Pensieri

Condanne a morte in Bielorussia? E chi se ne frega

Dall’ultima dittatura d’Europa arriva questa mattina la notizia della seconda condanna a morte eseguita in Bielorussia per l’attentato alla metropolitana di Minsk che costò la vita, l’11 aprile di un anno fa, a 15 persone.

A nulla sono servite le pressioni dell’Unione europea e delle organizzazioni per i diritti umani che avevano chiesto a Lukashenko di sospendere le condanne a morte. Tra i 15 stati emersi dal crollo dell’Urss, la Bielorussia è l’unica che continua con le uccisioni di Stato.

I risvolti e le motivazioni dell’attentato non furono peraltro mai chiariti. Le opposizioni hanno sempre sospettato fosse un complotto (in stile siriano per intendersi) per stringere ancora di più le maglie del regime.

Ieri è stato “giustiziato” Vladislav Kovalev. Oggi la tv di stato ha annunciato l’esecuzione anche del suo amico Dimitri Kanavalau.

C’è da dire che la stampa italiana in edicola questa mattina ha superato sé stessa, quanto a provincialismo e disinteresse.

Questo lo spazio dedicato all’esecuzione in Bielorussia di ieri:

Il Giornale: righe 0

Il Fatto: 0

Il Corriere della sera: 0

La Repubblica : 0

Il Sole 24 ore: 0

Il Giorno: 0

Vedremo se domani si accorgeranno della duplice esecuzione.

Ad maiora.

7 anni fa la morte di Mashkadov. Eroe per i ceceni. Terrorista per i russi

Nel settimo anniversario della morte, gli amici della diaspora cecena ricordano Aslan Mashkdavov:

http://youtu.be/rvrUCPAv4cA

I commenti al video rendono l’idea delle sanguinuose divisioni, tuttora presenti.

L’ultimo presidente ceceno è stato bollato di terrorismo dalle autorità russe. Per questo, dopo la morte in battaglia, il suo corpo non è mai stato restituito ai familiari:

http://en.wikipedia.org/wiki/Aslan_Maskhadov

Ad maiora.

#freerossella subito!!!!!!!!!!!!!!!

Questo blog aderisce convintamente alla campagna per la liberazione di Rossella Urru.
Chiediamo che tutti i comuni espongano uno striscione per Rossella l’8 marzo…

Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e con grande cuore donano la propria vita agli altri.
Manteniamo viva l’attenzione su Rossella Urru,
i media non lo fanno, facciamolo noi
Liberatela subito!
Oggi non scriverò altro che: #freerossella
Questo il sito dedicato:
Ad maiora

Da “Meno male che Silvio c’è” a “Gente che non prova invidia”. Nuovo inno Pdl

Durante il vertice di Lesmo (nel quale si è deciso di presentare liste Pdl alle prossime amministrative) Silvio Berlusconi ha presentato il nuovo inno del partito (che dimostra che non dovrebbe cambiare nome).

Ecco parte del testo, diffuso nella notte dall’Ansa.

Gente che ama la luce, che non prova invidia e odiare non sa.

Gente che non ha rancore e ha come valore la sua libertà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta per la verità, è questo il popolo della libertà.

Grande sogno che ci unisce, un sogno si realizzera’, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincera’ per sempre.

Grande la voglia di votare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà.

Gente che crede e che lotta, che crede nel sogno della libertà, gente che prende la mano, che guarda lontano, che resisterà e porta insieme una bandiera nuova, che non si arrende e non si arrenderà, che lotta sempre per la verità.

E’ questo il popolo della libertà.

Grande e’ il sogno che ci unisce, il nostro sogno che si realizzerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vincerà per sempre.

Grande la voglia di lottare, la voglia di cambiare l’Italia che verrà.

Noi siamo il popolo della libertà, noi siamo il Popolo della libertà.

Ad maiora

Turkmenistan al voto. Sapendo già chi vincerà

Si sono aperte nella notte italiana e si chiuderanno nel pomeriggio le urne per le presidenziali in Turkmenistan. Uscito dall’Unione sovietica, il paese asiatico non ha mai conosciuto neanche una breve stagione di libertà.

I candidati per la carica presidenziali sono otto (tra loro due ministri e vari imprenditori, naturalmente definiti indipendenti), ma uno solo è destinato a risultare vincente: Gurbanguli Berdymukhamedov.

Il presidente uscente fu eletto nel 2007 con l’89% dei voti. Probabile che nelle urne, blindatissime, si ripete quel grande successo.

Il predecessore Saparmurat Niyazov, d’altronde, “Padre della patria”, era diventato “presidente a vita”, cambiando il calendario e disseminando il paese di sue statue d’oro. E’ morto all’improvviso alla fine del 2006.  Berdymukhamedov, di professione dentista, e fino a quel momento ministro della Sanità, fu chiamato a sostituirlo e a proseguire la politica repressiva.

In assenza di competizione politica, l’Osce ha rinunciato a monitorare le elezioni (che coinvolgono solo 3 milioni di votanti).

Il paese, ricco di materie prime, è passato – senza soluzioni di continuità – dalla guida unica del Partito comunista turkmeno a quello del Partito democratico, al potere dal 1991.

“Nessun movimento di opposizione è permesso”, scrive Reporters senza frontiere (Rsf), spiegando che “niente è realmente cambiato in uno dei più paesi più chiusi e repressivi del mondo”.

Amnesty International denuncia invece “l’uso della tortura e severe restrizioni alla libertà di movimento e di espressione e altri diritti fondamentali”.

I risultati saranno annunciati il 15 febbraio.

Ad maiora