Anna Politkovskaja

Libertà di stampa. In Russia, ma non solo.

Il futuro delle Pussy Riot (ancora in carcere)

Le Pussy Riot (in cella da mesi per un concerto non autorizzato nella Chiesa moscovita del Cristo Salvatore) sono il capro espiatorio della crisi del regime putiniano.
L’analisi Natalia Antonova sulGuardian:

http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jun/07/pussy-riot-russia-punk-prayer-service

Ad maiora

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Il regime putiniano ha paura: giro di vite sulle manifestazioni

La norma sulla libertà di libertà di riunione nella Costituzione russa è di una semplicità imbarazzante: “I cittadini della Federazione russa hanno il diritto di riunirsi pacificamente, senz’armi, di tenere riunioni, comizi e dimostrazioni, cortei e picchetti”.
Cita persino i picchetti l’articolo 31, tra le norme più violate dalla tirannide putiniana.
In questi anni sono stati talmente tanti i divieti alla libertà di riunirsi che le opposizioni hanno lanciato una campagna che ha preso il nome proprio dall’articolo costituzionale: Strategia 31.
Eppure.
Eppure la Duma ha approvato nella notte una legge (che ricorda quelle del Tulps fascista del 1931) che limita fortemente e ulteriormente il diritto a riunirsi liberamente. Con 241 sì e 147 no la Camera bassa russ ha approvato le norme che modificano de facto l’art.31 della Costituzione. Rendendolo ancora più vuoto. Ora la norma passerà per la ratifica al Senato, vera falange putiniana, non elettiva.
Da oggi in poi saranno ancora più pesanti le sanzioni verso chi organizza manifestazioni non autorizzate (la gran parte, in realtà).
La multa sale a 300mila rubli (7300 euro). Fino a ieri era di soli 2000 rubli (50 euro). Cifre che diverranno insostenibili per l’opposizione anti-Putin che si prepara a scendere in piazza martedì 12 giugno. Data nella quale in Russia si festeggia l’indipendenza. Evitate di andare in vacanza a Mosca in questi giorni. La paura delle manifestazioni dei cattivoni dell’opposizione ha spinto il – pauroso – regime putiniano a chiudere per 4 giorni 4 la Piazza Rossa: dall’8 al 12 giugno.
Ad maiora

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Tavazzano. Ci siamo!

Serata di Annaviva nel lodigiano.
Con Luca Bertoni e Marina Davydova.
Ore 21 alla sala conferenze del Comune di Tavazzano.
Vi aspettiamo.

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Domani conferenza stampa di Klub Radio (a Budapest)

Mi arriva dall’amico Andras Arato di Klub Radio di Budapest questo comunicato stampa. Sulla vicenda della radio che il regime ungherese ha cercato in tutti i modi di chiudere, Annaviva ha organizzato numerose iniziative.

Ad maiora.

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Cari Colleghi, vi invitiamo a una conferenza stampa. Grazie per l’attenzione che ci avete riservato e per, per i reportages che avete realizzato e che hanno dimostrato come i media di tutto il mondo considerano significativa la sorte di Klub Radio.

È difficile comprendere il continuo flusso di notizie che hanno modificato la legge ungherese dei Media. Ma la volontà è chiara: dapprima silenziare Klub Radio, poi prevenire ogni ricorso giuridico per il futuro.

Il nostro dovere è quello di aiutare i colleghi nella raccolta di informazioni.

Questo è il motivo per cui organizziamo una conferenza stampa alle ore 10:30 il 17 maggio al Ristorante Symbol (Budapest, III. Becsi ut 56.).

Speriamo di potervi salutare lì.

La prigione sta rinforzando Khodorkovskij (recensione del libro che presentiamo alle 18)

Il detenuto politico più famoso di Russia. La dimostrazione plastica che quella putiniana è un vero regime dove finisce in prigione non il ricco in quanto tale. Ma il ricco che non piega la testa davanti al potere. Quello che osa contraddire il piccolo zar in pubblico e osa finanziare i partiti d’opposizione (liberali, ma soprattutto comunisti).
I motivi per cui Mikhail Khodorkovskij ha scritto “La mia lotta per la libertà” (Marsilio) è perché quella libertà l’ha persa nel 2003 e la riacquisterà solo una volta che Putin e la sua banda (da Medvedev – che pure, appena diventato presidente, sembra convincere l’autore, vittima di Sindrome di Stoccolma – in giù) avrà perso il potere. I due processi che gli si sono stati intentati non hanno infatti alcuna base giuridica (con reati postdatati come assegni tarocchi).
Dalla istruttiva lettura del libro (composto da articoli, interviste e ottimi confronti a distanza con intellettuali russi) si evince che la cattività ha ulteriormente (e ghandianamente) rinforzato l’ex uomo più ricco della Russia. Motivo per il quale, temo, il regime lo farà sicuramente marcire in cella: “Cinque (ora nove, Ndr) anni di prigione equivalgono ugualmente a trasferimenti continui, infinite limitazioni. Non riesci a portarti dietro molte cose. Dispiace abbandonare i libri accumulati, perdere i propri appunti. Ma essi sono con me, nella mia testa. Tutto il resto non conta. In questo senso la prigione rende un uomo libero”.
Khodorkovskij non se la prende più di tanto per essere diventato molto più povero che nel recente passato. Ma perché la Russia di Putin ha fatto a pezzi una realtà economica super attiva come Yukos (alla cui spartizione – ma sul libro non se ne trova traccia – hanno partecipato anche – ai tempi prodiani – ENI ed Enel), capace di dare lavoro a migliaia di persone e versare milioni di rubli al fisco moscovita: “Il caso Yukos non è un conflitto fra lo stato e il business, bensì un attacco motivato da un punto di vista politico e commerciale di un business (i cui rappresentanti sono i burocrati) contro l’altro”.
E l’imprenditore fa una previsione che ricorda la “rivoluzione bianca”: “Ben presto, l’unica controparte di questa polizia famelica e ingorda sarà una folla inferocita che si riverserà in strada gridando: Avete promesso panem et circenses. Ebbene, dove sono?!”.
È interessante la parte politica del discorso di Khodorkovskij che invita e auspica – per il dopo Putin – una svolta a sinistra, statalista. La formazione nel Komsomol non sembra essere stata vana…
Chiudo sulle note del volume, che dovrebbero spiegare meglio le parti oscure. Non sempre riescono nell’intento. A volte sono imprecise (Budanov non ha mai chiesto e men che meno rifiutato la grazia). Altre invece prendono cantonate. Come confondere Platon Lebedev, socio di Khodorkovskij col generale Lebed’, ex XIV armata attiva in Moldavia durante la guerra civile, mediatore coi ceceni, lanciatosi in politica contro Eltsin (poi con) e morto in modo misterioso in un incidente aereo dieci anni fa.
Succede anche questo, nella Russia di Putin.
Ad maiora

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Mikhail Khodorkovskij
La mia lotta per la libertà
Marsilio
Venezia, 2012
Euro: 19
Pagg. 239

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OGGI ALLE 18 PRESENTEREMO QUESTO LIBRO AL CIRCOLO DEI LETTORI DI VIA WASHINGTON 56 A MILANO.
VI ASPETTIAMO

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