Per sport

L’oppio dei popoli.

Torcida Hajduk (dopo il gol)

Ancora più casino.
Ad maiora

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Le lacrime (dopate) di Schwazer

In tv e sui giornali vedremo soprattutto le lacrime di Alex Schwazer, l’altleta altoatesino che assumeva epo.

La lunga conferenza stampa (in un albergo di Bolzano) al di là dei dettagli su dove ha comprato il doping (è così facile in Turchia? Ci sono appena stato e ho qualche dubbio), dove se lo è iniettato, ha raccontato soprattutto il suo disagio verso lo sport, l’attività sportiva: “Volevo solo stare di più con la mia fidanzata. con la mia famiglia” ha in sostanza detto.

Mi allenavo troppo, mi veniva la nausea, ha aggiunto. Succede a tutti gli atleti. Non tutti si dopano però.

E quando gli han chiesto su quale lezione la sua storia darà ai tanti ragazzi ha invitato a non seguire le sue orme. Forse oltre a quelle sul doping, intendeva quelle sull’allenamento massacrante cui tutti gli sportivi debbono per forza sottoporsi.

Ha anche difeso anche Michele Ferrari, medico e preparatore al centro di molte polemiche, inibito negli Usa per violazione del regolamento antidoping.

La domanda sulla quale Schwazer non è riuscito davvero a rispondere è sul perché non si sia ritirato prima di drogarsi per vincere.

Comunque una pessima lezione per chiunque faccia sport.

Ad maiora.

Finito la mia prima 15

Ad Annone.
Tempo scarso (1’41”) ma grande soddisfazione!
Ad maiora

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Corsa al Lago di Annone

Ci siamo (coi Road Runners).
Anche se fa abbastanza caldo.,,

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Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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