Anna Politkovskaja

Libertà di stampa. In Russia, ma non solo.

Oleg Orlov di Memorial

Omicidio Estemirova: finirà per pagare solo Orlov?

In attesa che, a quasi due anni dal suo omicidio, la giustizia russa trovi chi ha assassinato la giornalista (e attivista dei diritti umani) Natalija Estemirova, sta per arrivare a sentenza un processo parallelo.

A qualche giorno da quel terribile assassinio infatti, Oleg Orlov, capo di Memorial (una delle migliori ong russe, per la quale la stessa Estemirova lavorava) aveva accusato il presidente ceceno Ramzan Kadyrov di essere responsabile di quella morte.

Kadyrov l’ha querelato e ora, dopo un lungo processo, la procura ha chiesto al un tribunale di Mosca di comminargli una multa di 150 mila rubli.

Olov è accusato di calunnia e rischia una pena fino a tre anni di reclusione. Kadyrov spera ancora nel massimo della pena. Il leader di Memorial, in aula, non ha ritirato le sue affermazioni parlando di una responsabilità non diretta ma oggettiva. Sostenendo che è stato il clima creato dal giovane presidente ad aver lasciato mano libera a questi assassini.

La sentenza è prevista per martedì.

Il Parlamento europeo ha condannato il processo a carico di Orlov, che ha vinto il premio Sacharov per i diritti dell’uomo.

Sull’omicidio Estemirova si è ancora in attesa che (dopo le dichiarazioni propagandiste del presidente Medvedev di un anno fa: “Abbiamo individuato il killer”) qualcuno scopra chi l’ha rapita e assassinata.

E soprattutto per conto di chi.

Ad maiora.

Lapide per Budanov

Omicidio Budanov: autorità russe parlano di “provocazione”

Quando nel 2006 fu ammazzata Anna Politkovskaja, il presidente Putin (a fatica, a Dresda, sua città d’azione come agente del Kgb) disse che la collega era sconosciuta in Russia e che dava più fastidio da morta che da viva.

In questi giorni hanno cercato, con un’operazione propagandistica, di mettere la parola fine alla claudicante inchiesta giudiziaria sul suo caso. L’arresto dell’ultimo dei fratelli Makhmudov dopo che sono andati assolti gli altri due, finirà o con un buco nell’acqua o con l’offerta ,in chiave elettorale, di un capro espiatorio.

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/06/01/sara-davvero-il-killer-di-anna-politkovskaja/

Ieri è stato assassinato nel pieno centro di Mosca, l’ex colonnello Jurij Budanov, uno dei pochi militari condannato per crimini contro i civili in Cecenia. Uccise (e forse stuprò) Elsa Kungaeva, di diciotto anni, colpevole solo di essere cecena. Condannato a 10 anni, era uscito di cella dopo soli 8 anni e sei mesi.

Un killer gli ha sparato nel pieno centro di Mosca.

Il suo corpo non si è ancora completato che già uno dei portavoce del Consiglio della Federazione Russa, Alexandr Torshin, parla di dell’uccisione dell’ex colonnello (era stato radiato dal corpo dopo la condanna) come di “ una provocazione messa inscena per seminare discordie interetniche in Russia”. Invitando poi a  non trarre conclusioni affrettate e a non stabilire colpevoli senza processo.

Segnale che il regime perde colpi (ma non il vizio). Segni premonitori del fatto che anche in questo caso sarà difficile per investigatori e inquirenti indagare a fondo su questo ennesimo omicidio politico nella Russia di Putin.

Finiranno per accusare gli oligarchi riparati all’estero. Poi di un complotto: una buona via di fuga per non assumersi responsabilità.

Magari qualcuno alla fine verrà anche arrestato. Tra un anno si vota per chi siederà al Cremlino. Fuori dalle cui mura (ovviamente per gettare discredito sul Paese) si continua a sparare. Come fossimo a Mogadiscio,

Ad maiora.

Lapide per Budanov

Assassinato anche Budanov. Non si ferma la scia di sangue a Mosca

Assassinato a colpi di pistola in mezzo a una strada di Mosca. Si chiude così l’avventura terrena di Jurij Budanov, primo colonnello dell’esercito russo condannato per crimini contro l’umanità.

Mentre era di stanza in Cecenia, una notte, aveva preso con sé un manipolo di commilitoni ed era andato a casa Kungaev. Aveva rapita una ragazza diciottenne. L’avevano portata in caserma. Lì Elsa Kungaeva, forse per cercare di evitare lo stupro, era stata ammazzata dallo stesso Budanov. Era stata seppellita non distante dalla caserma e ritrovata il giorno dopo, grazie all’insistenza del padre e al coraggio di un generale.

Per salvare dalla condanna il colonnello Budanov ci furono manifestazioni fuori dal tribunale e parecchie dichiarazioni politiche. Il regime cercò di coprire quel gesto agghiacciante con perizie che ne dimostravano l’incapacità temporanea di intendere e volere.

Malgrado ciò (e grazie a una campagna di stampa sostenuta, in prima linea, come sempre da Anna Politkovskaja) Budanov era stato condannato a 10 anni di carcere. Solo per l’omicidio. Non per lo stupro (pure dimostrato dalle autopsie). Proprio su questa vicenda ho scritto il mio primo testo teatrale “Elsa (non è stata violentata)” che spero andrà in scena ad ottobre (grazie a un accordo Annaviva e LattOria).

Budanov ovviamente non si è fatto nemmeno i dieci anni di carcere per l’omicidio di una giovane innocente. E’ uscito di cella in anticipo, nel 2009, grazie alla buona condotta. A quel tempo mi dispiacevo che non ci fosse più viva Anna Politkovskaja per denunciare questo fatto. Ci pensò l’avvocato della famiglia Kungaev. Ma dopo la conferenza stampa in cui annunciava il ricorso alla giustizia europea contro tale scarcerazione, Stanislav Markelov era stato ammazzato a colpi di arma da fuoco. Con lui era caduta sotto i colpi del killer anche la giovane stagista della Novaja, Anastasia Baburova. La giustizia russa pochi mesi fa ha stabilito che sono stati assassinati da una coppia di neofascisti.

Ora anche Markelov ha fatto la stessa fine. Assassinato dopo aver lasciato lo studio di un notaio. Nel centro di Mosca. Come Anna, come Stanislav come Anastasia. Vittime di una catena di omicidi che speriamo siano finiti. Questa matrioska di morti ammazzati lascia infatti sgomenti.

Ad maiora.

Gli inquirenti russi hanno reso noto che Yuri Budanov, il colonnello dell’esercito russo accusato di aver ucciso una ragazza cecena, è stato assassinato nel centro di Mosca. Sembra che un assassino la cui identità non è ancora stata scoperta, ha sparato sei colpi contro Budanov non appena l’ex-colonnello era uscito dall’ufficio di un notaio in una delle vie centrali di Mosca. Quattro dei colpi lo hanno raggiunto alla testa, uccidendolo all’istante, e il suo corpo è stato trovato su un marciapiede vicino ad un parco giochi. La commissione d’inchiesta ha detto che l’assassino ha lasciato un fucile dotato di il silenziatore in un’auto mezza bruciata, trovata a diversi isolati di distanza dal luogo dell’omicidio. Vladimir Markin, portavoce del comitato investigativo, ha detto: “Questo omicidio è stato attentamente pianificato”. Budanov era stato condannato a 10 anni di carcere per sequestro di persona e strangolamento della 18enne Heda Kungayeva nel 2000 durante la guerra tra i separatisti ceceni e il governo federale.

presentazione libro di Giorgio Fornoni

Giorgio Fornoni, un giornalista

Come fai a fare tutte quelle interviste? Quante lingue sai? È una delle domande poste ieri sera a Giorgio Fornoni dal pubblico che ha assistito (nella Libreria popolare di via Tadino a Milano, con Annaviva) alla presentazione del libro “Ai confini del mondo” (Chiarelettere editore).
“Li guardo negli occhi. Uso interpreti e li guardo negli occhi”. Una risposta nella quale si riassume la vita professionale di questo giornalista d’altri tempi. I tempi eroici di Barzini per intenderci. Fornoni, che per mantenersi ha fatto il commercialista, ha girato tutto il mondo per realizzare reportage (video), per raccontare guerre sconosciute, prepotenze delle multinazionali, Stati che si ergono a giudici supremi e ammazzano per legge. Fornoni – lo ha spiegato bene ieri sera- mette al centro del suo racconto per immagini le sofferenze umane, mostra il male perché ce ne si allontani. Ci fa vedere anche le stelle per farci capire che siamo piccola cosa e siamo anche ospiti in questo mondo.
Per anni, questa sorta di Kapuscinki italiano, è rimasto sconosciuto ai più. Molti dei suoi lavori sono rimasti non pubblicati. Dal 2000 (salvo per una pausa forzata da sindaco di Ardesio) lavora invece per Report (Rai 3). E ora grazie a questo libro (con DVD) si può leggere e vedere riassunta parte della vita professionale di questo collega. Molto più giornalista dei tanti che popolano l’assurdo Ordine professionale.
Ad maiora.

Anna Politkovskaja in redazione

Delitto Politkovskaja: un arresto, molte domande

“E’ STATO ARRESTATO RUSTAM MAKHMUDOV, PRESUNTO ASSASSINO DELLA GIORNALISTA RUSSA ANNA POLITKOVSKAYA, UCCISA NEL 2006. LO HA RESO NOTO IL LEGALE DELLA FAMIGLIA DELLA DONNA”.

La notizia appena battuta dalle agenzie è sicuramente vera. Ma sarà davvero lui il killer di Anna? I suoi fratelli ricordiamolo, nel primo processo, sono andati assolti (ora verrà ricelebrato).

E le prove del Dna sembravano scagionare qualunque membro della famiglia Makhmudov.

Staremo a vedere.

In ogni caso, se quello arrestato è davvero un killer, qualcuno lo avrà pure assoldato e pagarlo per uccidere la collega russa.

Chi è stato? E perché?

Domande per ora senza risposta.

Ad maiora