Come pensavamo, come dicevamo.
Cambiano i governi, ma rimane stabile l’amicizia tra Italia e Russia. E chi se ne frega che quest’ultima imprigiona, con fine pena praticamente mai, Khodorkovskij, o tre ragazze “colpevoli” di un concerto contro Putin nella Chiesa del Cristo Salvatore.
E chi se ne frega se la Russia di Putin III paragona le ong che ricevono finanziamenti stranieri ad agenti dei servizi stranieri.
E chi se ne frega che la Russia di Putin III riduca ulteriormente il diritto delle opposizioni a manifestare e dei cittadini russi di navigare liberamente in rete.
L’importante è fare affari.
Andare a riverire un Patriarca Kiril sempre più amico del regime (e magari chiedergli che ore siano, visto l’amore per gli orologi).
L’importante è dire scempiaggini come quello di invitare i turisti ad andare a Ravenna (città consigliatissima, peraltro) perché ponte tra Oriente e Occidente “proprio come quello che Putin e Mevedev vogliono costruire”. Quando sento parlare di “ponti” mi viene in mente solo Alex Langer. Quelli erano ponti, non certo quelli dei Batman e Robin che guidano la Russia.
Tutto cambia, ma tutto resta come è.
Perché la politica estera, da anni, è stata appaltata all’Eni (non a caso complice nell’esproprio ai danni di Yukos).
E basta leggere le frasi entusiastiche di Scaroni per rendersene conto: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=118511&id=67&ante=0
Ad maiora.
Russia
Pussy Riot: carcerazione preventiva infinita
Continua l’accanimento dei giudici russi verso le Pussy Riot, il gruppo punk-rock femminista colpevole di aver organizzato un concerto anti-putiniano nella Chiesa di Cristo Salvatore a Mosca.
È stato deciso che rimarranno in carcere fino a gennaio 2013, quando dovrebbe terminare il processo a carico delle tre ragazze:
http://it.euronews.com/2012/07/20/altri-6-mesi-di-carcere-per-le-pussy-riot-le-femministe-punk-anti-putin/
Ad maiora
Erdogan da Putin (senza Berlusconi)
Mentre i quotidiani italiani si dilettano a contare i followers di Grillo, quelli turchi continuano a concentrarsi sulla visita del loro primo ministro a Mosca.
Da quel poco che sono riuscito a leggere, ignorata invece nel Bel Paese.
Eppure la Turchia è un elemento fondamentale nello scacchiere del Mediterraneo, soprattutto ora che riceve migliaia di profughi dalla Siria.
Di Siria hanno discusso Putin e Erdogan ieri. Pur rimanendo su posizioni distanti.
Qualche tempo fa i due, quando stavano per firmare l’accordo per il passaggio in territorio turco del gasdotto South Stream si trovarono al tavolo anche Berlusconi, che si vantò di aver avuto un ruolo centrale nel patto:
http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/economia/eni-gas/turchia-berlusconi/turchia-berlusconi.html
Il gasdotto, nato da una joint venture tra Gazprom ed ENI, ha visto negli ultimi tempi la compagnia statale italiana fare ampi passi indietro; con la crisi è infatti diminuito pesantemente il consumo di gas in Italia. E per diventare l’hub del gas avremmo bisogno di strutture, costose e impattanti in un territorio ad alta densità umana come il nostro.
Ad maiora.
Comunque Erdogan
Erdogan da Putin: Siria (ma anche gas) al centro dell’incontro
La foto della visita del primo ministro turco a Mosca, dall’uomo forte russo, domina tutte le prime pagine dei giornali turchi.
Anche se il titolo principale è, ovviamente: Bomba a Damasco.
La Turchia confina con la Siria e sta ricevendo migliaia di rifugiati e spinge per la caduta del dittatore siriano Assad (soprattutto dopo l’abbattimento di un caccia turco da parte della contraerea siriana).
Nella conferenza stampa dopo l’incontro Erdogan ha detto di non volere la divisione della Siria ma la fine della carneficina.
Putin, che ha posizioni ben diverse nel conflitto dato che sostiene militarmente il regime di Ankara, ha sottolineato il ruolo di mediazione turco nelle trattative per la pacificazione siriana in corso a Ginevra.
I due paesi non possono d’altronde dividersi troppo: la Siria diventerà il nuovo hub del gas della russa Gazprom diretto verso l’Europa, quando verrà ultimato il gasdotto South Stream. L’Italia, con Eni, ha fatto da cavallo di Troia rispetto al progetto, alternativo a quello europeo (appoggiato dagli Usa): il Nabucco, morto prima di nascere, avrebbe dovuto rendere più indipendente (energeticamente e non solo) l’Ue dalla Russia.
L’Italia, in questi anni, a prescindere dal colore dei governi in carica, ha d’altronde sempre più dato retta a Mosca che a Bruxelles, in tema di energia.
Prima o poi qualcuno ci spigherà il perché.
Ad maiora





