Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio Under 21 Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Cecenia, Russia e Bielorussia viste da Oksana Chelysheva

Racconta in modo tranquillo e pacato storie da far accaponare la pelle. Oksana Chelysheva, giornalista russa che vive all’estero per la propria sicurezza, è stata ospite dell’associazione Annaviva, alla Libreria popolare di via Tadino a Milano.

Ha parlato di quel che accade in Cecenia, ma ha soprattutto paragonato la situazione in Russia con quella in Bielorussia, Paese dove lei è stata nelle ultime settimane, inviata dalla Novaya Gazeta.

L’incontro è stato seguito anche dagli studenti della Scuola di di giornalismo dell’Università degli studi di Milano (Tobagi/Ifg) Marco Braghieri, Matteo Trebeschi e Micol Sarfatti. Questo il servizio che hanno realizzato per il tg della scuola (DisSesto tg):

http://www.youtube.com/watch?v=kQoRmApCmK4

Ad maiora.

Derby di Sofia: pesanti scontri fuori e dentro lo stadio

Gravi incidenti hanno caratterizzato ieri sera il derby tra Cska di Sofia e gli acerrimi rivali del Levski. Già a metà dell’incontro (terminato 3-1 per il Cska che sul proprio sito dice di aver “annientato gli avversari”) sono iniziati scontri tra gli ultrà e le forze dell’ordine. Pesante il bilancio: 16 gli agenti feriti, tre dei quali in modo grave per un razzo sparato dai tifosi. Dopo una serie di cariche – dentro e fuori lo stadio Georgi Asparuhov, dal quale sono stati fatti uscire anzitempo i 3500 ultrà del Cska – sono stati arrestati una trentina di esagitati.

Il sindaco di Sofia, Ivan Sotirov, ha detto che d’ora in poi saranno vietate partite, così a rischio, in orario serale. I danni per la capitale bulgara si aggirerebbero sui 5.000 leva (circa 42 mila euro). La polizia ha negato di aver agito con violenza contro i tifosi.

In gol per il Cska (che giocava fuori casa) Michel Platini Ferreira Mesquita (brasiliano classe 1983, noto come Michel Platini) e Apostol Popov. La rete della bandiera del Levski è stata realizzata da Kostadin Stoyanov.

In classifica il Levski (che era dato per favorito al derby) è secondo in classifica, il Cska quinto. Ma le polemiche saranno ovviamente più sugli incidenti che su quel che è successo in campo.

Ad maiora.

I Gufi, quando il remix si chiamava risotto

Una serata dedicata ai Gufi, storico gruppo musicale di una Milano che non c’è più ma che cova ancora sotto le ceneri. L’ha organizzata ieri l’Associazione La Conta che ha voluto riunire i vari pezzi di quella storia musicale che si mischiò al cabaret.

Il tutto accompagnato da una cena con menù meneghino (si era in una sede della Cgil, non della Lega. E infatti quando, in un fuoriprogramma, Simonetta Interlandi ha intonato Morti di Reggio Emilia non sono mancati i pugni chiusi).

Dal palco, Didi Martinaz ha cantato alcuni brani che – ha ricordato – Vallanzasca, un tempo assiduo frequentatore della notte milanese, imponeva di cantare anche quattro o cinque volte. Richieste cui non si poteva dir di no.

Franco Visentini, in una sala dove l’età media era alta, ha ricordato i tempi delle feste in casa e il mitico Roberto Brivio si è lanciato nel classico risotto, ossia una serie di canzoni unite una all’altra che ora, avendo l’inglese soppiantato il dialetto, chiamiamo remix.

Proprio Brivio ha concluso la serata con una vecchia canzone che si adatta bene alla realtà odierna e che ha un ritornello tormentone: per quel visi che vutant’an el gà de curig a dree ai tusan.

Ad maiora.

Libero il dissidente cubano Farinas: “Volevo far scattare le forze della repressione”

È durata solo due giorni la detenzione di Guillermo Farinas nelle carceri cubane. Il dissidente era stato arrestato mentre dal suo balcone di casa gridava slogan contro il governo e in ricordo di Orlando Zapata, il detenuto morto proprio un anno fa dopo 85 giorni di sciopero della fame.

Farinas è d’altronde un esperto di scioperi della fame: dal 2006 quando fece il primo (per protestare contro la censura su internet) ne ha portati a termine ben 23.

Lo psicologo, classe 1962, ha una storia particolare: ferito in Angola mentre serviva l’esercito cubano (con tanto di medaglia al merito) ha finito la sua “preparazione politica” in Unione sovietica. Nel 1995 è stato arrestato con l’accusa di corruzione.

Poi la dissidenza, come giornalista indipendente, al soldo degli Usa, secondo il giornale del partito comunista cubano Gramma.

Qualche mese fa, Farinas ha vinto il Premio Sakharov per i diritti umani assegnato dal Parlamento europeo. Le autorità cubane non gli hanno concesso il visto per andare a ritirare il riconoscimento.

“Sono stato liberato alle 18 di ieri (ora di Cuba, Ndr)” ha detto Farinas all’agenzia France Presse rispondendo, rispondendo al telefono dalla sua casa di Santa Clara. “Penso che il miglior tributo per onorare Zapata a un anno dalla sua morte fosse quello di far scattare le forze di repressione”.

Ad maiora.

Napolitano si congratula con Pacolli, presidente di un Kosovo diviso

Il presidente Napolitano si è congratulato con Behgjet Pacolli, imprenditore ed ex marito di Anna Oxa, per la sua elezione a presidente del Kosovo, la repubblica secessionista dalla Serbia.

Il partito da lui stesso fondato (dal nome rutelliano, Alleanza per il Nuovo Kosovo, Akr) ha garantito all’inventore del marchio discografico svizzero B&G (ora dismesso) e al costruttore che ebbe l’incarico di ristrutturare la Casa Bianca di Mosca, i voti per diventare presidente dello staterello a maggioranza etnica albanese.

Il parlamento kosovaro ha eletto anche un nuovo governo, guidato del discusso Hashim Thaci. A sostenere la coalizione (traballante visto che si regge su 65 seggi solo 4 in più di quelli necessari, ma magai anche lì si trovano dei reponsabili) il Pdk (il partito di Thaci), l’Akr e anche un partito della minoranza serba che per la prima volta conquista 3 dei 18 ministeri.

Tra le prime grane che il presidente Pacolli dovrà affrontare c’è quella della Corte Costituzionale cui si è rivolta l’opposizione (Lega democratica del Kosovo, Ldk, e l’Alleanza per il futuro del Kosovo, Aak) che contesta la regolarità della sua elezione. Durante la terza e ultima chiama (e durante una pausa di 45 minuti dei lavori) sono infatti comparsi 4 voti che fino ad allora erano mancati. Insomma, tutto il mondo è paese.

Ciò malgrado, il Quirinale ha espresso a Pacolli (nato a Marevce, Yugoslavia, ora Marec, Kosovo, ma naturalizzato svizzero) “i più ferivi voti per un pieno successo del suo alto mandato a la prosperità del popolo del Kosovo”.

L’imprenditore fu indagato da Carla Del Ponte per riciclaggio nell’ambtio del Russiagate, ma naturalmente ne uscì pulitissimo.

La Repubblica del Kosovo è riconosciuta da decine di Stati ma non da Onu e Ue.

Ad maiora.