Gazprom sponsor anche del Chelsea

Crisi o non crisi, il colosso energetico russo continua a investire nel calcio europeo. È di oggi l’accordo triennale tra il braccio energetico di Putin e il Chelsea di Roman Abramovich.
L’oligarca che da anni si è trasferito a Mosca ha d’altronde sempre ubbidito ai diktat del regime (che combatte non gli oligarchi in genere, ma quelli indipendenti come Khodorkovskij, in cella forse a vita).
E ciò gli ha concesso molti favori, come essere nominato da Putin governatore del Chukotka (incarico dal quale è stato tolto da Medvedev nel 2010).
Ora per il magnate russo – che ha risollevato le sorti dei blues – arriva l’aiuto di Gazprom, società statale e putiniana della prima ora (manganello gassoso utilizzato per impedire l’indipendenza dell’estero vicino).
Oltre ai soldi, Gazprom fornirà al Chelsea anche gas ed elettricità (non so come, forse inviandola via mail).
Gazprom sponsorizza già da anni la squadra tedesca dello Shalke 04 e i campioni russi dello Zenith (la squadra del cuore di Putin).
Qualche giorno fa ha anche annunciato la sponsorizzazione, triennale, alla UEFA.
Dopo gli sceicchi arabi col loro petrolio, i russi col loro gas.
E noi, che siamo ‘O paese d’ ‘o sole, che si fa?
Ad maiora

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#FreeRossellaUrru finalmente

La Farnesina conferma la liberazione in Algeria della cooperante sarda.
Ne siamo tutti felici.
Ad maiora

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Le dimissioni di Nicole Minetti e il Garbage Time

La galleria fotografica del Corriere.it sulla seduta del Consiglio regionale lombardo è davvero iconica e interessante.
Mai infatti le sedute del consesso regionale – nelle precedenti legislature – erano state seguite con tanta (morbosa) attenzione. Dapprima per le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto un buon numero di consiglieri. Poi per la protagonista del bunga-bunga finita in Consiglio regionale perché inserita nel listino bloccato di Formigoni.
Osservate le foto: al centro c’è l’ex igienista dentale:
http://milano.corriere.it/gallery/milano/07-2012/minetti_regione/01/minetti-regione-le-dimissioni-richieste_d5746c38-cfea-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml#8
Finisce nel mirino dei fotografi chiunque si avvicini all’ex amica del Cavaliere che, ora si è appreso, sarebbe stata catapultata in Consiglio su raccomandazione di Don Verzè (pace all’anima sua, davvero).
Prima si diceva l’avesse indicata Silvio in persona. Ma adesso, in questa Forza Italia 2.0, si riscrive il passato come in 1984.
Ora tutti fanno a gara a chiederne le dimissioni.
Quando iniziai a seguire la vicenda Minetti ricordo che solo due persone indicavano quanto fosse inopportuna la presenza della ragazza di Colorado Café nel listino: Sara Giudice (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/01/23/sara-giudice-lanti-minetti-non-molla/) e Roberto Jonghi Lavarini (https://andreariscassi.wordpress.com/2010/02/28/la-figa-nel-listino/).
Ora è quello che nel basket si chiama “Garbage Time”, tempo spazzatura, quello che separa il poco che rimane dalla fine di una partita.
Con un risultato già acquisito.
Ad maiora.

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Istanbul non è una città per pedoni

Istanbul non è davvero una città per pedoni. Malgrado i quasi due milioni e mezzo di visitatori che arrivano qui da ogni parte del mondo, qui a farla da padrone è il traffico. Un traffico nervoso e rumoroso dove si suona il clacson come affermazione di sé.
Mi ha ricordato, anche se con dimensioni differenti, Tirana.
Il caos e le lunghe code mi hanno invece riportato alla mente Mosca: le grandi città divise da ponti hanno infatti evidenti problemi logistici.
Per un turista andare in macchina a Istanbul è un vero azzardo.
Ma i problemi non mancano anche per chi circola a piedi.
Se ci si allontana solo di qualche metro dalla zona compresa tra l’Ippodromo e il Gran Bazar, camminare non è semplice: i marciapiedi sono piccoli e spesso invasi dalle macchine e per ogni attraversamento stradale conviene affidarsi a qualche santo protettore.
Ad maiora.

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Omicidio Politkovskaja, individuato l’organizzatore. Sembra.

Un’altra svolta, che svolta non sembra essere, nelle indagini sull’omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca 6 anni fa.
Dopo un primo processo finito nel nulla le autorità hanno arrestato quello che ritengono possa essere l’organizzatore dell’assassinio: Dmitry Pavlyuchenko, ex ufficiale della polizia in pensione.
Non è una pista nuova questa che segue la giustizia russa. Su questo cammino, il regime si è già avviato anni fa. Senza esito.
Questa la ricostruzione degli investigatori.
A eseguire l’omicidio, un piccolo gruppo che ha individuato la casa, seguito e alla fine ucciso – il 7 ottobre del 2006, con una Makarov, la più importante giornalista russa (ovviamente avversa alla Russia di Putin).
Un gruppo che avrebbe agito senza un motivo apparente e senza che sia stato mai individuato (o cercato) il mandante di questo omicidio. Politico.
In primo grado i giudici hanno smontato passo a passo la lacunosa inchiesta mandando assolti tutti gli imputati.
Poi indagini azzerate. Con l’arresto del terzo fratello ceceno (che era latitante durante il processo) Rustam Mahkmudov, che ora si immagina possa essere stato l’esecutore materiale. Gli altri due fratelli erano però stati assolti, anche grazie alla prova del Dna.
Ora un nuovo arresto, quel Pavlyuchenko che al processo era già stato coinvolto ma come testimone. Lì aveva dichiarato che l’imputato Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, gli aveva detto di “avere a che fare col mondo della stampa”. Anche Khadzhikurbanov è stato comunque assolto in primo grado.
Ora lo stesso Pavlyuchenko, che molti a Mosca immaginino faccia parte dei servizi segreti (Kgb, o come si chiamano adesso) è stato arrestato come organizzatore dell’omicidio.
Una tipica vicenda alla russa, con i personaggi delle Matrioske che si aprono una dietro l’altra svelando sempre nuovi personaggi (che si somigliano un po’ tutti)
Chissà quando qualcuno cercherà davvero di capire chi, all’interno della
Matrioska, è il personaggio più piccolo, quello più importante, quello che ha dato inizio al tutto.
Ad maiora

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