Viaggi e cibo

Cosa vedere a Jerez de la Frontera

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Non ci vanno molti turisti a Jerez de la Frontiera, da alcuni considerato il centro simbolo dell’Andalusia. E sbagliano.
La città, al di là di essere tappa del motomondiale, è davvero affascinante.

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Jerez ha una vivace vita notturna. Dal tardo pomeriggio in poi, tutte le vie del centro si riempiono di tavolini dove si possono fare ottimi aperitivi.

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In centro c’è una cerveceria che il mercoledì offre tutto a mezzo euro. Ovviamente gettonatissima quel giorno.

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Per chi beve, Jerez offre l’occasione di visitare la fabbrica dove si produce Tio Pepe, noto sherry spagnolo (orgoglio di queste zone).

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Un altro liquore locale, il brandy Fundador, campeggia sopra uno dei locali più noti di Jerez, El Gallo Azul.

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Alla sera, d’estate, Jerez offre molti concerti gratuiti nelle piazze centrali della città. Ci sono anche spettacoli di flamenco. A prezzi contenuti. Qui un pezzo di musica del cantante Jhosemaria De Niro durante le Noches del Verano:

Ma a Jerez non c’è solo intrattenimento. Nella piazza principale ogni mercoledì ci sono incontri di stampo sociale, sotto lo slogan: lottando per il cambiamento.

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Ognuno può intervenire e dire la sua. Anche sulla rivoluzione.

Ma la maggior parte delle persone che viene qui (moto a parte) lo fa per la scuola di equitazione.

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Si possono vedere sia gli spettacoli che le prove. L’accesso a queste ultime costa meno. Le scuderie sono sovrastate da molti nidi di cicogne:

Interessante anche visitare dove preparano le selle.

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Ci sono anche dei corsi di equitazione che durano una settimana.

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Si possono fare riprese e fotografie ovunque. Salvo che nella parte al coperto in cui addestrano i cavalli per gli spettacoli. Forse perché, per “educarli” a saltare su quattro zampe o camminare su due, usano parecchio la frusta lunga.
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Al Parco Sempione una Locanda alla Mano

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È all’interno del Parco Sempione di Milano, dietro il Castello Sforzesco, in piazza del Cannone, pieno centro città.
È stato inaugurato stamattina alla presenza di chi guida Contè, la cooperativa sociale che l’ha promosso e gestito e l’assessore ai Servizi sociali, Pierfrancesco Majorino.

La Locanda alla Mano è un punto di ristoro, nato per inserire nel mondo lavorativo ragazzi e ragazzi con disabilità. Sarà aperto da oggi fino a fine settembre.

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All’inaugurazione c’era tanta gente.

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Spero ce ne sia anche da qui in poi. La Locanda è aperta sette giorni su sette, dalle 10 alle 20. Vi lavoreranno 8 ragazzi con disabilità.

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Ah, ci sono molti piatti vegetariani.

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La Alhambra di Granada

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Partiamo da un dato: non è vero che per visitare l’Alhambra occorre prenotare o presentarsi in biglietteria alle 7 del mattino. Così era invece scritto sulla Lonely Planet.
Noi ci siamo andati verso le 17, sperando che a quell’ora il caldo fosse meno soffocante. La salita che dal centro città porta a questa fortificazione che domina Granada e che per lungo tempo è stato un importante centro islamico è abbastanza tosta. Ma fortunatamente il ritorno sarà più semplice. E comunque anche la camminata sarà velocemente dimenticata una volta entrati nel Palacio Nazariès.

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Alcune parti dell’Alhambra sono visitabili gratuitamente. Ma per le aree migliori occorre pagare un biglietto di ingresso. Costa 12 euro per gli adulti (9 per i minori) e si può acquistare direttamente in biglietteria. La coda di chi ha prenotato anticipatamente è più lunga di chi va direttamente alle casse. Potere della Lonely!
Dopo la coda per pagare preparatevi a una seconda coda per vedere la residenza degli emiri, il Palacio Nazariès appunto.

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Ma anche questa coda verrà dimenticata quando vi troverete di fronte a questa meraviglia dell’architettura islamica.

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Finita la visita al Palacio non perdetevi il Generalife, giardino con splendidi giochi d’acqua.

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Ma torniamo a Granada. Una volta scesi dall’Alhambra, perdetevi nelle strade del quartiere di Albazyìn.

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Noi abbiamo dormito (grazie a
Booking) in questa zona, in una sorta di pensione chiamata Alijibe, che occupa una bella casa in stile islamico. Non è facile da trovare. Ma se urlate il nome Carlos, lui verrà ad aprirvi. La doppia costa 50 euro senza colazione (ma la doccia è sconsigliata se siete XXL).

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Infine la cena. Per ovviare ai rischi di tapas con carne (e per ripercorrere la storia di queste zone iberiche) siamo andati nel Restaurante Arrayanes, in cima a una via piena di nei negozietti di artigianato marocchino.

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Il cous cous vegetariano è veramente ottimo. E non perdetevi alla fine il tè alla menta. Si spendono una quindicina di euro a testa. Ah, non vengono serviti alcolici. Perfetto per me.

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La spiaggia di San Juan di Alicante

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Se andate ad Alicante sulla Costa Blanca spagnola, cercate un albergo o una casa vicino alla spiaggia di San Juan.
È decisamente la più bella in zona. Ovviamente è molto frequentata.

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La spiaggia è libera. Si possono noleggiare ombrelloni per 2 euro anche se i più qui li portano da casa (insieme a piccole sdraio e borsa frigo, di solito piena di birre o bevande).
Pur non avendo stabilimenti balneari come fa noi, la spiaggia è presidiata da bagnini professionisti.

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Ah, non è una spiaggia piccola. Oltre a estendersi per chilometri è larga fino a un centinaio di metri. Chi malgrado il caldo voglia colpire una palla con i piedi o con le mani, non dovrà fare la fila.

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La Spagna su alcune cose è avanti: la spiaggia è pubblica, ma con i cestini per la raccolta differenziata.

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La Spagna e le bici

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Anche in Spagna si trovano molti divieti per le due ruote (i divieti sono un’altra delle mie passioni).
Ma mi è sembrata molto più friendly verso i ciclisti. Anche con “vie dedicate”, come a Valencia.

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A Tarragona, anche in pieno centro abbiamo trovato indicazione specifiche per i ciclisti.

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E per le strade spagnole non si contano i negozi che noleggiano le bici per i turisti.

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A Valencia c’è un sistema di bici pubbliche. Con la carta di credito potete noleggiarle per una settimana a 12 euro. La prima mezz’ora è gratis.

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Il motto è: En Valencia di sì a la bici.

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