Pensieri

Gratuità

Abbiamo bisogno di occasioni e opportunità gratuite nella nostra vita, nella vita delle città e delle campagne. Può bastare anche poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso alla natura, al mare, al verde, senza dover pagare un biglietto, una fontana pubblica con l’acqua buona alla portata di tutti, biciclette del Comune che so possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato… In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del “gratuito”, di ciò che si può usare ma non comperare: perché non mettere a disposizione occasioni gratuite – modeste, magari – per dormire, mangiare, rifornirsi di vestiti usati…?

Alex Langer, Non per il potere, Chiarelettere, Milano, 2012

Ad maiora

Se l’americana uccisa a Firenze rimane giovane

Le notizie relative all’assassinio di Ashley Olsen a Firenze in queste ore danno idea di come l’influenza degli Stati Uniti abbia sempre più contagiato la nostra informazione, il nostro stesso modo di ragionare. L’americana strangolata aveva 35 anni, un tempo il “mezzo del cammin di nostra vita” oggi invece terra di limbo tra un’adolescenza infinita e una maggiore età che non si sa quando si conquista. Quando si diventa “donne” se non a 35 anni?

Perché dunque insistere sul concetto di “giovane americana”, oggi l’ho letto sul Corriere e sentito al Tg2 (ma se googlate appena scrivete “giovane americana” vi suggerisce “uccisa a Firenze”, fatto che non succede se scrivete “donna americana”)?

Succede da un lato perché molti di quelli che scrivono hanno più di 35 anni e quindi quella età sembra ancora giovanile.

Ma soprattutto, più o meno inconsciamente, per rispettare quella regola cronachistica del giornalismo americano riassunta nell’acronimo MWWS, Missing white woman syndrome,  ossia Sindrome da donna bianca scomparsa. Significa che per ottenere, a lungo, l’attenzione dei media bisogna essere una donna bianca. Se si è o si viene catalogati come giovani è ancora meglio. In questo caso la vittima è una straniera, anzi una extracomunitaria, ma essendo americana (e avendo scelto di vivere in Italia) viene equiparata alle “nostre donne”. Inserisco queste ultime parole tra virgolette perché ne ho letto sempre sul Corriere odierno, nel box che parlava del compagno della donna, colui che ne ha scoperto il cadavere viene scritto: “Fiorentini racconta a fatica e ha quasi un tremito quando descrive di aver salito le scale del soppalco con il cuore in gola e di aver trovato la sua donna nuda distesa sul divano”. Corsivo e grassetto sono miei. Siamo nel 2016…

Ad maiora

Diventare di piu

Solita, delirante, mail di spamming (sessuale) arrivatami poco fa. 

Ad maiora

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Ciao. Come stai. Il mio nome e Svetlana. Sono socievole, ragazza interessante, ma io sono molto sola, purtroppo. Nella vita reale, non riuscivo a trovare un compagno, e cerchero di farlo su Internet. Vi diro di piu su di me in queste lettere. Non avevo mai avuto rapporto su Internet. Recentemente ho imparato che si puo trovare un sacco di amici su N et. Cosi ho deciso di cercare di trovare il suo destino come ha fatto per molte donne in tutto il mondo. Come ho detto Il mio nome e Svetlana, io vivo in Russia. Sono ragazza molto timida, e se io vi ho amato, che ti chieda domande, ho sempre risposto. Mi piace fare sport, costretti ad andare in palestra piu volte alla settimana. A volte mi trovo a visitare la piscina. Atteggiamento negativo per alcool. Ma a volte non mi posso permettere di rilassarsi in compagnia di amici. Vivo da solo per molto tempo. E spero che avremo presto conoscere e di diventare piu. Ho anche allego la mia immagine, spero piaccia. Inoltre, assicurarsi di inviarmi la vostra Photo. Scrivi a me con il tuo nome, in modo da poter correttamente riferimento a te. Un giorno saro in grado di effettuare una chiamata. Mi auguro che saremo buoni amici! Essere sicuri di scrivermi. Vorrei anche rispondere immediatamente quando vedo la vostra lettera.

Addio a Valerio Zanone, Maestro Jedi del liberalismo 

Il suo “Introduzione al Liberalismo” è stato uno dei libri che con più semplicità spiegava i fondamenti di una politica di cui poi tanti si sono detti fedeli senza avere la benché minima idea di cosa fosse. Valerio Zanone era liberale quando nessuno lo era. Anzi, un liberale “di sinistra”, di quei (pochi) che nella Seconda Repubblica non scivolarono sulla china berlusconiana. Di quelli che ricordavano sempre come la Rivoluzione Liberale era quella di Piero Gobetti e non dell’oligopolista di Arcore.

Per tanti giovani liberali, Valerio Zanone è stato una sorta di Maestro Jedi, con la sua calma olimpica, con la sua bonomia, con i suoi sorrisi. Credo abbia partecipato a ognuna delle piccole iniziative culturali che, con altri amici, avevamo organizzato a Milano e Roma: da Libertà futura a Moralità provvisoria, fino alle prenotazione dei libri gobettiani.

Valerio Zanone è sempre stato un filosofo prestato alla politica, quella del passato, quella nella quale ti riconoscevi o comunque rispettavi. Quella che era migliore di te. 

Dire che Valerio ci mancherà è banale. Ci manca invece quel mondo. Ogni volta che qualcuno di questi incredibili personaggi ci lascia,  ti rendi conto di come nessuno sia in grado di sostiturli. Davvero come Jedi in via d’estinzione.

Che la terra ti sia lieve, caro Valerio.

Ad maiora

Riscrivere il passato (russo)

Per i russi la storia è un tema assai delicato. Certo, lo è un po’ per ogni popolo. La tentazione di rappresentare il passato in modo tale che giustifichi il presente è molto forte per i potenti di tutto il mondo. Ma sono pochi i Paesi in cui la riscrittura della storia in favore di chi è al potere ha una tradizione così radicata come in Russia. Stalin a suo tempo fece cancellare i suoi rivali politici dalle fotografie ufficiali in cui comparivano accanto a lui o a Lenin. E nella Nuova Galleria Tret’jakov il visitatore incuriosito può ancora ammirare dipinti a olio del realismo socialista in cui certi volti appaiono curiosamente fuori fuoco, o si aprono inspiegabili vuoti tra i protagonisti di un ritratto di gruppo.

In Russia gli scontri sul passato sono piuttosto aspri, e costanti.

Dopo la sanguinosa seconda guerra mondiale, in cui morirono cinquanta milioni di cittadini sovietici, Stalin fece ricostruire la storia del massacro in base alle menzogne a lui più opportune. Fu vietato parlare degli errori della sua condotta, per esempi del numero di vittime civili che si sarebbero potute risparmiare a Stalingrado e a Leningrado se il gran capo del Cremlino non avesse proibito l’evacuazione delle due città. Non si poté menzionare troppo spesso il maresciallo Zukov, il più importante stratega dell’Armata Rossa e il reale artefice della vittoria, perché avrebbe messo in ombra il ruolo del dittatore. Per ovviare a tale inconveniente, fu diffusa la leggenda che ogni battaglia l’avesse pianificata Stalin in persona.

La morte del dittatore e il processo di destalinizzazione dettato da Chruščëv lasciarono a molti un retrogusto sgradevole. I poemi eroici del tempo di guerra tanto cari a Stalin spesso non corrispondevano alla realtà, mentre si tralasciavano le effettive gesta eroiche dei singoli perché la maggior parte di quei protagonisti non godeva dei favori del signore del Cremlino. Nell’era del disgelo i racconti di imprese leggendarie poi si offuscarono sensibilmente, e la cosa a molti non piacque. Anche questo fu uno dei motivi che portarono alla destituzione di Chruščëv. Non appena ebbe luogo, si procedette all’ennesima riscrittura della storia. Con effetto retroattivo Stalin tornò a essere il capo che aveva reso grande l’Unione Sovietica mentre Chruščëv fu accusato di aver sminuito il Paese nel tentativo di offrire al popolo una vita un po’ più dignitosa. Evidentemente la dignità umana e le leggende eroiche non erano conciliabili nelle menti dell’elite sovieticabche cacciò il successore di Stalin. A contare era il mito, non la vita umana. Chruščëv dovette perciò a propria volta essere sminuito, screditato. Lo si rappresentò come un misero contadino dalla mentalità ristretta,  per contrapporlo meglio a Stalin, raffigurato come un grande capo dalle doti eccezionali. Nessuno arrivò a occultare del tutto le sue nefandezze, ma si cercò di giustificarle in base alle circostanze dell’epoca.

Con Gorbačëv ed El’cin gli storici ebbero molte possibilità di esprimersi. Le numerose falsificazioni sul passato vennero sottoposte a forti critiche, si aprirono gli archivi, rendendo possibili nuove ammissioni sui crimini contro le persone. Se ne poté parlare, scrivere, si poté discutere dell’argomento e girare film e documentari al riguardo. Molti tra coloro che per decenni avevano taciuto finalmente si decisero a parlare.

Ma la storia russa è imprevedibile. Con l’ascesa al potere di Putin e del vecchio staff del Kgb tornò di moda lo sport preferito dai russi, ovvero la riscrittura della storia. Gli anni dei timidi tentativi di instaurare un governo democratico furono definiti caotici, la guerra contro la Cecenia divenne una “operazione antiterroristica” e Stalin fu di nuovo riabilitato dall’inferno in cui era giustamente relegato sotto Gorbačëv ed El’cin. I libri scolastici in cui si descriveva il suo vero comportamento sparirono dalla circolazione. Nel giorno del sessantesimo anniversario della vittoria sulla Germania nazista, sotto gli occhi di Putin e del suo seguito, Medvedev incluso, una schiera di giovani danzò con indosso divise stile anni trenta, come se il Terrore staliniano, le repressioni di massa e la fame nera non fossero mai esistiti. 

L’ultimo colpo di scena di questa carnevalata se lo è però riservato il presidente Medvedev, il quale ha creato l’ennesima commissione con il compito di bloccare tutto ciò che possa ledere il buon nome del passato russo. Vale a dire che ora gli unici a cui è consentito di falsificare la storia a proprio piacimento sono gli esponenti della élite politica.

Susanne Scholl

Russia senz’anima?

Zandonai, Rovereto 2011
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