Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Un orsacchiotto ti seppellirà

Il 5 e 6 ottobre si avvicinano!

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A cura delle associazioni culturali Annaviva e lattOria, dopo il successo di pubblico e critica del 2011, torna in scena a Milano la nuova edizione di El’sa K, per commemorare il sesto anniversario della morte di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca sul portone di casa, il 7 ottobre 2006, quando degli assassini, tuttora impuniti, hanno tentato invano di fermare la sua battaglia contro il regime di Vladimir Putin, in nome della libertà di informazione e in difesa dei diritti umani.

L’opera teatrale, scritta da Andrea Riscassi per la regia di Alessia Gennari, che vede in scena Sara Urban e Paola Vincenzi (musiche di Federico Gon), narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Jurij Budanov: di lei, del suo omicidio, della violenza consumatasi sul suo corpo si era a…

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Suor Marcella da #Haiti

Quando, io e Paolo Carpi, conoscemmo suor Marcella eravamo molto stanchi.
Era il primo pomeriggio ma avevamo accumulato un tal numero di sensazioni, emozioni e notizie che eravamo arrivati da lei appesantiti.
Fiammetta Cappellini, angelo di Avsi a Port-au-Prince, ci aveva detto che ne valeva la pena. E Fiammetta non parla mai a vanvera.
Suor Marcella opera in un quartiere particolare della capitale di Haiti: Waf Jeremie è un agglomerato di trecentomila persone su una strada senza uscite. La via porta al mare e muore lì
La polizia difficilmente entra e se entra spara.
Appena suor Marcella salì in macchina e iniziò a parlare, Paolo (non il più clericale dei miei amati colleghi operatori) accese immediatamente la camera. Lei raccontò di come stava facendo risorgere questo quartiere, costruendo case al posto delle baracche. Lì ha costruito anche una scuola e un poliambulatorio.
Ora la scuola è in fase di ampliamento e anche la struttura sanitaria avrà tra poco una specializzazione neonatale. Il progetto delle case (ne servono a migliaia) è stato invece fermato con l’omicidio di chi lo stava curando.
Suor Marcella non si è arresa e anche se molte ong hanno ormai abbandonato Haiti lei prova ancora a lavorare per non far morire Waf Jeremie.
Da qualche giorno è in Italia a cercare fondi. Oggi a Villa Patrizia di Magnago.
Chi voglia seguirla (e aiutarla) può farlo tramite questo blog:
http://www.vilajitalyen.org/
Ad maiora

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Il palco, la casa del #teatro

La gioia più grande dell’attrice non è quando si sta recitando sul palcoscenico pieno di luce, dinanzi a un teatro pieno di gente che ci ascolta in silenzio, ma non vede l’ora di batter le mani e di gridare. Il nostro maggior godimento sai quand’è? Quando verso sera si arriva soli soli alla porticina degli artisti e si attraversano i corridoi mezzi bui, si salgono le scalette appena illuminate per ritrovare i compagni che aspettavano per la prova.
Sul palcoscenico ci sono pochi lumi, in mezzo alle grandi ombre oblique delle quinte. La platea è tenebrosa e deserta, i palchi sono come tante cuccette vuote. Non c’è altro che noi artisti, poveri attori e povere attrici, vestiti come tutti i giorni e con la sola compagnia del poeta che ha scritto l’opera che dobbiamo imparare.
Siamo tra noi, senza estranei, senza intrusi e pensiamo solo al nostro lavoro e non già agli applausi di tutti quegli ignoti che le altre sere riempiono il teatro. In quei momenti mi sento in famiglia e qualche volta ho l’illusione fanciullesca che siamo lì di nascosto, come per una cospirazione, una congiura, qualcosa di clandestino e di piacevolmente pericoloso. Tutto il resto non è che rumore, chiasso, vanità, stanchezza e bocca amara.
Eleonora Duse

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