Lo striscione contro Marten De Roon riapre una storia molto più lunga del trasferimento dell’olandese alla Roma. Perché la Curva dell’Atalanta non riserva lo stesso trattamento a tutti gli ex. Ci sono quelli che tornano a Bergamo tra applausi, cori e abbracci e quelli che vengono accolti da fischi e contestazioni. La discriminante, spesso, non è l’aver cambiato maglia: è il modo in cui ci si lascia.
«Hai scelto di passare nella nostra storia ma non di appartenerle… Addio bandierina M. De Roon», scrive la Curva Pisani durante Atalanta-Cagliari. Un messaggio durissimo per il recordman di presenze nerazzurre, sul quale interviene anche Gian Piero Gasperini, che difende il suo centrocampista: «Non è stata una scelta sua: non rientrava nei piani dell’Atalanta». E ancora: «Altro che bandierina, è uno striscione a tutta curva per quella società e per quella città».
Ma per capire lo striscione bisogna tornare indietro di una settimana. De Roon non è ancora tornato a Bergamo da avversario: Roma-Atalanta del 5 settembre si gioca all’Olimpico. A innervosire ulteriormente una parte della tifoseria sono soprattutto le immagini successive al gol del 2-1 di Soulé al 93’. De Roon partecipa alla corsa e ai festeggiamenti dei nuovi compagni sotto la Curva Sud romanista. Una scena che viene immediatamente notata e discussa dai tifosi atalantini.
Il ritorno dell’olandese (che non molto tempo fa aveva ricevuto la benemerenza civica dal Comune di Bergamo) nel suo ex stadio sarà il 15 gennaio (la data è da confermare) e non sarà una sfida come le altre.
Il precedente più duro degli ultimi anni porta naturalmente a Teun Koopmeiners. La ferita si apre nell’estate 2024 col braccio di ferro per il trasferimento alla Juventus: nella fase decisiva dell’operazione l’olandese smette di allenarsi con il gruppo, presenta certificati medici e salta anche la Supercoppa europea contro il Real Madrid.
Quando il 14 gennaio 2025 torna a Bergamo con la Juventus, la risposta è pesantissima. Fischi, cori, lo striscione «Koop fuck off» e, quando va a battere un calcio d’angolo sotto la Curva, il lancio di banconote di carta con scritte offensive. L’episodio finisce anche nel provvedimento del Giudice sportivo, che multa l’Atalanta di 10 mila euro. Il suo successivo ritorno è stato accompagnato da fischi a ogni tocco di palla.
Ma basta spostarsi di pochi mesi per trovare una scena completamente opposta. Il 26 maggio 2024 Duvan Zapata torna a Bergamo con il Torino. È un avversario, ma prima della partita viene chiamato sotto la Nord. Cori, applausi accompagnano il rientro del colombiano. Zapata cambia squadra, ma non diventa un nemico.
Lo stesso era successo poche settimane prima con Remo Freuler. Il 3 marzo 2024 il Bologna vince 2-1 a Bergamo e al termine della partita lo svizzero va sotto la Curva atalantina. Riceve gli applausi dei suoi vecchi tifosi e raccoglie una sciarpa lanciata dagli spalti. Ha appena contribuito a battere l’Atalanta, ma sette stagioni e 260 presenze non vengono cancellate dal risultato di una partita. Anche Gosens sia in maglia interista che viola è stato accolto dagli applausi dello stadio bergamasco.
E poche settimane fa, abbiamo un altro esempio simile: Berat Djimsiti lascia Bergamo dopo dieci anni e 334 presenze, ma il saluto è completamente diverso da quello riservato ora a De Roon. Durante il Trofeo Bortolotti contro l’Athletic Bilbao arrivano messaggi da entrambe le curve. La Sud espone «Umiltà e battaglia, grazie Djimsiti». Poco dopo la Nord risponde con un lungo striscione: «Dalla lotta salvezza alla Coppa di Dublino. Umiltà, sudore e sacrificio da vero bergamasco, da vero atalantino. Grazie Berat!».
Andando più indietro, uno dei ritorni più belli resta quello di Giacomo Bonaventura. Il 30 maggio 2015 arriva a Bergamo con il Milan. Sopra la Nord compare lo striscione: «La tua maglia ha cambiato colore ma Bergamo ti porta nel cuore». Gli viene consegnato il bottiglione di vino riservato agli ex più amati. Poi Jack segna addirittura una doppietta contro l’Atalanta senza esultare e, quando viene sostituito, lo stadio gli tributa una standing ovation.
Anche Filippo Inzaghi appartiene alla categoria degli ex rimasti nel cuore di Bergamo. Non c’è una storia di fischi da raccontare: al contrario, nel luglio 2015 viene invitato alla Festa della Dea e diventa uno dei protagonisti della serata. Dal palco dice ai tifosi: «Ogni volta che sono tornato qua mi avete fatto sentire uno di voi».
La memoria della Curva, però, sa essere lunga anche nel senso opposto. Lo dimostra Christian Vieri. Nel 2008 il suo terzo ritorno all’Atalanta viene accolto da una contestazione già a Zingonia: cori, insulti e uno striscione che recita «Chi sputa dove mangia non può essere un campione, questa maglia per te deve essere un onore, Vieri rispetto!». Alla base della rottura c’è anche l’esultanza di Vieri dopo un gol segnato all’Atalanta con la Fiorentina.
Un addio tormentato è anche quello di Tiberio Guarente. Nell’estate 2010 l’Atalanta è appena retrocessa in Serie B e il centrocampista chiede di lasciare Bergamo. La scelta provoca la reazione di una parte della tifoseria, che non gli perdona la volontà di andarsene proprio dopo la discesa tra i cadetti. Il 17 giugno passa al Siviglia per poco meno di 5,5 milioni di euro.
Il ritorno è quasi immediato. Il trasferimento comprende infatti anche l’amichevole tra Atalanta e Siviglia per il Trofeo Bortolotti e così, il 31 luglio, Guarente si ripresenta al Comunale con la nuova maglia. L’accoglienza chiarisce quanto la separazione abbia lasciato il segno: l’ex centrocampista atalantino viene fischiato dal pubblico a ogni tocco palla. Il Siviglia vince 2-1 davanti a circa 6.500 spettatori e Guarente gioca il primo tempo.
Esiste poi l’altra faccia della memoria atalantina. Josip Ilicic, al momento del saluto nel 2022, fa il giro del campo passando anche davanti alla Pisani tra applausi e cori, visibilmente commosso. Non è un ritorno da avversario, ma resta uno degli esempi più forti di una separazione che non cancella l’affetto.
Anche Gian Piero Gasperini lo scopre personalmente quando torna a Bergamo con la Roma. La Curva Pisani gli dedica «Un decennio di gloria scolpito nella nostra storia. Dividerci un colpo al cuore. Ritrovarci una grande emozione. Bentornato Gasp, indelebile simbolo di Bergamo campione». La Sud non le manda invece a dire: «Una bella storia si giudica anche dal finale. Peccato».
Per De Roon il prossimo capitolo è già fissato: il 15 gennaio, quando tornerà per la prima volta a Bergamo con la Roma. Di Gasperini.
Ad maiora
Foto: Paolo Magni
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