Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio Under 21 Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Atalanta, come cambia l’impiego con Sarri: più spazio a Ederson e Scalvini, scendono Pasalic e Krstovic

Sette partite ufficiali per misurare come cambia l’impiego dei giocatori dell’Atalanta. Il confronto comprende cinque giornate di Serie A e due incontri europei per ciascuna stagione: nel 2026/27 le sfide di Conference con l’Hapoel e le gare di campionato contro Sassuolo, Bologna, Roma, Cagliari e Juventus; nel 2025/26 Pisa, Parma, Lecce, Torino e Juventus, più le partite di Champions contro Paris Saint-Germain e Club Brugge. Il massimo individuale è di 630 minuti, recuperi esclusi.

Il salto più netto è quello di Ederson: dai 79 minuti del precedente avvio passa a 598, con un incremento di 519. È il giocatore di movimento più utilizzato da Sarri. Cresce anche Scalvini, da 273 a 566 minuti: 293 in più. I numeri raccontano il loro peso nella squadra, ma risentono anche della diversa disponibilità fisica nei due periodi.

Scamacca passa da 137 a 341 minuti, guadagnandone 204. Krstovic scende invece da 435 a 289, perdendone 146. Nelle prime sette gare di questa stagione i due centravanti si dividono esattamente i 630 minuti disponibili, senza essere utilizzati insieme.

Aumenta lo spazio di Samardzic, da 261 a 396 minuti. Salgono anche Kossounou, da 415 a 540, Bernasconi, da 184 a 292, e De Ketelaere, da 323 a 386. Bernasconi,

Atalanta, come cambia l’impiego con Sarri: più spazio a Ederson e Scalvini, scendono Pasalic e Krstovic

Sette partite ufficiali per misurare come cambia l’impiego dei giocatori dell’Atalanta. Il confronto comprende cinque giornate di Serie A e due incontri europei per ciascuna stagione: nel 2026/27 le sfide di Conference con l’Hapoel e le gare di campionato contro Sassuolo, Bologna, Roma, Cagliari e Juventus; nel 2025/26 Pisa, Parma, Lecce, Torino e Juventus, più le partite di Champions contro Paris Saint-Germain e Club Brugge. Il massimo individuale è di 630 minuti, recuperi esclusi.

Il salto più netto è quello di Ederson: dai 79 minuti del precedente avvio passa a 598, con un incremento di 519. È il giocatore di movimento più utilizzato da Sarri. Cresce anche Scalvini, da 273 a 566 minuti: 293 in più. I numeri raccontano il loro peso nella squadra, ma risentono anche della diversa disponibilità fisica nei due periodi.

Scamacca passa da 137 a 341 minuti, guadagnandone 204. Krstovic scende invece da 435 a 289, perdendone 146. Nelle prime sette gare di questa stagione i due centravanti si dividono esattamente i 630 minuti disponibili, senza essere utilizzati insieme.

Aumenta lo spazio di Samardzic, da 261 a 396 minuti. Salgono anche Kossounou, da 415 a 540, Bernasconi, da 184 a 292, e De Ketelaere, da 323 a 386. Bernasconi nelle prime cinque giornate dello scorso campionato aveva giocato appena quattro minuti, ma aveva disputato per intero entrambe le gare di Champions, grande intuizione di Juric.

Il calo maggiore tra i giocatori impiegati in entrambe le stagioni riguarda Pasalic: da 582 a 220 minuti, 362 in meno. Il croato aveva giocato per intero le due prime partite di Champions del 2025/26. Scendono anche Bellanova, da 575 a 461 minuti, e Zappacosta, da 250 a 197. Zalewski sale invece leggermente, da 251 a 280: nel dato attuale pesano sopratutto i 162 minuti raccolti nelle due gare di Conference.

Il confronto individuale, nell’ordine 2025/26 → 2026/27:

Carnesecchi: 630 → 630, invariato.
Ederson: 79 → 598, +519.
Scalvini: 273 → 566, +293.
Kossounou: 415 → 540, +125.
Bellanova: 575 → 461, −114.
Samardzic: 261 → 396, +135.
De Ketelaere: 323 → 386, +63.
Scamacca: 137 → 341, +204.
Kolasinac: 0 → 310, +310.
Bernasconi: 184 → 292, +108.
Krstovic: 435 → 289, −146.
Zalewski: 251 → 280, +29.
Pasalic: 582 → 220, −362.
Zappacosta: 250 → 197, −53.
Hien: 388 → 0, −388.
Kamaldeen: 295 → 0, −295.
Sportiello: 0 → 0.
Obrić: 0 → 0.

Gli scarti non dipendono sempre da una scelta tecnica. Kolasinac era indisponibile per infortunio all’inizio della scorsa stagione: il passaggio da zero a 310 minuti dipende anzitutto dal suo ritorno in campo. Anche Scamacca arrivava da un percorso di recupero dopo l’infortunio al ginocchio, che ne aveva limitato preparazione e impiego. Scalvini stava aumentando gradualmente il minutaggio dopo il lungo stop della stagione precedente. La situazione si rovescia per Hien e Kamaldeen: i loro zero minuti in questo avvio sono condizionati dai problemi fisici.

Raspadori resta fuori dal confronto con le prime sette partite del 2025/26 perché arrivato a metà stagione. I suoi 328 minuti attuali descrivono il suo impiego nella squadra di Sarri.

Tra chi c’era e c’è ci sono comunque differenze: Ederson è diventato (oltre che Capitano) il riferimento per minuti giocati, Samardzic e De Ketelaere hanno più spazio, mentre Pasalic ne ha molto meno.

Vedremo se le cose cambieranno dopo la sosta.

Ad maiora

Atalanta, i giornali di mercoledì 23 settembre: le gerarchie di Sarri, gli assenti verso il Venezia e l’omaggio degli ultras dell’Avellino al Bocia

La sosta lascia spazio ad argomenti diversi nelle pagine di oggi. Si discute di chi ha guadagnato spazio nell’Atalanta di Sarri e di come affrontare le assenze in difesa alla ripresa contro il Venezia. Continua il confronto sulla multa alla Juventus per quanto accaduto durante il minuto di silenzio dedicato a Sandro Mazzola. Dalla prima pagina bergamasca del Corriere della Sera arriva anche una storia di tifo: il viaggio degli ultras dell’Avellino per rendere omaggio al Bocia. Ieri il video è rimbalzato in mille chat di tifosi nerazzurri.

L’Eco di Bergamo apre lo sport con «Bellanova è la sorpresa. Kessié già un punto fermo». Matteo Spini traccia un primo bilancio delle gerarchie nerazzurre: Bellanova è «diventato inamovibile», Kessié si è inserito subito a centrocampo e Kristensen offre garanzie in difesa. Carnesecchi resta una certezza. Il quotidiano si aspetta invece di più da Gaetano, Scalvini, De Ketelaere e Raspadori.

Nella stessa pagina, L’Eco di Bergamo titola «Tredici giorni, 13 nerazzurri». Sono i giocatori dell’Atalanta impegnati con le nazionali durante la sosta; il primo a scendere in campo è Samardzic con la Serbia. Il notiziario registra anche il riposo concesso a Scalvini nel ritiro azzurro dopo il fastidio alla caviglia accusato contro la Juventus. Secondo il giornale, il problema non desta preoccupazione e il difensore resta con la Nazionale.

Roberto Belinghieri, sempre sull’Eco, sposta l’attenzione dalla disponibilità dei giocatori al carattere della squadra. La sua analisi si intitola «Le motivazioni per una squadra non possono essere un optional». Sarri, scrive, cerca di «stanare» il potenziale dei nerazzurri; per riuscirci servono risposte anche dai calciatori nei momenti difficili.

La Gazzetta dello Sport guarda alla difesa nell’articolo di Matteo Brega: «Kossounou e Hien salteranno 9 partite. Atalanta, c’è Obrić». Il lungo stop di Kossounou e il recupero di Hien riducono le alternative di Sarri. Il giornale riferisce che la società non intende cercare un rinforzo tra gli svincolati: il tecnico dovrà lavorare con i difensori a disposizione, tra i quali l’accentramento di Kolasinac e pensand al giovane Obrić, fin qui inutilizzato. Nella guida alla sosta, la Gazzetta segnala tre giorni di riposo prima della ripresa a Zingonia. Il prossimo avversario sarà il Venezia. E a tal proposito sempre La Gazzetta dello Sport scrive che Giovanni Stroppa resta in panchina dopo cinque sconfitte nelle prime cinque giornate. Alla ripresa il Venezia arriverà a Bergamo in cerca dei primi punti, mentre Sarri dovrà ricomporre soprattutto la difesa.

La prima pagina bergamasca del Corriere della Sera dà spazio a «Bocia, l’omaggio ultrà arrivato da Avellino». Il giornale racconta del viaggio degli ultras irpini che hanno percorso oltre 300 chilometri per raggiungere Claudio Galimberti, da anni condannato a stare lontano da Bergamo e dall’Atalanta. Gli ultras hanno approfittato della trasferta ad Ascoli per portargli il loro omaggio nel paese marchigiano in cui vive. Un gesto che dice che passano gli anni ma il Bocia non è stato dimenticato, neanche lontano dalle Orobie.

Resta centrale anche quanto accaduto durante il minuto di silenzio per Sandro Mazzola in Juventus-Atalanta. L’Eco di Bergamo titola «Violato il silenzio per Mazzola: Juventus multata». La Gazzetta dello Sport parla di «Sentenza morbida» e di «una mini multa per la vergogna ultras». Tuttosport, con Stefano Lanzo, sceglie «Spalle voltate a Mazzola. La Juve pagherà la multa». La sanzione è di 10 mila euro: nella decisione pesano la presa di distanza della società e la reazione del resto dello stadio. Sul Corriere della Sera, edizione Bergamo, compare anche la condanna a sei mesi di un tifoso atalantino per l’uso di torce durante una festa di fine campionato.

I giornali sportivi dedicano infine ampio spazio a Baldini e all’Under 21. La Gazzetta dello Sport, con Alex Frosio, mette al centro i cinque convocati del Frosinone e le parole del ct sulla squadra di Alvini: «Il Frosinone ci rappresenta». Il Corriere dello Sport, nell’articolo di Andrea Losapio, titola «Baldini dice over» e racconta il ritorno del tecnico agli Azzurrini dopo l’esperienza in Nazionale maggiore. Tuttosport, con Alessia Scurati, sceglie per il titolo le sue parole: «È questa la mia Italia. E sarà pure di Mancini».

Chiude il commento di Alessandro Vocalelli sulla Gazzetta dello Sport, «La battuta di Baldini sul Frosinone italiano è come un manifesto». La sua riflessione parte dalla fiducia nei vivai: «I club non devono avere paura a impiegare i giovani di casa nostra».

Ad maiora

Atalanta, le sei rivali di Conference alla sosta: Ajax prolifico, Borac e Riga in corsa, Pafos vicino alla vetta, Kairat frena e Mjällby in crisi

La sosta Nazionali arriva dopo tre sconfitte consecutive per l’Atalanta. Ma come stanno le sei squadre che Sarri affronterà nella fase campionato di Conference? Il bilancio fin qui racconta situazioni molto diverse: avversarie in corsa per il titolo, squadre discontinue e una formazione, il Mjällby, alle prese con una stagione complicata.

Il riferimento nerazzurro è un avvio da sei punti in cinque giornate, con due vittorie e tre sconfitte: 1,20 punti a partita. Per confrontarlo con le rivali bisogna considerare la diversa forza dei tornei e il calendario: in Svezia, Lettonia e Kazakistan la stagione è già molto avanzata.

Il primo ostacolo europeo, il Pafos, arriva a Bergamo il 15 ottobre. I ciprioti sono quarti con sette punti in quattro partite, a due dalla coppia di testa. Il bilancio comprende due vittorie, un pareggio e una sconfitta, quattro gol segnati e due subiti. Entrambe le reti incassate arrivano nell’ultima partita, persa in casa per 2-0 contro l’AEL Limassol venerdì scorso. Prima, il Pafos aveva mantenuto la porta inviolata per tre giornate, vincendo anche sul campo dell’AEK Larnaca. Rispetto alla Dea, il percorso è più regolare e la classifica migliore, ma l’ultimo risultato interrompe un avvio difensivamente solido.

L’Ajax, che ospiterà l’Atalanta il 22 ottobre, è quinto in Eredivisie con 14 punti in sette partite, cinque meno dell’AZ capolista. Il dato più evidente è la produzione offensiva recente: dodici gol nelle ultime tre giornate. Dopo i due successi per 5-1 contro Fortuna Sittard e Willem II, è arriva però il 2-2 casalingo con l’Excelsior di sabato. Sette punti su nove descrivono una squadra in un momento migliore dell’Atalanta, anche se il pareggio impedisce di completare la rincorsa prima della pausa. L’Ajax trova la porta con continuità, ma concede almeno un gol in ciascuna di queste tre partite.

Per il Kairat bisogna separare il rendimento stagionale dalla forma recente. I kazaki sono secondi con 57 punti in 26 incontri, quattro dietro l’Ordabasy: 17 vittorie, sei pareggi e tre sconfitte, con 51 gol fatti e 20 subiti. Due dei tre ko, però, sono arrivati però nelle ultime due uscite: l’1-4 interno contro il Tobol del 13 settembre e lo 0-1 sul campo dell’Astana quattro giorni dopo. Il bilancio complessivo resta decisamente positivo, ma anche il Kairat, atteso a Bergamo il 5 novembre, affronta la pausa con qualcosa da correggere.

Il Borac Banja Luka presenta invece il segnale più netto di crescita recente. Secondo con 19 punti in otto giornate, ha raccolto sei vittorie, un pareggio e una sconfitta. Dopo il ko con il Sarajevo, ha infilato tre successi consecutivi: 1-0 allo Zrinjski, 2-1 sul campo dello Sloga Doboj e 3-2 in casa dello Široki Brijeg domenica. Nove punti nelle ultime tre gare, contro gli zero dell’Atalanta: sul piano dei risultati il confronto è favorevole ai bosniaci, che ospiteranno Sarri il 26 novembre.

Anche il Riga, avversario in trasferta il 10 dicembre, resta pienamente coinvolto nella corsa al titolo. Ha 73 punti in 31 partite, contro i 74 dell’RFS, che ha disputato una gara in meno. Dopo i pareggi con Daugavpils e Auda, sono arrivate due vittorie esterne per 1-0: contro Super Nova e Jelgava. Una situazione più incoraggiante di quella nerazzurra alla sosta.

Il Mjällby, che chiuderà il percorso atalantino il 17 dicembre a Bergamo, è invece la squadra con il bilancio più problematico: dodicesimo in Allsvenskan, 22 punti in 22 partite, cinque vittorie, sette pareggi e dieci sconfitte. I gol sono 27 fatti e 38 subiti. Domenica è arrivato un altro scivolone: lo 0-3 casalingo con il GAIS. Un punto a partita fin qui.

La Dea dopo la sosta comincerà ad avventurarsi in Conference. Potrebbe essere il terreno giusto per la ripresa. Ma non sarà una passeggiata.

Ad maiora

Atalanta, lavoro a Zingonia e attenzione a Scalvini: stop in Nazionale per un problema alla caviglia

L’Atalanta prosegue il lavoro durante la sosta, mentre da Coverciano arriva un aggiornamento sulle condizioni di Giorgio Scalvini. Il difensore nerazzurro ha saltato l’allenamento di oggi con la Nazionale per un problema alla caviglia. Niente di grave sembra: dovrebbe rientrare già domani.

Per Maurizio Sarri è comunque una situazione da seguire anche alla luce delle condizioni degli altri difensori. A Zingonia Hien svolge terapie, mentre Kossounou prosegue il percorso riabilitativo. Il recupero degli uomini del reparto arretrato resta dunque uno dei temi della pausa, insieme al lavoro sui meccanismi difensivi e sulla continuità della squadra.

Al Centro Bortolotti, senza i giocatori impegnati con le rispettive Nazionali, lo staff ha diretto una seduta unendo la parte tecnica alla preparazione fisica. Dopo l’attivazione generale e gli esercizi di mobilità, il programma ha visto un circuito tecnico, un’esercitazione sul possesso palla e, in chiusura, lavoro aerobico.

La sosta offre tempo per curare i dettagli, anche se le numerose assenze impediscono a Sarri di lavorare con il gruppo completo.

Oltre a Hien, anche Sulemana si sottopone a terapie. Domani è previsto l’ultimo allenamento della settimana: appuntamento al mattino, a porte chiuse, a Zingonia.

Ad maiora

Baldini riparte dall’Under 21 e sottolinea: domenica ho fatto il tifo per il Frosinone, rappresenta il nostro calcio più del Como

Il ritorno in Under 21, per Silvio Baldini, è soprattutto una questione di continuità. Dopo l’esperienza di giugno con la Nazionale maggiore, il tecnico ritrova a Tirrenia i ragazzi con cui prepara le sfide decisive contro Armenia e Polonia. E nella conferenza stampa mette al centro un’idea: dare fiducia ai giovani significa permettere loro di dimostrare quanto valgono.

«Per me la Nazionale sono questi ragazzi. Se avessi allenato la Nazionale avrei sempre continuato con loro questa avventura». È il passaggio che spiega meglio il suo pensiero. Cambiano gli impegni e la categoria, rimane il legame con una squadra nella quale si riconosce: «Sono questi i ragazzi che mi riempiono di gioia quando li alleno e di orgoglio quando li vedo giocare».

Secondo il commissario tecnico, il lavoro in Under 21 aiuta i ragazzi «a credere di più in se stessi, a maturare più velocemente e a dimostrare che possono stare anche loro nel grande calcio». La convocazione offre un’occasione; per trasformarla in una crescita duratura servono poi partite, continuità e responsabilità.

Il caso che Baldini sceglie per dare concretezza al ragionamento è il Frosinone. Cinque convocati arrivano dalla squadra di Massimiliano Alvini, protagonista di un avvio di campionato positivo e della vittoria sul Como: «Il Frosinone sta vincendo in una maniera straordinaria, tramite il gioco», osserva. Un riconoscimento che acquista peso proprio nella valutazione dell’avversaria: Baldini definisce il Como «la migliore squadra della Serie A dal punto di vista del gioco». Da qui nasce anche la dichiarazione più netta della conferenza: «Non ho niente contro il Como, però ho fatto il tifo per il Frosinone, per Alvini, perché sento che il nostro calcio è più rappresentato dal Frosinone che non dal Como».

Baldini insiste sulla strada compiuta da Alvini, dagli amatori alla Serie A, riconoscendo il valore di una crescita costruita attraverso categorie ed esperienze diverse: «Solo questo percorso merita un premio».

Il Frosinone diventa quindi un esempio. I suoi cinque giocatori possono raccontare ai compagni che competere ad alto livello è possibile, purché l’ambizione trovi riscontro nel lavoro quotidiano. «Per continuare a stare in alto bisogna sognare, ma lavorare. Possono aiutare tanti ragazzi che sono qui con la loro esperienza diretta: niente è impossibile».

È su questo rapporto tra opportunità e rendimento che Baldini costruisce la sua difesa dei giovani. «Le società hanno potuto capire che sono una risorsa, non un problema».

Anche il rapporto con Roberto Mancini rientra in questa continuità. Baldini ritiene che il commissario tecnico della maggiore abbia tenuto conto dell’importanza delle prossime qualificazioni nel lasciare alcuni ragazzi a disposizione dell’Under: «Credo che questa volta diversi me li abbia lasciati proprio perché abbiamo queste partite importanti».

La prospettiva resta però quella di accompagnarli al passaggio successivo. «Magari nella prossima sosta certi ragazzi che oggi sono qui, spero, saranno in Nazionale maggiore». Una promozione che rappresenterebbe il risultato del lavoro svolto, anche a costo di cambiare nuovamente gli equilibri del gruppo.

Prima c’è da preparare il doppio appuntamento con Armenia e Polonia. La sosta più lunga offre a Baldini una possibilità insolita per un allenatore di Nazionale: lavorare sui dettagli con maggiore calma e verificarli in due amichevoli, contro le Primavera di Empoli e Spezia. «Posso curare certi dettagli, mettere a fuoco concetti che fai fatica a organizzare nei pochi giorni che normalmente hai a disposizione».

La porta, intanto, rimane aperta a chi saprà mettersi in evidenza. Baldini richiama il lavoro degli osservatori e del settore giovanile coordinato da Maurizio Viscidi, ma affida al rendimento la scelta finale: «È il campo che deve dire se c’è qualcuno che deve arrivare». Vale per chi cerca la prima convocazione e per chi, passando dall’Under 21, vuole conquistare un posto stabile nella Nazionale maggiore.

Ad maiora