Inter

Mourinho punzecchia Benitez

“Una cosa e’ certa, Benitez non potrà mai fare meglio di me”. Malgrado sia a  Madrid e debba occuparsi delle merengues, Jose Mourinho torna oggi a punzecchiare l’allenatore spagnolo, suo erede sulla panchina interista. “Non c’è possibilità” che possa fare più del triplete, ovvio. Ma l’allenatore portoghese aggiunge: “Un’altra cosa e’ certa: se vincerà la Coppa intercontinentale, avrà vinto due sole partite rispetto alle mie 13. Quindi sarà la mia Intercontinentale, non la sua”.

Se Mourinho avesse voluto cercare di diventare campione del mondo, avrebbe potuto fermarsi ancora qualche mese sulla panchina dell’Inter.

Secondo indiscrezioni Rafa Benitez avrebbe fatto tabula rasa delle foto di Mourinho alla Pinetina. Una sorta di damntatio memoriae su cui, il coach ora al Real ironizza:  “Quando ero all’Inter non ho fatto togliere le foto di Herrera e Mancini. Se non gli piacciono le mie foto non e’ un problema. Ho avuto un grande rapporto con tutta la gente dell’Inter”.

Mourinho ha poi augurato a Benitez di conquistare la finale di Wembley, alla quale è certo ci sarà anche il Real Madrid.

Per usare lo stile del Number one, “una cosa è certa”: in 5 partite ufficiali, 5 volte le squadre allenate dal madrileno Benitez hanno battuto quelle di Mourinho. Non so se si auguri davvero di incontrare i nerazzurri sulla sua strada per la Champions.

Spagna, avanti tutta

Non c’è uno sport nel quale la Spagna non stia stravincendo. Se come diceva una volta quello che i giornalisti italiani chiamano il “premier” l’ottimismo e le vittorie sportive possono aiutare il Paese, gli iberici staranno volando.

Nel calcio, in due anni la nazionale ha vinto gli Europei e i Mondiali, grazie ai gol di Villa.

Oggi al Tour de France ha trionfato Alberto Contador Velasco (nato a Madrid, classe 1982). Lo spagnolo aveva già vinto la Grand Boucle nel 2007 e 2009, mentre nel 2008 aveva battuto tutti al Giro d’Italia e la Vuelta.

A Hockeneim, in Germania, nel pomeriggio – soprassi sospetti a parte – sul gradino più alto del podio della Formula Uno è salito Fernando Alonso (classe 1981, di Oviedo, come il cantante Melendi). Il pilota ora Ferrari, con la Renault ha vinto il Mondiale nel 2005 e nel 2006.

Mentre scrivo si corre invece la MotoGp a Laguna Seca (Usa). Il leader della classifica è al momento Jorge Lorenzo (classe 1987, nato a Palma del Maiorca). Il campioncino spagnolo guida il torneo anche perché Valentino Rossi, alla sua prima frattura seria, ha saltato un po’ di gare.

La 125 è guidata da Marc Marquez, classe 1993, nato nella catalana cittadina di Cervera.

Anche la Moto2 è capeggiata da uno spagnolo: Antonio Elias, nato in Catalogna, a Manresa nel 1983.

Nel tennis il numero uno è si chiama Rafa Nadal: classe 1983 è delle Baleari, di Manacor. Ha vinto otto titoli del Grande Slam e pure le Olimpiadi del 2008. E’ tornato in cima al mondo tennistico il 7 giugno.

Insomma, vittoria su tutti i fronti, sportivi.

La Spagna ci batte anche nei finanziamenti alle auto elettriche (590 milioni, stanziati ad aprile), nell’agricoltura biologica (un milione e trecentomila ettari, trecentomila più che da noi), nelle linee del metrò (a Madrid 15, Milano e Roma insieme ne hanno 5). Solo per fare tre esempi, non sportivi.

E ora l’allenatore (portoghese) dell’Inter che ha vinto tutti i tornei è andato in Spagna, nella capitale a cercare un nuovo Triplete. Da Madrid viene Rafa Benitez, allenatore spagnolo dell’Inter. Nel suo palmarès ha una Champions e una Uefa, due campionati spagnoli e una Coppa d’Inghilterra.

Ah, palmarès è una parola di origine latina, ma si pronuncia alla francese. Ormai sembra un termine spagnolo.

Ad maiora.

Un presidente per i tifosi

Non commento lo scontato scudetto dell’Inter quanto il gigantesco striscione comparso nella curva Sud di San Siro sabato sera (dove, in campo, la difesa della nazionale italiana ha trasformato anche l’attacco rossonero in un’invincibile armata: segno che Lippi fa scelte non logiche, né sportive).

“Presidente bocciato, assente non giustificato”, scrivono gli ultrà, usando un linguaggio politico, quasi da parlamento. Pensare che il mondo ultras sia fatto solo da bifolchi è demenziale. E quindi quello apparso sabato è un ultimo appello che i tifosi lanciano al presidente rossonero.

Già, ma quale presidente? Il Milan non ha un presidente. È l’unica norma sul conflitto d’interesse scattata nel nostro paese di Pulcinella: Berlusconi non può fare politica e presiedere una squadra di calcio. Risultato: il Milan ha ritirato la presidenza. Non esiste più. C’è un vice presidente che fa l’amministratore delegato e che risponde al nome di Adriano Galliani. Quest’ultimo ha stigmatizzato i tifosi ricordando l’enorme quantità di successi inanellata dai diavoli berlusconiani.

Vero, ma non si può dimenticare che il Cav. ha sfruttato proprio delle sue vittorie sportive per “scendere in campo”. Per anni, ha annunciato che avrebbe guidato il Paese come giuda il Milan.

E ogni vittoria sportiva ha rappresentato anche un vantaggio elettorale. L’immagine dell’uomo vincente piace. D’altronde, anni fa ero anche io all’Arena quando arrivò l’elicottero coi giocatori e il Cavaliere, sulle onde di Wagner. Era musica di conquista. E tale fu. Con l’entusiasmo di milioni di tifosi che, volenti o nolenti, finirono per fare da scenografia del successo del Conducator.

A Berlusconi il Milan continua a piacere ma nel frattempo la politica ha preso il sopravvento sulla passione sportiva. Ai figli poi, quegli 11 che corrono dietro a un pallone paiono una spesa eccessiva. E dunque, vendite dei pezzi migliori e in campo giocatori non di primo pelo (che comunque, grazie a Leonardo, sono arrivati terzi in classifica) (a proposito del brasiliano: gran classe nel non voler fare il signorsì).

E i tifosi ora mugugnano. Rivogliono Silvio tutto per loro. Ma è un po’ tardi. Oramai non gli servono più. Non ha bisogno di quelle curve per fare il bagno di folla. Lo fa ovunque vada (o quasi).

Ad maiora