Silvio Berlusconi

DOPO DI LUI UN (INASPETTATO) DILUVIO

Un libro da leggere in questi giorni in cui si parla del dopo-Berlusconi. Anche se il titolo del volume di Oliviero Beha “Dopo il diluvio” (Chiarelettere) fa pensare a grandi imperatori francesi. E invece bisogna guardare più in basso, molto ma molto più in basso: “Le escort di Bari e non solo, lo scandalo Tarantini, la D’Addario a fotografare il premier a Palazzo Grazioli nel leggendario “lettone di Putin” con tanto di registrazioni delle telefonate e dei momenti hard. Dovessi sceglierne una, opterei per la registrazione dello scambio in cui Lui la richiama perché ‘è tornato forte come un toro’, Lei accorre ma lo trova ‘inadeguato’, Lui risolve con un ‘Beh, allora pisciami addosso’ che la Repubblica dovrebbe adottare come story board pubblicitario e insieme epigrafe di questo favoloso Terzo millennio. Dopo di lui il diluvio, appunto…”
Sono state le uniche parole che mi hanno fatto piegare in due dal ridere di un volume che è tutt’altro che allegro e capace di dare speranze. Ma è stato scritto prima della recente tornata elettorale…
Beha, giornalista e polemista (che purtroppo non possiamo più vedere sul Tg3) se la prende con Carlo Freccero che (intervistato dal Giornale) dice una frase davvero discutibile: “L’intellettuale italiano che è stato più sopravvalutato? Certamente Pier Paolo Pasolini”.
Pasolini rappresenta invece il leitmotiv di un racconto che Beha fa degli ultimi anni della nosta stanca Repubblica. Diventata, non solo mediatica, ma anche pubblicitaria. Capace di creare “un flusso mediatico che promuove e vende merce come un’altra, un candidato come un automobile un pannolino un tipo di carta igienica. Berlusconi ha introdotto una novità che colpisce dritto al cuore di questa comunicazione. Ha svuotato le parole come gusci d’ostrica, ha mangiato l’ostrica e ne parla come se dentro il guscio ci fosse ancora qualcosa. Dentro non c’è più nulla. A colpi di dico/non dico, e poi di bugie e smentite e contraddizioni qualsiasi, su cose importanti come su pinzillacchere, Lui continua a “spacciare conchiglie” che sono vuote da un pezzo. Che valgono solo in quanto conchiglie teoricamente piene e in realtà desolatamente prive di ostriche, un prodotto mediatico cui gli italiani si sono assuefatti perfettamente, o quasi”.
Beha critica aspramente anche Bersani (“correo di aver sempre considerato ‘normale’ Berlusconi a patto di vincere le elezioni), i politici trombati che vanno a dirigere le Asl (a volte anche se sono in odore di ‘ndrangheta), e Giorgio Napolitano di cui ricorda le tante controfirme (come al decreto salva liste) ma anche le critiche a Clementina Forleo, da tempo ormai ‘esiliata’ in provincia.
Beha vede elementi positivi nella nascita del “Fatto quotidiano” e si augura per l’Italia una svolta arancione: “Bisogna uscire dal Teatro Italia, evitare l’asfissia. Respirare altra aria. Girare per strada, e organizzandosi fare fra Galdino casa per casa, scuola per scuola, università per università, associazione per associazione culturale, politica, ricreativa, sportiva, ecologica e quant’altre ve ne siano. Farlo perché è necessario, perché nel Teatro la vicenda è già finita, e se fino a ieri era solo scadente la pièce, adesso sta addirittura bruciando l’edificio”.
Il fuoco ora sembra sia stato spento dalla mobilitazione popolare (e digitale). Vedremo se, a differenza di Kiev, chi ha preso il potere non finirà per deludere. Tante più alte le aspettative, tanto più forti i rischi di disamoramento.
Ad maiora
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Oliviero Beha
Dopo di lui il diluvio
Chiarelettere
Milano, 2010
Pagg. 236
Euro 14

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La fotografa personale di Putin

Dalla fotografa di Putin alle ragazze di Villa Certosa

L’ultima volta che sono andato a Mosca una collega del Kommersant mi ha detto che l’atteggiamento di Putin verso le donne è cambiato da quando è diventato amico di Berlusconi. Sarà sicuramente un’esagerazione. Un modo per scaricare sui vicini di casa la propria spazzatura.

Ma sicuramente la scelta da parte del primo ministro russo di scegliere una modella russa ventiseienne come fotografa personale sarà apprezzata anche a Villa Certosa dove il primo ministro italiano si è riposato in compagnia di giovani amiche mentre il 57% degli italiani (presidente della Repubblica in primis) sono andati a votare per i referendum.

La celebre foto in cui Berlusconi, sempre in Sardegna, mima di sparare a una giornalista russa “colpevole” di fare domande all’amico Putin sulla sua passione per una campionessa olimpica (ora seduta alla Duma, ovviamente nella fila di Russia Unita, che è – giu per su – Forza Russia) dà l’idea che i due apprezzano più le belle ragazze che le domande.

Donne che finiscono per essere ricompensate con incarichi pubblici. Quindi a spese del contribuente. Come da prassi, godere degli utili e dividere con tutti le spese.

Anche Gheddafi, nel suo bunker libico si diceva fosse assistito da un’avvenente infermiera ucraina. Non dubito a carico del contribuente di Tripoli. L’ha abbandonato a marzo.

Le donne, alfine, alzano la testa anche in Arabia Saudita (dove osano addirittura guidare):

La rivolta passa e passerà da loro.

Ad maiora.

La copertina di Berlusconario

Berlusconario, non solo gaffe

Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.

Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.

Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).

Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».

La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».

Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)

Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.

Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.

Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.

Ad maiora

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Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli

Berlusconario

Melampo editore

Milano, 2010

Pagg. 232

Euro: 13

www.melampoeditore.it

 

il libro fotografico elettorale di Letizia Moratti

Il libro fotografico di Letizia Moratti e i suoi errori “elettorali”

“L’attuale Presidente del Consiglio si fa fotografare – assume la posa in cui sarà o è fotografato – come se fosse uno specchio in cui contemplarsi. Noi – i suoi elettori, ma anche i suoi oppositori, detrattori e persino nemici – siamo la superficie riflettente in cui Silvio Berlusconi si guarda: la sua vera immagine è il mondo. Se è dalla televisione che il Presidente del Consiglio ha tratto denaro e potere, è tuttavia attraverso le fotografie che vuole trasmettere e perpetrare l’immagine ideale di sé.”

Così scriveva Marco Belpoliti nel suo “Il corpo del capo” (Guanda 2009). Lo scrittore si riferiva anche al libro fotografico “Una storia italiana” che l’attuale premier mandò nelle case degli italiani nel 2001.

Nelle scorse settimane, per cercare la rielezione, il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha mandato nelle case dei milanesi una sorta di rivisitazione di quell’operazione (che un tempo ebbe successo). “I cento progetti realizzati” era il titolo del libretto (patinato) di 160 pagine spedito a tutti i capifamiglia “per una Milano sempre più bella da vivere”.

Nel volume si elencavano le cose fatte dalla giunta uscente (come i libri di testo gratuiti nelle scuole dell’obbligo o le biciclette gialle comunali). Ma, e questo l’elemento che richiama quello precedente, il tutto era accompagnato da decine di foto del sindaco Moratti. La si vedeva piantare il basilico o un arbusto, incontrare i bambini a scuola o per strada, salutare gli anziani e ballare con loro, chiacchierare con i disabili, tagliare nastri, salutare atleti in piscina, carezzare gatti e cani, passare in rassegna i ghisa, sorridere davanti all’albero di Natale, sorridere in un parco pubblico, pedalare in bicicletta, vestirsi da spazzina dell’Amsa, pulire i muri dai murales, rispondere al call-center, controllare i cantieri del metrò, sorridere al Museo del Novecento, sorridere al carnevale ambrosiano e alle sfilate di moda e all’assegnazione dell’Expo. Insomma, decine di scatti nei quali si cercava di dare l’idea di una donna sola al comando. Nessuno della giunta veniva ripreso neanche di striscio. La prima cittadina sembrava essere stata, nei cinque anni precedenti, presente in ogni angolo della città. Personalmente, se non per ragioni professionali, io non l’ho mai incontrata.

Il volume agiografico era accompagnato da una premessa (con firma di suo pugno) nel quale Letizia Moratti scriveva: “Sono stati cinque anni pieni di impegno e di risultati, nei quali abbiamo cercato di pensare in grande e, insieme, di avere cura del piccolo. (…) Intendo portare a termine i progetti che abbiamo avviato in questi anni e fare di Milano una città ancora più bella da vivere. Lo farò, assieme a tutti coloro che vogliono rendere più solida, più aperta e più bella la casa di tutti i milanesi”.
Parole che oggi, più che mai, suonano vuote.

E infatti dopo la pesante sconfitta al primo turno delle comunali, la Moratti prova a cambiare rotta (nel frattempo è arrivato nello staff l’ottimo Glisenti) e cerca di spiegare, con una lettera inviata ai cittadini: non ho fatto tutto quello che avevo promesso ma posso farcela nel prossimo giro. Scrive infatti l’ex sindaco: “Sappiamo di non aver raggiunto tutti gli obiettivi. Quando si fanno le cose si possono commettere degli errori. (…) Lasciare le cose a metà sarebbe assurdo”. E poi parte col refrain uscito sconfitto sia al primo che al secondo turno: “Ancora più assurdo sarebbe consegnare Milano a chi non ha un programma credibile: a chi vuole dare le case ai rom , a chi vuole togliere ai nostri vigili tutti i compiti di pubblica sicurezza, a chi vuole aprire i concorsi pubblici agli stranieri, a chi vuole introdurre nuove imposte sull’utilizzo della città, sui trasporti, sull’acqua, sui rifiuti”. Insomma, la politica della paura diffusa a livello comunale.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Al primo turno la coalizione di centrosinistra che sostiene Pisapia arriva al 48% e conquista 9 zone su 9. Al ballottaggio, malgrado la campagna su zingaropoli, l’attuale sindaco guadagna altri 50 mila voti, più del doppio di quelli conquistati dalla Moratti.

Credo che la prossima campagna elettorale dovrà trovare nuovi canali per convincere chi vota.

Ad maiora.

Mix di manifesti Pisapia Lega

La luna di miele tra Pisapia e i milanesi

Il dopo voto è una vera e propria luna di miele per Giuliano Pisapia, accolto come un liberatore in centro alla festa del 2 giugno. Un’accoglienza alla Kennedy, ha detto qualcuno.

Il milanese giusto al momento giusto. A Palazzo Marino in 25mila si sono messi in fila nella speranza di stringergli la mano (solo un migliaio in Provincia, giusto per dare il senso delle proporzioni su quel che sta accadendo).

Anche in Prefettura, per il tradizionale brindisi istituzionale, c’era la coda a salutare il neo sindaco (e Cinzia Sasso, per il primo giorno nelle vesti della first lady). In fila, per mostrare sorrisi più o meno falsi e riichiedere incontri, anche esponenti di quella borghesia che fino a venti giorni fa ruotava intorno a Moratti e Berlusconi (con cui candidava figli e parenti). Il vento è davvero cambiato.

Assente in Prefettura l’ex sindaco Moratti, non molto rimpianta neanche dai suoi amici del Pdl. Lei d’altronde sembra che scarichi la colpa della sconfitta su Berlusconi. Il quale dice che la responsabilità è di Santoro e dei programmi di sinistra. Sembrano Fonzie, quando non riusciva ad ammettere di aver sbagliato. Assente anche il buon Glisenti, che si dice sia uscito economicamente molto rinforzato dai quindici giorni in cui ha cercato di raddrizzare la barra elettorale morattiana (passerà alla storia per essere riuscito nella non facile impresa di mandare l’ora ex sindaco a farsi fischiare addirittura a una manifestazione di disabili).

Sul fronte Expo, alti dirigenti dell’organizzazione si dicono certi che le cose ora, con Pisapia al posto della Moratti, miglioreranno e che il tutto subirà un accelerazione (anche perché se rallenta ancora si ferma). I rapporti tra il neo sindaco e il presidente Formigoni sono partiti col piede giusto anche prima del voto d’altronde.

Insomma, queste prime ore sono per Pisapia tutto zucchero e miele.

Ora c’è il nodo giunta. Vedremo come ne uscirà il sindaco di sinistra-centro (che continua a campeggiare sui muri della città, affiancato ora solo da manifesti leghisti).

Ad maiora.