto:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/06/03/no-al-gran-premio-in-bahrein-un-appello-a-ecclestone/

Ecclestone nei giorni scorsi ha espresso dubbi sull’opportunità di far sfrecciare i bolidi mentre la popolazione civile rischia la vita per una rivolta contro il regime. E alla fine è arrivata, da parte degli organizzatori, la rinuncia: per questa stagione niente Gran Premio del Bahrein.

La situazione da quelle parti rimane tesa. Dal primo luglio dovrebbero cominciare i colloqui tra il regno e i partiti dell’opposizione. I quali intanto si rivolgono al presidente iraniano Ahmadinejad perché intervenga nella crisi. Il gruppo “giovani del 14 febbraio” ha esplicitamente chiesto un appoggio dal regime iraniano. Il reame si è invece appoggiato all’Arabia Saudita che ha inviato truppe per sedare la rivolta.

Al momento, tra le rivoluzioni in atto, quella del Bahrein è la più eplosiva per i contrasti tra sciiti e sunniti.

Ad maiora.

Bahrein, torna in edicola il quotidiano d’opposizione. Ma sempre tensioni contro l’Iran

È tornato in edicola Al Wasat, il quotidiano d’opposizione del Bahrein cui le autorità del regime arabo avevano sospeso le pubblicazioni per “articoli contrari all’etica e alla professionalità”. Stava in sostanza, raccontando la repressione nel piccolo Regno dove soffia forte il vento della rivolta.

È tornato in edicola ma ha dovuto pagare un pesante tributo: il licenziamento in tronco del direttore Mansour Al Jamri, che nel 2001 aveva contribuito a fondarlo. Al suo posto il Consiglio d’amministrazione ha nominato Obaidli Al Obaidli.

Si chiude in questo modo la vicenda di questo quotidiano di lingua araba che rappresenta l’opposizione in Barhein (e che ha molta influenza sul mondo degli affari). Prima della sua nascita, nel Regno c’erano solo altri due quotidiani (Akhbar Al Khaleej e Al Ayam), entrambi filo-governativi.

I segnali contro il quotidiano d’opposizione in questi mesi non erano mancati. La mattina del 15 marzo, mentre i venti di rivolta si diffondevano anche al piccolo Regno del Bahrein, ignoti avevano dato l’assalto alla redazione del quotidiano, provocando danni. La distruzione dell’impianto tipografico aveva impedito l’uscita.

Il sito del quotidiano (http://www.alwasatnews.com/) aveva seguito passo passo le proteste anti-governative nell’arcipelago del Golfo Persico e aveva pubblicato articoli critici contro la repressione.

Nei giorni scorsi, prima le critiche per diffondere “falsità” e poi la – temporanea – chiusura.

Al Wasat – che ora verrà forse normalizzato –  ha vinto Arab Journalism Award nella sezione del giornalismo politico, del Dubai Press Club.

Mentre tutti abbiamo gli occhi alla Libia, la crisi da quelle parti non accenna a placarsi. Anzi.

È di oggi la notizia che le monarchie arabe del Golfo hanno espresso oggi profonda inquietudine per ciò che hanno definito interferenza iraniana nei loro affari interni, dopo che l’Iran ha criticato l’invio di truppe saudite nel Bahrein per aiutare la dinastia sunnita ad affrontare le proteste della maggioranza sciita della popolazione.

Una dichiarazione diramata alla fine di una riunione dei ministri degli Esteri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) ha respinto e severamente condannato le “continue ingerenze iraniane negli affari interni del Bahrein, in violazione di trattati internazionali”.

Sono state inoltre “condannate le accuse senza fondamento contenute nell’irresponsabile dichiarazione del Parlamento iraniano riguardante l’Arabia Saudita, che sono considerate una posizione ostile, un’interferenza e una provocazione”.

Il comitato per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano aveva affermato che Riad stava “giocando col fuoco” inviando truppe nel Bahrein. L’Arabia saudita e gli altri Stati del Golfo hanno affermato che le truppe sono state inviate in virtù di un patto di difesa comune del Ccg, organismo che riunisce Arabia saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati arabi uniti e  Oman.

Sono quindi a rischio le relazioni diplomatiche tra questi paesi e l’Iran, repubblica islamica sciita.

Il Bahrein è guidato da oltre due secoli dalla dinastia dei Khalifa, famiglia sunnita in un Paese dove il 70% della popolazione è sciita.

Ad maiora.