Nel giorno in cui il Tribunale di Milano decide se estradare l’imprenditore in Russia.
Questo il video-comunicato:
Ad maiora
annaviva
2 aprile, conferenza stampa per dire a no all’estradizione di Ivan Kostin
Prosegue la campagna video sul caso di Ivan Kostin, adottato da Annaviva.
L’associazione ha organizzato una conferenza stampa a Milano il 2 aprile alle 12, all’Ostello Bello (via Medici 8 – traversa di via Torino).
Parteciperanno il giornalista russo Grigori Pasko e la moglie di Ivan Kostin.
Il giorno successivo, presso il tribunale di Milano, si decederà per l’estradizione (estradarlo vuol dire condannarlo).
Questo il video-comunicato-spot:
Ad maiora
In difesa di Ivan Kostin (che la Russia vuole in carcere)
Nella richiesta di estradizione avanzata da autorità italiane e russe, le procedure che hanno portato al mandato di cattura internazionale contro Ivan Kostin partono dalla fine, dalla decisione dell’ultimo team di investigatori e inquirenti.
A leggere invece le carte nell’ordine in cui sono state presentate, seguendo cioè il corso dell’inchiesta, ci si ritrova proiettati ai tempi di Gogol. Il reato, per il quale Ivan Kostin è stato arrestato a Milano, lo scorso novembre, è avvenuto nella Russia profonda, a Stavropol, città del Caucaso.
Ivan è ricercato da anni, dal 2008 per la precisione. Ma lui tutto ciò non lo sapeva. E invece sulle sue tracce c’era l’Interpol.
Kostin come delinquente deve essere alle prime armi. Un bel giorno di novembre decide di prendere un aereo da Israele (dove ora abita, insieme a moglie e due figli). Arriva a Milano per partecipare a un incontro di enologia. È quello il suo lavoro. Vendere alcol, cognac per la precisione.
Non é il killer sentimentale decritto da Sepulveda. Altrimenti, arrivando nella città della moda, avrebbe evitato di farsi registrare con i propri documenti in albergo.
La mattina, invece della colazione, alla porta trova la polizia che lo porta a San Vittore. Ci resta per un mese e mezzo. Dopo un primo diniego, i giudici decidono per lui gli arresti domiciliari. A Roma, a casa di alcuni parenti che lavorano nella capitale.
Quando vado a trovarlo per realizzare l’intervista che potete vedere in fondo a questo post, nel quartiere (periferico, quasi a Fiumicino) manca la luce. Lui, non potendo (né volendo) uscire di casa, non è in possesso delle chiavi. Il black out impedisce l’apertura elettrica del cancello.
Scavalco, cercando di immaginare come avrei spiegato il tutto agli agenti che controllano che non abbandoni gli arresti domiciliari (evadendo). Per fortuna nessuno mi vede.
Lui appare smarrito (non solo per il mio ingresso garibaldino).
Più che un criminale sembra qualcuno finito in un ingranaggio più grande di lui.
Di Kostin ora si occupano alcuni amici giornalisti russi, come Grigori Pasko che, avendo trascorso del tempo nelle galere putiniane, ha una missione: impedire l’estrazione di cittadini russi accusati di reati economici o politici verso la Russia.
Come Ivan Kostin, cittadino russo, classe 1974.
La giustizia russa lo accusa di aver rubato un enorme numero di bottiglie di cognac, per un valore di milioni di rubli, dalla fabbrica per la quale lavorava.
I problemi per Ivan sorgono qualche anno fa, quando muore il padre che aveva fondato l’azienda di liquori. Ivan eredita molte azioni e rifiuta di venderle (a prezzi stracciati) al socio. Ricco e potente. Che lo denuncia per furto. L’inchiesta parte nel 2008. Passa di mano in mano. A turno, investigatori e inquirenti chiedono l’archiviazione. Fino a che il faldone non finisce nelle mani di un poliziotto e di un magistrato che decidono che Ivan è un “criminale” e che va processato. Anzi, va arrestato anche prima del processo.
Spiccano un mandato di cattura internazionale. Che misteriosamente (dopo una lunga e non clandestina permanenza in Israele) diventa esecutivo quando Kostin arriva a Milano, si registra in albergo e la mattina finisce prima in commissariato poi in cella.
La madre di Mikhail di Khodorkovsky – prigioniero politico nella Russia di Putin -incontrando i militanti di Annaviva a Mosca, ha spiegato che sono almeno trecentomila i russi perseguitati per ragioni economiche.
Politici e potentati (anche locali) usano la giustizia per levarsi di torno chi gli da noia, chi non rispetta le regole non scritte. La legge della giungla.
Come Ivan Kostin, direttore di un’azienda fondata dal padre. Dalla quale avrebbe rubato, senza che nessuno delle centinaia di dipendenti se ne accorgesse, migliaia di bottiglie di pregiato cognac (sostituendolo com cognac non invecchiato). Colpevole, in realtà, di non aver abbassato la testa.
Annaviva, associazione nata per ricordare Anna Politkovskaja e per portare avanti le sue battaglie, chiede alla giustizia italiana di valutare con estrema attenzione il caso di Kostin.
Estradarlo in Russia significa condannarlo.
Valutate voi:
Ad maiora
Annnaviva, flash mob a Mosca. Аннавива, Флэшмоб в Москве
Un flash mob a Mosca.
Dopo quelli a Milano e Roma, per la prima volta, l’associazione italiana Annaviva (nata per ricordare la figura di Anna Politkovskaja) ha organizzato un simbolico blitz nella capitale russa.
Siamo infatti andati a portare le foto di Elsa Kungaeva e Anna Politkovskaja sulla lapide che, inopinatamente, è stata posta poche settimane fa nei giardini di Komsomolskij Prospekt, nel centro di Mosca.
Il monumento ricorda la figura di Yuri Budanov, già colonnello dell’esercito russo condannato per aver ucciso (e ragionevolmente stuprato) una giovane cecena, Elsa Kungaeva. Aveva solo 18 anni ed era stata -illegalmente – fermata con l’accusa di terrorismo. In caserma, era stata strangolata da Budanov e fatta seppellire nei dintorni. Una volta ritrovata, sul suo corpo saranno rinvenuti segni di violenza sessuale.
Per questo orrendo crimine, Budanov, malgrado forti pressioni dell’opinione pubblica russa (ben contrastate da Anna Politkovskaja e dall’avvocato della famiglia Kungaev, Stanislav Markelov) è stato condannato a nove anni di carcere.
Liberato per buona condotta un anno prima (nel gennaio 2009), Budanov è stato assassinato la scorsa estate a Mosca (da sconosciuti, probabilmente ceceni).
Durante la sua detenzione è stata uccisa (da sconosciuti) Anna Politkovskaja. Dopo la sua scarcerazione hanno ammazzato anche l’avvocato Stanislav Markelov (insieme alla giornalista Anastasia Baburova, da due neonazisti.)
A questa terribile storia della Russia di Putin, Annaviva (insieme a LattOria) ha dedicato uno spettacolo teatrale – Elsa K – in scena a Milano.
Con questa manifestazione a Mosca, Annaviva segnala il proprio sconcerto: è possibile che a Mosca non ci sia nemmeno una lapide per Anna Politkovskaja e sia invece ricordato un assassino (espulso dall’esercito per il crimine contro l’umanità)?
L’associazione è da poco riuscita a far dedicare una strada di Milano ad Anna Politkovskaja. Ci auguriamo che la nuova “onda democratica russa” voglia ricordare – una volta finito il putinismo – la figura della grande giornalista russa, dedicandole una via o una piazza nella capitale, dove è stata assassinata 6 anni fa.
Ad maiora.
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После Милана и Рима впервые итальянская ассоциация Аннавива, созданная в память о российской журналистке Анне Политковской, организовала символическую акцию и в российской столице.
Мы съездили положить фотографии Эльзы Кунгаевой и Анны Политковской к мемориальному камню, который неожиданно появился несколько недель назад в одном из дворов Комсомольского проспекта города Москвы.
Памятник поставлен Юрию Буданову, экс полковнику российской армии, осужденному за убийство и основательное изнасилование молодой чеченской девушки Эльзы Кунгаевой. Ей было всего лишь 18 лет и она была незаконно задержана с обвинением в терроризме. В казарме она была задушена Будановым и похоронена неподалеку. Когда ее тело было найдено, на нем обнаружили признаки сексуального насилия.
За это ужасное преступление Буданов, несмотря на сильное общественное давление (которому неплохо противостояли Анна Политковская и адвокат семьи Кунгаевых Станислав Маркелов) был приговорен к девяти годам лишения свободы.
Освобожден за хорошее поведение годом ранее (в январе 2009 года), Буданов был убит летом прошлого года в Москве (неизвестными, возможно, чеченцами).
Во время его содержания под стражей была убита неизвестными Анна Политковская. После его освобождения был убит и адвокат Станислав Маркелов вмете с журналисткой Анастасией Бабуровой (двумя неонацистами).
Аннавива посвятила этой страшной истории путинской России (в сотрудничестве с LattOria) театральную пьесу «Эльза K», поставленную в Милане.
Своей акцией в Москве Аннавива выражает свое беспокойство: неужели возможно, что в Москве не имеется ни одного мемориального камня Анне Политковской и вместо этого помнят убийцу, исключенного из армии за преступление против человечности?
Нашей ассоциации совсем недавно удалось посвятить Анне Политковской одну из улиц в Милане. Мы надеемся, что новая «русская демократическая волна» будет помнить, по окончании путинизма, фигуру великой русской журналистки, посвятив ей улицу или площадь в столице, где она была убита 6 лет назад.
Ad maiora.
#occupyKremlin Putin ha vinto. Resterà in sella?
La (scontata) vittoria di VV Putin alle presidenziali russe sarà seguita dai commenti dei soliti tromboni nazionali.
La Russia vuole l’uomo forte. Non ci sono alternative. I mercati e la (real politik) premiano la stabilità. Queste le parole d’ordine.
Vere ma vecchie.
Vanno considerati infatti tre aspetti.
Primo: la campagna elettorale è stata drogata da regole che farebbero impallidire l’inventore del Porcellum: 2 milioni le firme da raccogliere per presentarsi (se non hai seggi in parlamento, dove lo sbarramento è del 7% e dove sono praticamente vietati i cartelli elettorali). E un filtro di ingresso. Si candida solo chi non dispiace a Putin (e se gli fai paura ti manda in carcere. Forse a vita: come Khodorkovsky). E poi telecamere o no, il controllo politico e sociale su larga parte dell’elettorato è pressante.
Secondo: in Russia la libertà di stampa è un eufemismo. Putin non ha potuto fare campagna elettorale nelle piazze per timore dei fischi. Ma ha imperversato in tv. Il tg del Primo Canale fa sembrare il Tg4 il megafono del Pd. È noto a tutto che, in videocrazia, se non appari in tv non esisti. E non dimentichiamo che i giornalisti che si oppongono (alla guerra in Cecenia come alla devastazione della foresta di Khimki) vengono uccisi o mandati in ospedale.
Terzo: la rete ha portato decine di migliaia di persone in piazza a Mosca. Ma la “rivolta” è partita a metà dicembre. Solo due mesi fa. E solo nella capitale. Sentirete ora dire che Mosca non rappresenta il paese. Vero. Ma non pensiate che il resto siano campagne. Ci sono tante città enormi che ospitano il 70% dei russi. Più ci allontana dalla capitale più il controllo mediatico su eventuali brogli scema (in Cecenia Putin e Russia Unita misteriosamente hanno quasi sempre il 99%).
Mosca comunque non rappresenterà tutta la Russia ma governare con la capitale che ti volta le spalle non sarà facile per Putin.
Tutti i giornalisti e gli oppositori che la delegazione di Annaviva (21 persone, tra loro molti freelance) ha incontrato a Mosca ci hanno ripetuto: il mondo non finisce il 4 marzo. La rivolta comincerà dal 5. Da stasera. Con le manifestazioni a Mosca e San Pietroburgo. Le prime dopo il voto. Non le ultime.
Dopo il Cairo e Roma, anche Mosca sembra essersi stufata dell’uomo dei miracoli.
Non so se il presidente che piange (in diretta tv, ufficialmente per il vento) riuscirà a restare in sella per tutto il mandato.
Molto dipenderà da come gestirà la protesta. I 36 agenti schierati in ogni angolo della capitale non fanno ben sperare.
Ad maiora






