Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Cosa vedere a Jerez de la Frontera

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Non ci vanno molti turisti a Jerez de la Frontiera, da alcuni considerato il centro simbolo dell’Andalusia. E sbagliano.
La città, al di là di essere tappa del motomondiale, è davvero affascinante.

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Jerez ha una vivace vita notturna. Dal tardo pomeriggio in poi, tutte le vie del centro si riempiono di tavolini dove si possono fare ottimi aperitivi.

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In centro c’è una cerveceria che il mercoledì offre tutto a mezzo euro. Ovviamente gettonatissima quel giorno.

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Per chi beve, Jerez offre l’occasione di visitare la fabbrica dove si produce Tio Pepe, noto sherry spagnolo (orgoglio di queste zone).

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Un altro liquore locale, il brandy Fundador, campeggia sopra uno dei locali più noti di Jerez, El Gallo Azul.

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Alla sera, d’estate, Jerez offre molti concerti gratuiti nelle piazze centrali della città. Ci sono anche spettacoli di flamenco. A prezzi contenuti. Qui un pezzo di musica del cantante Jhosemaria De Niro durante le Noches del Verano:

Ma a Jerez non c’è solo intrattenimento. Nella piazza principale ogni mercoledì ci sono incontri di stampo sociale, sotto lo slogan: lottando per il cambiamento.

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Ognuno può intervenire e dire la sua. Anche sulla rivoluzione.

Ma la maggior parte delle persone che viene qui (moto a parte) lo fa per la scuola di equitazione.

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Si possono vedere sia gli spettacoli che le prove. L’accesso a queste ultime costa meno. Le scuderie sono sovrastate da molti nidi di cicogne:

Interessante anche visitare dove preparano le selle.

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Ci sono anche dei corsi di equitazione che durano una settimana.

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Si possono fare riprese e fotografie ovunque. Salvo che nella parte al coperto in cui addestrano i cavalli per gli spettacoli. Forse perché, per “educarli” a saltare su quattro zampe o camminare su due, usano parecchio la frusta lunga.
Ad maiora

Flash Mob per Alexey Navalny

Ci saremo

Avatar di Five O clockANNAVIVA.org

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Martedì 23 luglio 2013 alle ore 18,30, Annaviva organizza un flash mob dedicato al leader dell’opposizione russa Alexey Navalny, condannato a 5 anni per appropriazione indebita, tra i candidati alle elezioni municipali di Mosca dell’8 settembre.

Appuntamento ai giardini Politkovskaja, Milano, martedì 23 luglio alle ore 18,30

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Stranamente condannato il leader dell’opposizione russa

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Quando a ottobre Alexey Navalny ha vinto le “primarie” dell’opposizione russa si era già messa in moto la macchina per metterlo a tacere. Aveva avuto 43mila preferenze su 100mila votanti (un sistema che potrebbe interessare anche dalle nostre parti: tutto online, salvo seggi locali per chi non ha accesso alla rete).
Navalny è un blogger e l’opposizione in Russia è fondamentalmente un’opposizione digitale. Il regime d’altronde controlla tutti i media, prima di tutto la TV che, in un paese così grande, è il primo strumento di informazione propaganda.
Ovvio passare dal web, che il regime non può chiudere per non danneggiare la propria economia. Ma l’opposizione, sempre grazie alla Rete, ha organizzato manifestazioni oceaniche a Mosca. Lì, su Facebook, quando ci mettono le faccia, quando scrivono “parteciperò”, poi lo fanno davvero.
Navalny è dunque oggigiorno l’uomo ideale per rappresentare l’opposizione russa (anche se non è amato da tutti, anzi). Che è fondamentalmente una realtà legata ai grandi centri urbani.
Intorno a Navalny, anche per questo, si sono stretti tutti i leader anti-Putin per appoggiare la sua candidatura a sindaco di Mosca. Si vota l’8 settembre. È la prima volta che succede, dal 2004. Quell’anno Putin, approfittando biecamente della (orrenda) strage di Beslan, aveva sospeso le elezioni dei governatori “regionali” e dei sindaci delle principali città: erano semplicemente nominati dal Cremlino, in base alla loro fedeltà a Putin e al suo sistema di potere. Ora si vota “democraticamente”, e quindi occorre metterci una pezza.
” È un regime ibrido, semidittatoriale, semioligarchico. Una miscela unica con elementi di un sistema feudale (un’autorità centrale collegata a cacicchi regionali che gli versano denaro) e altri che ricordano lo Stato mussoliniano, altri ancora che si rifanno a dittature di stampo sudamericano. È anche un sistema mafioso: la lealtà costituisce il criterio numero uno di ogni nomina”. Così lo descrive Garri Kasparov, ex scacchista, oppositore di Putin che ora ha scelto l’esilio. Per fortuna sua non in Italia, dove, come abbiamo visto con la kazakha Shalabayeva, sarebbe stato impacchettato e rispedito a “casa”.
La condanna di ieri potrebbe impedire a Navalny di partecipare alle comunali di Mosca ed, eventualmente, alle prossime presidenziali. Contro Putin.
Non guardate i reati. Se si vuole sputtanare qualcuno a Mosca (o a Kirov) lo si accusa di furto o di essere un evasore fiscale. Così il popolo (ammaestrato dalla TV) sarà contento.
È tutto costruito a tavolino.
Ma fino a quando si potrà andare avanti così?
Ad maiora

Al Parco Sempione una Locanda alla Mano

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È all’interno del Parco Sempione di Milano, dietro il Castello Sforzesco, in piazza del Cannone, pieno centro città.
È stato inaugurato stamattina alla presenza di chi guida Contè, la cooperativa sociale che l’ha promosso e gestito e l’assessore ai Servizi sociali, Pierfrancesco Majorino.

La Locanda alla Mano è un punto di ristoro, nato per inserire nel mondo lavorativo ragazzi e ragazzi con disabilità. Sarà aperto da oggi fino a fine settembre.

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All’inaugurazione c’era tanta gente.

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Spero ce ne sia anche da qui in poi. La Locanda è aperta sette giorni su sette, dalle 10 alle 20. Vi lavoreranno 8 ragazzi con disabilità.

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Ah, ci sono molti piatti vegetariani.

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Ad maiora

Mamma è in prigione, con suo figlio

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Sono contento che le neo parlamentari abbiano ricevuto un estratto di “Mamma è in prigione”, il libro di Cristina Scanu dedicato alla detenute madri (Jaca Book). Spero davvero se ne facciano carico.
È solo uno piccolo spicchio del più ampio problema della detenzione in Italia, spesso più degradante che rieducante. Ma tratta un aspetto devastante: tenere in carcere chi non ha compiuto reati: bambini con meno di tre anni che hanno una madre in cella (e spessissimo anche un padre). Per questi piccoli il giorno del terzo compleanno rimarrà nella loro memoria: lasceranno il carcere e con esso la madre. Dal prossimo gennaio una nuova normativa allungherà questo periodo fino ai 6 anni, limitando la carcerazione delle madri con figli con meno di 10 anni ai casi più gravi.
Nel libro si riporta un solo caso di spazio di detenzione a misura di mamma e bambino: l’Icam di Milano. Ma a parte questo singolo, meritorio esempio, il resto è desolante.
In cella, come spiegano le testimonianze raccolte dalla Scanu, finiscono per lo più straniere o tossicodipendenti. Molte in carcere perché senza fissa dimora, quindi senza la possibilità dei domiciliari, anche se in cinta, anche se madri. Una volta uscite, il rischio di recidiva è molto alto. Spesso sono abbandonate a sé stesse perché si risparmia su educatori, assistenti sociali e mediatori culturali. Magari pensando (come aveva fatto il precedente governo) di spendere altri soldi per creare nuove carceri. Senza pensare che favorire il reinserimento costerebbe a tutti noi molto meno, economicamente e socialmente. Perché, come scrive Cristina, “ricominciare si può. Sempre”.
Ad maiora
……….
Cristina Scanu
Mamma è in prigione
Jaca Book
Milano, 2013
Pag. 222
Euro 15