Aperto e subito rinviato al 10 ottobre il processo di appello contro le Pussy Riot, a Mosca.
Una delle tre ragazze, a sorpresa, ha deciso di cambiare avvocato. La cronaca dell’ottima Antonella Scott.
Mosca era ovviamente blindata come se a processo ci fosse un gruppo di terroristi e non una banda punk femminista.
Alle 17.30 Annaviva organizza un presidio sotto la bandiera russa dell’Expo, in via Dante, a Milano.
Ad maiora
Anna Politkovskaja
#FreePussyRiot. Verso la mobilitazione del primo ottobre
Qualche settimana fa ci chiedevamo dove fossero finiti i Nashi, i giovani balilla putiniano. Pensavamo fossero in qualche albergo di Sochi a cercare di riprodursi. È invece eccoli spuntature nella cronachetta, con una taglia per catturare le due Pussy Riot sfuggite alla repressione del regime.
La museruola alle opposizioni rasenta il ridicolo. Con multe per chi vende magliette del gruppo punk femminista.
Se tutto va come deve andare a dicembre il Parlamento europeo potrebbe conferire alle tre ragazze il Premio Sakharov per la libertà di espressione.
Il primo ottobre è giornata di mobilitazione internazionale. Quel giorno si aprirà infatti il processo di secondo grado.
A Milano Annaviva manifesta in via Dante, alle 17.30.
Vi aspettiamo.
Con una balaclava.
Ad maiora
#FreePussyRiot. Il primo ottobre giornata di mobilitazione internazionale
I compagni dell’Ikea hanno immediatamente tolto la pubblicità con testimonial dotati di balaclava.
Peccato. Ma d’altronde il gruppo non ha un manuale di istruzioni e quindi forse è giusto così.
Il nuovo quotidiano Pubblico si stupisce che si pensi a lista di proscrizione per chi le ha condannate.
Forse non hanno letto quante sentenze di condanna hanno emesso i fedeli servitori della giustizia putiniana.
Le ragazze comunque continuano a fare discutere. C’è chi vorrebbe friggerle e che le premia. E chi chiede clemenza.
Il primo ottobre inizia il processo d’appello. Il marito di una delle tre ragazze non pensa ci possa essere una riduzione di pena.
Quel giorno, primo ottobre, comunque ci sarà una mobilitazione mondiale per chiederne la liberazione.
Annaviva manifesta a Milano, alle 17.30, in via Dante.
Vi aspettiamo.
Ad maiora
La pistola d’oro
Si vantava di aver scoperto Gheddafi nel tunnel nel quale il dittatore libico si rifugiò per evitare di essere lapidato.
E si faceva fotografare con la pistola d’oro strappata al tiranno e forse usata contro di lui.
Ora Omran Shaban, 23 anni, sarebbe morto dopo essere stato catturato e seviziato dai lealisti.
Odio le armi e quelle d’oro mi disgustano.
C’è un altro dittatore che ne va fiero. È quel Ramzan Kadyrov che Putin ha messo alla guida della Cecenia.
Per lui mi auguro un sereno processo.
Per crimini contro l’umanità.
Ad maiora
#Beslan. Signorina, mi raccomando faccia figli
Si faccia coraggio, signorina, siamo tutti qui, non si lasci andare proprio adesso che tutto sta finendo e che bisogna ricominciare tutto daccapo e provare a stare di nuovo bene e essere felici, si faccia coraggio, pianga quello che non ha pianto in questi tre giorni, lo pianga tutto adesso e poi stia bene, ci aiuti a venirne fuori, lei che ha studiato, ci aiuti a capire come si fa a tirare avanti, ad avere ancora dei figli, a mandarli a scuola, a insegnare loro a credere in qualcosa e a essere onesti e sereni e belli, ci aiuti, la prego, io sono un vecchio e sono malato, di cose ne ho passate, sa, ma come questa mai, mai, e non auguro a nessuno di trovarsi un giorno in questa morsa che abbiamo qui noi adesso, a nessuno, i bambini, signorina, lei di figli ne ha?, ne vuole?, ne faccia, signorina, non si lasci impressionare, ne faccia, io che non ne ho fatti adesso sono solo, avevo un gatto fino a poco fa ma quello che è successo me l’ha portato via e adesso sono rimasto tutto solo ad aspettare che arrivi la fine, e non si abitua, sa?, alla solitudine e al dolore non ci si abitua mai, la solitudine e il dolore sono sentimenti che si rinnovano, che si adattano al tempo come i topi al veleno, e si ripresentano ogni volta, ogni volta, e non finiscono mai, e io le voglio bene signorina, le ho voluto bene da subito, quando lei è venuta qui, non so perché ma è così, lei potrebbe essere mia figlia se io non fossi quello che sono, non si spaventi, sono un uomo, e sono qui a dirle che le voglio bene e che sono con lei, e adesso pianga, si sfoghi, tutto finisce, anche questo finirà, cerchi di essere giovane e di stare bene e mi raccomando, faccia dei figli, signorina, prometta che ne avrà e che un giorno gli racconterà del male che ha visto in questo posto maledetto, Beslan, e che quando saranno un po’ grandi e saldi li porterà.
Andrea Tarabbia, Il demone a Beslan, Mondadori, 2011





