Code ai seggi moscovite. Fuori dai quali si sente musica pop russa.
Dentro tanta gente e urne trasparenti.
L’ong Golos denuncia già numerosi brogli.
AnnaViva c’è.
Qui il video realizzato in quel di Mosca:
Ad maiora
AnnaViva qualche giorno fa, dopo una raccolta di firme, ha ottenuto dal Comune di Milano l’impegno a dedicare una strada ad Anna Politkovskaja.
Nel corso del viaggio di “turismo responsabile” a Mosca, siamo stati alla Novaja Gazeta (il giornale di Anna) ad annunciare la buona notizia.
Nel video si vedono e sentono Vitaly Yaroshevsky e Nadhezda Prusenkova della Novaja Gazeta parlare di Anna, delle presidenziali e sopratutto del grande movimento rivoluzionario che si è messo in moto a Mosca.
Questo il video:
Le traduzioni sono di Marina Davydova, del direttivo di Annaviva.
(ps. Iscrivetevi all associazione: http://www.annaviva.com)
“Oggi come oggi, se un ragazzo dice di votare per Putin, almeno qui a Mosca, è difficile che una giovane gli dia il suo numero di telefono”.
Suonano come pietra tombale per il putinismo le parole di Filip Dziadko, giornalista di “Bolshoj gorod”.
È uno dei nuovi volti della “rivoluzione democratica russa”.
Le urne sono ormai aperte ma qui si pensa ormai solo al dopo-Putin.
“Fino a qualche settimana fa c’erano molte persone insoddisfatte della vita politica russa, molto scettiche verso il governo. Depresse. Ma non consideravano interessante partecipare a manifestazioni. Erano persone che, da lettori del nostro giornale, sapevano della Politkovskaja, di Khodorkovsky e di come funziona il sistema giudiziario in Russia.
Quelle stesse persone ora scendono in piazza.
In questi dodici anni il potere l’hanno avuto Putin e Medvedv. Ora ce l’hanno i manifestanti. Che non si informano più guardando le stupidaggini in tv, ma che navigano su internet.
Ora molti hanno finalmente capito che i cambiamenti dipendono da ciascuno di noi.
Non sto parlando di tutta la società e nemmeno di tutta Mosca. Ma di un grande numero di attivisti. Che all’improvviso hanno detto: basta”.
Il giovane giornalista ci spiega anche come la rete abbia impattato sulle manifestazioni: “Quando si va a chiedere l’autorizzazione per una piazza, si stampa l’elenco di quanti, su Facebook, hanno annunciato che parteciperanno. Decine di migliaia di persone. Così sono state assegnate piazze grandissime. Che sono state riempite. Per questo Putin ha paura di internet. Ma non può fermarlo”.
Dziadko conclude: “Le presidenziali non sono oneste. Dal 5 marzo si ricomincia con le manifestazioni”.
Ad maiora
Perché è scoppiata la “rivoluzione democratica” a Mosca?
Ognuno degli interlocutori che abbiamo incontrato nel corso del viaggio di turismo responsabile di Annaviva ha fornito la sua risposta: gente stufa, stagnazione etc.
Io ho avuto una sensazione netta osservando ragazzi e ragazze incollate ai computer, telefonini e Ipad nei locali di tutta Mosca.
Qui ovunque c’è il wifi gratis e senza limiti. Fuori fa freddo e la vita passa dagli appartamenti al metrò (dove si rvedono più Ipad che a Milano) fino ai locali, ristoranti ma soprattutto bar.
Qui i ragazzi chiacchierano (amoreggiano) e chattano allo stesso tempo. Scoprono quelle informazioni che per 12 anni sono stati nascoste dalle tv del regime.
La rete ha polverizzato tutto questo.
Facebook ha dato il la alla organizzazione della protesta. E Navalnij ne ha offerto i contenuti critici.
Difficile per il regime ora fermare tutto questo.
Con internet le aziende russe fanno affari. Mettere dei filtri, in tempo di crisi, potrebbe esser devastante e inutile.
Domani si vota.
Ma da lunedì sarà di nuovo la rete a dettare i tempi della politica russa. Una novità assoluta.
Ad maiora
La raccolta firme per chiedere al Comune di Milano di dedicare una strada o una piazza ad Anna Politkovskaja è iniziata ai primi di novembre.
Annaviva gode di buona stampa. Per questo la notizia (grazie a Elisabetta Soglio) ha trovato subito spazio sulle pagine milanesi del Corriere della sera.
Poi è, ovviamente, uscita dal circuito informativo tradizionale ed è diventata, grazie alla Rete, un fiume carsico. Capace di apparire in più punti della blogosfera. Rituittato da sconosciuti che, dopo aver firmato, decidevano di fare loro l’iniziativa. Che appartiene ai quasi 1800 cittadini che l’hanno sottoscritta.
Tra loro ci sono nomi noti a tutti. Altri che dicono qualcosa solo a noi di Annaviva, che ricevono le nostre comunicazioni, che partecipano alle nostre iniziative.
Ma i più, tra i firmatari, sono sconosciuti che hanno deciso di metterci la faccia, anzi più precisamente: un nome, un cognome e una professione, inserendo il tutto in una mail mandandola a unaviaperanna@gmail.com
La palla di neve è così diventata valanga. Sotto Natale sono arrivate anche cento firme al giorno.
Era già successo con i due precedenti appelli per Anna Politkovskaja.
Il primo invitava a “non dimenticare” la grande giornalista. A pochi mesi dal suo omicidio era infatti sparita dalle cronache di giornali e riviste (noi la ricordammo con un grande convegno al Circolo della Stampa di Milano, a un anno dall’assassinio).
Ora non è più così. L’obiettivo di tener viva la sua memoria è stato ottenuto grazie alla partecipazione di tanti singoli e di molte associazioni. Ma ci tengo a sottolineare il ruolo di Annaviva che, con coerenza, da cinque anni porta avanti questa idea.
Con il secondo appello (scritto insieme agli amici di Gariwo) si chiedeva che Milano dedicasse un albero, nel locale Giardino dei Giusti, proprio ad Anna Politkovskaja. Quando Vera, figlia di Anna, venne a scoprire la lapide sotto quell’albero (e fece lo stesso il giorno dopo a Brescia, grazie alla sensibilità di Laura Castelletti e della giunta Paroli) un altro obiettivo era stato raggiunto.
L’albero, dalla folta chioma e soprattutto dalle lunghe radici, divenne così il “logo” di Annaviva (nome anch’esso studiato come logo, quasi palindromo, difficile da dimenticare, a Mosca come a Milano).
L’appello per via Politkovkaja è un altro tassello in questo percorso della memoria che stiamo cercando di portare avanti. Grazie ai Grilli Estensi una via Politkovskaja è comparsa a Ferrara.
Ma Milano, città che ospiterà l’Expo, è una tra le città più note del mondo. Scala e Moda portano qui migliaia di russi. E a Mosca e dintorni la città è ben conosciuta (e a volte amata).
Di qui l’idea. In un mondo che ci propone merci (e armi e crociere) globalizzate, noi globalizziamo anche le icone del giornalismo. E lo facciamo nella “città liquida” per eccellenza.
Quando Luca Gibilini, Marco Cappato e Filippo Barberis a metà febbraio hanno presentato la mozione in Comune (sottoscritta da tutti i capigruppo in Consiglio) ci era già sembrato un passo importante.
Con un così ampio sostegno è stata immediatamente calendarizzata. Finendo per essere approvata dall’aula lunedì scorso.
L’unanimità del voto mi ha lasciato senza fiato. Perché da anni cerchiamo di unire più persone possibili sotto la bandiera dei diritti umani. Ad Est come ad Ovest.
E in questo, piccolo, caso sembra che ci siamo riusciti.
È qualcosa che mi riempie di orgoglio. Soprattutto perché non è un’iniziativa nata nel chiuso di un ufficio o di una redazione. Ma è qualcosa che ha finito per coinvolgere tante (belle) persone.
Ora il percorso per arrivare all’assegnazione della via necessita ancora di alcuni passaggi. Che sono certo non saranno lunghi. Si cercherà un luogo che non dia problemi ai postini, visto che questa sembra un esigenza diffusa.
Spero sia comunque un luogo centrale.
E chiederemo che l’inaugurazione si faccia in un giorno non lavorativo.
In modo che il maggior numero possibile dei firmatari possa stringersi intorno a quel cartello stradale.
Un albero. Una via. Tante persone. Tanti messaggi. Tanti ricordi.
Qui nessuno ti ha dimenticato, cara Anna.
Annaviva sta tornando ora a Mosca anche per questo.
Per ricordare a chi ti ha voluto bene che il tuo sacrificio non è stato vano.
Per ricordare a noi stessi che il cammino è appena iniziato. Che la vittoria non è dietro l’angolo ma nemmeno così distante. Che il tempo è galantuomo. E che il tuo ricordo durerà ben oltre la vita di chi ti ha ucciso, di chi l’ha ordinato e dei vermi che proteggono gli uni e gli altri.
Ad maiora.