La Lonely Planet (che ha sempre dei box dedicati ai più piccoli) la mette come prima attrazione per chi visita Valencia (Ovest). E così superando la mia ritrosia (e per accontentare le curiosità scientifiche di Marta), sono andato al BioParc che si trova nella terza città spagnola.
Non è uno zoo, nel senso che non ci sono gabbie né (molte) vetrate. E ci è capitato che un gruppo di (meravigliosi) lemuri attraversasse il nostro cammino.
Per il resto alcuni punti sembrano davvero pezzi di Africa spostati a Valencia.
La fondazione che gestisce il BioParc assicura che lavora per la biodiversità realizzando progetti ad hoc.
Ciò che è certo è che nel BioParc ci sono molte coppie di animali con cuccioli nati qui (come il gorilla Ebo).
Molti animali sembravano annoiati. Ma l’orario pomeridiano e il caldo (quasi) africano rendevano davvero inattivi i più.
Il parco si divide in quattro aree: Madagascar, Bosco equatoriale, Ambienti umidi e Savana.
Meglio visitarlo di mattino.
Il biglietto di ingresso non è a buon mercato: 23.80 per gli adulti, 18 per i minori.
Se volete schiarirvi ulteriormente le idee: http://www.bioparcvalencia.es
La Camargue è il posto ideale per chi ama la natura. Io ci ero stato lo scorso millennio e devo dire che col passare del tempo non ha perso la sua dimensione “selvaggia” (con lumache persino sui segnali stradali).
Se volete passare qualche giorno qui, nel sud della Francia, ci sono cose che non potete non fare o vedere. Partiamo dall’albergo.
Con Booking, scegliendo in base ai giudizi dei clienti (e alla frase “si organizzano uscite a cavallo”) siamo finiti al’Auberge de La Fadaise (sulla strada da Arles, tra i primi che si incontrano, sulla destra). È un posto molto accogliente e si trova praticamente alla spalle di uno quei maneggi che organizzano le passeggiate a cavallo. Il posto ideale per Martastica. Non c’è Wifi ma il proprietario è gentile e le stanze (che dall’esterno paiono stalle) semplici e – abbastanza – pulite. Ah, c’è una piccola ma godibile piscina per gli ospiti. Dopo il bagno, guardate dalle finestrelle che si trovano sul muro: osserverete una colonia di fenicotteri rosa.
Il costo è di 61 euro a notte. La colazione costa 7 euro e consta di brioche, baguette, marmellate, spremuta d’arancia, yogurt e una bevanda calda (non è stagione, ma la cioccolata è ottima).
A cavallo.
Mentre attraversavo le distese della Camargue pensavo a quanti detti popolari siano rimasti nella nostra lingua anche se pochi ormai cavalcano: siamo a cavallo, a caval donato non si guarda in bocca etc. Un tempo questo era il mezzo di trasporto per tanti.
Due ore in sella, almeno per me, non sono poche. Mentre si cavalca il vento (una costante qui)impedisce di sentire gli altri e ti obbliga a guardarti intorno e a pensare. Da guardare c’è molto: oltre a tenere a bada il cavallo (si fermano a mangiare in continuazione, soprattutto quando capiscono che avete le briglie in mano ma non sapere come usarle) osserverete uccelli selvatici e mandrie di cavalli e tori (qui li allevano per mangiarli o farli combattere, non so cosa sia peggio).
Comunque sia, il giro a cavallo in Camargue è una esperienza da fare. Anzi, da ripetere se ce ne sarà l’occasione.
La nostra passeggiata a cavallo era organizzata da Le Petit Ranch de Marie (lepetitranchdemarie@laposte.net)
Sono tutti molto gentili e professionali (vi forniscono il cap, obbligatorio e vi istruiscono su come salire, scendere e andare a cavallo, che comunque va al passo).
Chi guidava la nostra comitiva a cavallo (eravamo in quattro) fumava in continuazione: insomma, come portare sul cavallo i tic che si hanno in macchina.
Il costo di due ore è di 30 euro, ma credo sia il modo migliore per vedere l’interno della Camargue. Unica alternativa: la bici. Ma non so quale sia più faticosa.
Il resto della natura. Cavalli a parte, se venite da queste parti non mancate il Parco Ornitologico (si trova proprio davanti all’Albergo Fadaise, dall’altra parte della strada): http://www.parcornitolotique.com. Ci sono due percorsi. Il primo, più breve (2,6 Km) è il più affollato, di persone, ma anche di uccelli.
Qui vicino centinaia di specie. Ma rimarrete incantati a guardare soprattutto i fenicotteri rosa. Sapendo che non sarei riusciti a descriverli, li ho filmati:
Nel parco potete osservare anche mandrie di cavalli bianchi e di castori europei.
La seconda tratta del parco è più selvaggia (camminerete in mezzo a farfalle e libellule) e vi mette più a contatto con questa regione poco abitata. I 4,3 km di cammino scoraggiano quasi tutti. Spero non chi legge questo post.
In città.
Saintes-Marie-de-la-Mer è la classica cittadina che si trasforma in estate riempiedosi di persone e di locali.
Non si contano i ristoranti dove si può mangiare all’aperto intorno alla chiesa di Notre-Dame. Qui c’ero stato anni fa, ai tempi di Europa (quanto mi manca, stupefacente che non sia stata sostituita da niente di neanche lontanamente simile) e avevo fatto un reportage sull’incredibile raduno degli zingari che si chiude con la processione fino al mare:
La sera, comunque, anche d’estate, se c’è qualche nuvola, si osserva un cielo che definirei africano.
Cosa mangiare.
Nell’elenco di ristoranti vegetariani gentilmente fornitomi dall’ufficio stampa dell’Ente per lo sviluppo del turismo francese, mancavano posti a Sainte-Marie-de-la-Mer. La cosa non mi stupisce. I ristoranti qui si alternano tra quelli che hanno come specialità la carne di toro e quelli con le cozze o frutti di mare.
Ci siamo quindi orientati verso una creperie (“La pequelette”, sul lungo mare) dove con una decina di euro e testa si possono mangiare omelette o crêpes, dolci e salate.
Per pranzo, se avete la macchina, abbandonate la statale Arles-Ste Marie e raggiungete Albaron per Le Paty de la Trinitè (cldeconbe@wanadoo.fr). La pizza (anche al Roquefort, come ho provato io) è cotta a legna ed è niente male e si pagano poco più di 10 euro a cranio. È aperto tutto l’anno. Decorato con la classica croce della Camargue.
Solo d’estate, a Sainte-Marie-de-la-Mer non perdetevi il gelato di Al’ma sul Boulevard De Gaulle. Il gusto alla lavanda vi farà terminare in dolcezza la vostra avventura provenzale.
Da non dimenticare.
In questa area paludosa fanno “vacanza” anche le zanzare. Chiudete sempre le finestre quando lasciate l’albergo e usate sostanze che le tengano lontane.
Ad maiora
Serata dedicata alla Pizza a The Hub Hotel di Milano.
Prima della cena c’è stata una lezione dello chef Renato Bosco di Saporè (San Martino Buon Albergo, Verona) che qui spiega i trucchi per cuocere, anche a casa, una buona pizza:
La serata faceva parte di Mirror Slurp, serie di iniziative dedicate al cibo organizzate da Carlo Vischi.
Si è mangiato pizza o similari dall’antipasto al secondo (anche in chiave Veg). Il dolce era un ottimo panettone estivo.
Come ingredienti sono state utilizzate le farine Petra.
Sì, lo so anche io che i più vanno in riviera per il divertimento notturno, ma io mi rivolgo a quegli altri, che magari evitano proprio la Romagna perché d’estate c’è casino e invece rischiano di perdere delle occasioni.
La spiaggia (di cui sopra) per chi viene qui anche per una breve vacanza è ovviamente imprescindibile. Noi avevamo un ombrellone al Bagno Peperittima. Un posto con ampio spazio tra gli ombrelloni, un bel bar e soprattutto molta attenzione all’ambiente: in più punti della spiaggia infatti si fa (e quindi invita a fare) raccolta differenziata.
Una volta che avete finito di rosolarvi, potete muovervi. O correndo sulla spiaggia, o andando su due ruote. La maggior parte degli alberghi offre come servizio ai clienti l’uso di biciclette. Inforcatene una e dirigetevi nella pineta. Non sono quattro alberi in croce. Cervia e Milano Marittima ne sono circondati.
In bici dirigetevi verso le saline. Quella storica si chiama Camillone e due volte alla settimana offre visite gratuite con ottimi ciceroni:
La sera, sempre in bici potete andare nel centro di Cervia. Spesso si trovano bancarelle lungo il canale, facilmente (e in maniera divertente) attraversabile grazie a un mini-traghetto.
Di sera (ma anche di giorno) non perdetevi una classica piadina.
Visto che siamo in tema cibo, rimaniamoci. Noi abbiamo sempre mangiato nella struttura alberghiera che ci ospitava, il Solemare di Milano Marittima. La Romagna è nota per l’ottima cucina. Una regola che vale anche per chi non si ciba né di carne, né di pesce. In questo hotel (anzi, in questa piccola catena di alberghi, Mima: due hotel e un B&B) infatti sia a pranzo che cena viene fornita almeno una scelta vegetariana o vegana, sia per i primi che per i secondi.
Il cibo è buono e, come si conviene da queste parti, abbondante.
Abbondante anche il buffet di antipasti, molti in chiave Veg.
Si può anche pranzare in spiaggia. Noi abbiamo invece avuto l’opportunità di cenare nel confinante hotel, il Majestic, sempre della famiglia Boni. Anche qui, scelta Veg, ottimi antipasti e un buon dolce. Ah, al bar i lampadari sono stati realizzati con bottigliette di Campari.
Proprio in questi spazi si fa colazione la mattina. Anche questa, ovviamente, abbondante…
Finisco con l’albergo. Davvero con vista mare il Solemare. E con stanze grandi e pulite.
Insomma, un posto dove tornare (a sognare). Magari per vedere il Museo del sale e la Casa delle farfalle.
Ad maiora
Settimana prossima io e Marta andremo a Gibilterra in auto. La vacanza sarà anche e soprattutto il viaggio (di cui scriveremo), toccando il sud di Francia e Spagna?
Avete suggerimenti da darci? Ristoranti vegetariani da suggerire? Spiagge imperdibili?
Siamo qui.
Tenete conto che la prima tappa sara in Camargue (per i cavalli, ovviamente) e che salteremmo Barcellona, dove siamo entrambi stati.
Intanto grazie.
Ad maiora
Ps. La foto si riferisce all’ultimo tramonto che abbiamo visto in Egitto. 🙂