Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Conference League 2026/27, le possibile avversarie dell’Atalanta: Torpedo Kutaisi (Georgia, 3.340 km da Bergamo)

E’ il club della città georgiana di Kutaisi, con 147mila abitanti è la terza cittadina per numero di abitanti, 220 km dalla capitale Tbilisi. Fondato nel 1946, ha vinto 4 campionati georgiani e 4 Coppe di Georgia.

In Europa è arrivato una sola volta fino ai playoff di qualificazione, nell’Europa League del 2018/19, quando alla fine venne escluso dai bulgari del Ludogorec.

Nel primo turno preliminare di Conference League il Torpedo affronterà gli azeri dello Zira. Andata l’8 luglio a Kutaisi (alle 18), ritorno il 16 luglio a Baku.

In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare sfiderebbe la vincente della sfida tra i lituani dell’Hegelmann e gli estoni del Paide. Le gare si disputerebbero il 23 e il 30 luglio.

Gioca le sue gare interne allo stadio Givi Kiladze, capace di contenere 19.400 spettatori.

Per Transfermarkt il valore della rosa è di 5,45 milioni.

Su Instagram i followers sono 17k.

Kutaisi non è proprio dietro l’angolo: 3.340 km da Bergamo, 36 ore d’auto se non fate soste. Da Orio c’è un volo diretto per Tblisi (impiega 4h15), cui dovete aggiungere altre 3 ore di macchina per arrivare a Kutaisi.

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Lo sport come occasione di incontro: a Trezzano arriva la Mini-Olimpiade Inclusiva

Lo sport come strumento di inclusione, partecipazione e condivisione. È questo lo spirito della Mini-Olimpiade Inclusiva, in programma sabato 4 luglio, dalle 14 alle 18, al Centro Sportivo Facchetti di Trezzano sul Naviglio.

L’iniziativa, promossa da Ideabili SSD e dall’Associazione Trezzano Basket con il patrocinio dell’Amministrazione comunale, vuole mettere insieme persone con e senza fragilità in un pomeriggio dedicato allo sport e alla comunità. Basket, tiro con l’arco e footbike saranno le discipline attraverso cui i partecipanti potranno mettersi in gioco in prove semplici e accessibili, pensate per coinvolgere tutti, indipendentemente dall’età, dall’esperienza sportiva o dalle eventuali disabilità.

Le squadre saranno formate da dipendenti di aziende, volontari, atleti, familiari, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di creare relazioni e abbattere le barriere che troppo spesso separano le persone nella vita quotidiana.

Accanto alle attività sportive sono previsti anche momenti di incontro e laboratori dedicati ai partecipanti e agli accompagnatori, trasformando l’evento in una vera festa della comunità.

Ideabili SSD opera da tempo nello sviluppo di percorsi sportivi, formativi e lavorativi rivolti in particolare a persone autistiche e neurodivergenti, mentre l’Associazione Trezzano Basket rappresenta una realtà consolidata del territorio, impegnata nella promozione dello sport come strumento educativo e di inclusione.

In un periodo in cui il risultato sembra spesso diventare l’unica misura dello sport, iniziative come questa ricordano invece il significato più autentico dell’attività sportiva: stare insieme, conoscersi e offrire a ciascuno la possibilità di sentirsi parte di una squadra.

L’appuntamento è quindi per sabato 4 luglio al Centro Sportivo Facchetti di Trezzano sul Naviglio, per un pomeriggio aperto a tutti nel segno dello sport e dell’inclusione.

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Conference League 2026/27, le possibili avversarie dell’Atalanta: St Josephs (Gibilterra, 2.130 km da Bergamo)

Seconda squadra di Gibilterra qualificata al primo turno di Conference, grazie al secondo posto in campionato. Il St. Josephs è stato fondato nel 1912 e nella sua storia ha vinto una Football League e ben 9 Rock Cup.

In Europa non è mai andato oltre il secondo turno di qualificazione.

Nel primo turno preliminare di Conference League affronterà gli irlandesi di Bohemians. Andata a Gibilterra il 9 luglio, ritorno in trasferta il 16 luglio.

In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare troverebbe la vincente della sfida tra Connah’s Quay Nomads e Ballkani. Le gare si disputerebbero il 24 e il 31 luglio.

Gioca, come i tutti club qui, al Victoria Stadium, impianto da 2.300 posti.

Per Tranfermarkt la rosa vale 2 milioni.

Su Instagram i followers sono 9k.

Gibilterra da Bergamo dista 2.130 km, 22 ore d’auto. In aereo non è comodissimo: 11 ore di viaggio da Orio, con scalo a Londra.

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Conference League 2026/27, le possibili avversarie dell’Atalanta: Stjarnan (Islanda, 4.040 km da Bergamo)

Altra trasferta che, se arrivasse, sarebbe estrema: lo Stjarnan è il club di Garðabær, cittadina di 20mila abitanti all’estremo occidente dell’Islanda, non lontana dalla capitale Reykjavik.

È stato fondato nel 1960 e nella sua storia ha vinto un campionato e una Coppa d’Islanda. Sbarca al primo turno di Conference grazie alla terza posizione conquistata nell’ultima stagione.

Gioca le sue gare interne al Stjörnuvöllur, impianto da 1.800 posti. Le esultanze, davvero particolari, dopo i gol hanno superato i confini dell’isola.

In Europa, la migliore performance è stata nel 2014/15 quando ha raggiunto i playoff di Europa League, eliminata dall’Inter senza un balletto: 0-3 in casa (Icardi, Dodò, D’Ambrosio), 0-6 a San Siro (tripletta di Kovacic, Osvaldo e doppietta di Icardi).

Nel primo turno preliminare di Conference League affronterà i faroesi del Víkingur Gøta. Andata in Islanda il 9 luglio, ritorno nelle Far Oer il 16 luglio.

In caso di qualificazione, al secondo turno preliminare troverebbe la vincente della sfida tra i lussemburghesi del Differdange 03 e i finlandesi dell’Ilves. Le gare si disputerebbero il 23 e il 30 luglio.

Per Transfermarkt la sua rosa vale 2,86 milioni.

Su Instagram i followers sono 5k.

Garðabær dista da Bergamo la bellezza di 4.040 km, se volete andarci in macchina, traversate in traghetto comprese, ci arrivate in tre giorni (e 13 ore). In aereo impiegate 7 ore, con volo da Orio e scalo a Copenaghen.

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L’altra metà della mia famiglia (2). Il cerchio si chiude

Domenica scorsa avevo lasciato mio nonno Antonio Attici davanti a una porta chiusa. E avevo scritto che la sua storia, in modo del tutto inatteso, mi legava a Bergamo.

Da qualche tempo vivo qui. Da una decina d’anni racconto questa città e il suo territorio attraverso l’Atalanta. Ho sempre pensato che il mio rapporto con Bergamo fosse nato quasi per caso, per lavoro. Invece no.

Tra le carte del Brefotrofio Provinciale di Milano, conservate dall’efficiente Archivio Storico della Città Metropolitana di Milano, compariva un nome. Antonia Mascheroni. Una cucitrice, nubile, residente a Milano. E nata a Treviglio.

È stato allora che mi sono fermato, commosso.

Fa impressione pensare che per tanti anni abbia raccontato una terra senza sapere che la madre di mio nonno era nata a pochi chilometri da dove abito oggi. E che quel legame esisteva da molto prima che io ne avessi coscienza.

Poi, pagina dopo pagina, quel trovatello, il povero nonno Antonio, morto in un incidente stradale anni prima che io nascessi, ha lentamente ripreso vita. Prima come bambino affidato a una famiglia che lo allevò in condizioni igieniche così precarie da costringere il Brefotrofio a riprenderlo con sé. Poi come ragazzo troppo vivace, irrequieto, insofferente alle regole, tanto da essere giudicato difficile da gestire.

Eppure, col tempo, il giudizio degli educatori, come si evince dai documenti, cambia. Il ragazzo ribelle diventa un giovane laborioso e serio, capace di impressionare favorevolmente chi lo seguiva. Come se quel bambino nato senza padre e senza madre fosse riuscito, da solo, a trovare il proprio posto nel mondo.

Ma la parte più commovente della storia doveva ancora arrivare.

È il 1942. L’Italia è in guerra. Antonio Attici ha trentotto anni. Si è costruito una famiglia, una vita, un lavoro. Mia mamma Stella nasce proprio quell’anno.

Antonio potrebbe lasciare il passato dov’è. E invece no. Vuole capire. Scrive all’Opera Maternità e Infanzia. Non chiede soldi. Non cerca eredità. Vuole soltanto sapere. Vuole conoscere sua madre.

«Raggiunta una posizione economica sufficiente, il sottoscritto vivamente desidererebbe poter rintracciare, sia pure al solo scopo di conoscerla, la madre».

Quelle righe mi hanno colpito più di tutte, perché all’improvviso l’esposto numero 863 del 1903 smette di essere un numero. Vedo mio nonno uscire dalle carte e diventare un uomo. Un uomo che a trentotto anni porta ancora dentro la domanda che forse si era posto per tutta la vita:

«Chi era mia madre?»

Le ricerche vengono avviate. Si risale ad Antonia Mascheroni. Si scopre che è nata a Treviglio, che fa la cucitrice e che per anni ha abitato a Milano, in via Rosolino Pilo 64. Di quella donna si sa quasi tutto. Ma inutilmente.

Antonio non riuscirà mai a trovarla, a incontrarla, ad abbracciarla. Era arrivato a un passo dalla risposta che aveva inseguito per tutta la vita, senza riuscire a chiudere il cerchio.

Ottant’anni dopo, quasi per caso, sono stato io, grazie all’insistenza di mia mamma, a chiudere quel cerchio.

Mia madre mi racconta che suo padre diceva di ricordare una donna che andava a trovarlo quando era bambino. Chissà. Forse era davvero lei.

Pensavo di cercare la storia di un trovatello.

Ho trovato una donna nata a Treviglio, partita per Milano in cerca di lavoro e di un futuro. Finita, probabilmente, in una storia più grande di lei.

E ho trovato un uomo che non è nato fortunato. Un bambino abbandonato. Un ragazzo giudicato troppo vivace. Un giovane che, però, riesce a conquistarsi la stima di chi lo segue. Un uomo che sopravvive alla guerra e alla fame.

Mia nonna Olga, sua moglie, quando è morta aveva ancora un cassetto pieno di pane avanzato. Perché certe cose ti segnano così profondamente che non te le togli più di dosso.

Antonio Attici è riuscito comunque a costruirsi una vita. Senza sapere quali fossero le sue origini. Bergamasche.

E mi piace pensare che, senza saperlo, per tanti anni abbia raccontato Bergamo senza sapere che un pezzo importante della mia storia era già passato da qui.

Ad maiora.