Il palco, la casa del #teatro

La gioia più grande dell’attrice non è quando si sta recitando sul palcoscenico pieno di luce, dinanzi a un teatro pieno di gente che ci ascolta in silenzio, ma non vede l’ora di batter le mani e di gridare. Il nostro maggior godimento sai quand’è? Quando verso sera si arriva soli soli alla porticina degli artisti e si attraversano i corridoi mezzi bui, si salgono le scalette appena illuminate per ritrovare i compagni che aspettavano per la prova.
Sul palcoscenico ci sono pochi lumi, in mezzo alle grandi ombre oblique delle quinte. La platea è tenebrosa e deserta, i palchi sono come tante cuccette vuote. Non c’è altro che noi artisti, poveri attori e povere attrici, vestiti come tutti i giorni e con la sola compagnia del poeta che ha scritto l’opera che dobbiamo imparare.
Siamo tra noi, senza estranei, senza intrusi e pensiamo solo al nostro lavoro e non già agli applausi di tutti quegli ignoti che le altre sere riempiono il teatro. In quei momenti mi sento in famiglia e qualche volta ho l’illusione fanciullesca che siamo lì di nascosto, come per una cospirazione, una congiura, qualcosa di clandestino e di piacevolmente pericoloso. Tutto il resto non è che rumore, chiasso, vanità, stanchezza e bocca amara.
Eleonora Duse

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3 comments

  1. Quando frequentavo, in una delle mie ‘zigzagate’, il DAMS do Bologna, indirizzo Spettacolo, ebbi la fortuna di assistere al film ‘Cenere’, con la Duse, del 1906, uno dei primissimi film italiani. LA sua ‘non recitazione’, come piace a me, la staccava da tutti gli altri, ancora impregnati dalla ridicola iperrecitazione tardoottocentesca. Una gigante, davvero. Moderna ancora adesso.

  2. Suona sempre fastidioso,rimpiangere il passato,ma e’anche vero che si respirava un quid di autentico, una imprenscindibile preparazione, animata solo dal fuoco della passione per la recitazione.

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