Pensieri

La cucina regina della tv: come la crisi fa crescere i programi culinari (tesi)

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Uno dei (pochi) aspetti positivi della crisi economica è una maggiore attenzione verso ciò che mangiamo, In una fase di ristrettezze non ci si può iinfatti più permettere di comprare cibi pronti (insalate in busta, per fare un clamoroso esempio) e men che meno di andare al ristorante. Si è tornati un po’ a qualche decennio fa, quando si usciva a cena solo se c’era qualcosa da festeggiare.

Proprio questa contrazione dei consumi esterni, ha incrementato quelli interni, quelli casalinghi. E’ quanto sostiene la tesi di Viviana Malanchini oggi in discussione alla Statale di Milano. Che racconta, trasmissione per trasmissione, l’invasione dei programmi culinari in televisione.

Si sta di più a casa e si torna a cucinare. Spesso magari davanti alla tv.

La Malanchini sottolinea come questo moltiplicarsi di gare di cucina, di corsi mordi e fuggi o di veri e propri show con personaggi che forse non sanno nemmeno preparare la pasta in bianco, siano una conseguenza del digitale terrestre che ha fatto crescere i canali tematici. Molti improntati su fai-da-te. Dove tutto sembra molto più facile di quel che è.

Per secoli, l’arte di cucinare è stata tramandata da una generazione all’altra. Gli anni del boom economico hanno interrotto quella tradizione. E ora è ovviamente la tv che cerca di ovviare a questo gap. Attirando il pubblico a sé (facendolo sempre più identificare con l’elettrodomestico). E ovviamente piazzando pubblicità mirata.

Ad maiora

Umberto Ceva e la sua targa. Da conservare.

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“Di qui il 30 ottobre 1930 Umberto Ceva, cospiratore antifascista, muoveva verso il carcere e la morte sulle vie del sacrificio eroicamente additando agli oppressori e ai dimentichi la liberta’. 1900-1930”
Recita così la lapide che vedete fotografata qui sopra e davanti alla quale passo spesso, in via Bramante a Milano.

E’ una figura cui – anche per ragioni di legami amicali con la sua famiglia – sono particolarmente affezionata quella di Umberto Ceva, chimico milanese, antifascista di Giustizia e libertà, che – dopo essere arrestato dall’Ovra – si suicidò in carcere per non fare i nomi di altri cospiratori, tra i quali anche la spia che lo fece arrestare.
Perché racconto questa storia oggi?
Perché due giorni fa, passando vicino alla lapide ho notato che nell’edificio sul cui muro è stata posta la targa, è in fase di ristrutturazione. Anzi, verrà abbattuto, come recentemente successo per l’enorme palazzo ex Enel di via Procaccini.

L’edificio che ora verrà tirato giù – lo dico per i milanesi – è quello occupato qualche lustro fa dal Bulk, il cui sgombero – nel 2000 – sembrò di un’urgenza mai più rimandabile.
Il Bulk non c’è più, ma che ne sarà della targa per Umberto Ceva, ho chiesto agli amici dell’Anpi?
Mi hanno risposto che da tempo stanno seguendo la vicenda e che l’azienda che si occupa dei lavori ha assicurato che avrà cura della lapide. Ma che qualche pressione mediatica avrebbe fatto comodo.

Eccomi dunque (qui e non solo).

La storia di Umberto Ceva è particolarmente simbolica anche per il tradimento subito.
Sul caso, dopo la liberazione, si spese il grande Ernesto Rossi che scrisse un libro contro il traditore, Carlo del Re, una “spia del regime”.

Il ricordo di Ceva a Milano non si spense con la sua morte. La vedova, Elena Valla, anch’essa antifascista (e collaboratrice delle Energie Nove di Gobetti) è stata letterata e apprezzatissima docente.

Meglio quindi che quel pezzo di storia di Milano raccontato da quella lapide non scompaia.

Ad maiora

Ps. (scritto a fine agosto) Il Comune di Milano mi ha contattato e spiegato che è stato deliberato un progetto per salvare la lapide e ricollocarla. Non ho dubbi che sarà così.

Ad maiora

Balotelli passeggia per Salvador. Icona anche in Brasile #zappingmondiale

Balotelli e SalvadorPoca Italia sui siti stranieri.E quasi tutta a tema sport, anzi: calcio.

Partiamo da Ancelotti che compare in evidenza sul Pais dato che allenerà il Real. Balotelli al centro del titolo del Mundo che presenta la sfida di questa sera col Brasile di Neymar.
L’Irish Times scrive che l’Italia è blindata nell’hotel brasiliano.
In realtà su Globo c’è il servizio (anche video) proprio su Balotelli (chiamato “Mario” anche qui, ormai icona in ogni angolo del pianeta) che passeggia per Bahia.
La Naccion parla dei cento giorni di Papa Francesco, sorta di luna di miele.
Infine, una curiosità: il tappeto rosso steso sotto i piedi di Marie Le Pen in Russia, come riporta Le Figaro.
Ad maiora.

Giovanni Palatucci, giusto e santo o collaboratore dei nazisti?

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Sui media si susseguono articoli che mettono in discussione la figura di Giovanni Palatucci, ex commissario di polizia, vice questore di Fiume italiano. L’uomo, morto nel campo di concentramento di Dachau, è medaglia d’oro al merito civile, Giusto tra le Nazioni per lo Yad Vashem e Servo di Dio per la Chiesa cattolica.

Ora si mette in discussione che abbia davvero aiutato gli ebrei, sostenendo anzi che abbia cooperato alla loro deportazione. Anche Wikipedia ha aggiornato la pagina.
Un mese fa un articolo del Corriere aveva messo in dubbio la sua figura.
Un articolo criticato dall’associazione che porta il nome di Palatucci.
Ora il caso si è internazionalizzato e articoli compaiono su molti siti stranieri. Come sul New York Times.
A Palatucci sono stati dedicati alcuni libri, molte targhe e vie in giro per l’Italia.
E anche una bella puntata (con molte testimonianze) de La Storia siamo noi.

Vedremo cosa succederà ora.
Ad maiora

Il martire Palatucci e il futuro di Letta #zapping mondiale

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Un po’ di Italia nei quotidiani stranieri online.

La conferenza stampa del presidente Letta compare sul Corriere del Ticino, con riferimento ovvamente agli accordi con la Svizzera.
Il futuro del governo italiano è intrecciato ai destini giudiziari del Cavaliere. Ne è convinto El Pais.
Le Monde riprende la storia di Palatucci, presunto Schindler italiano e dichiarato martire, in realtà l’uomo (morto in campo di concentramento) sembra sia stato attivo nella deportazione degli ebrei di Fiume. La vicenda viene compare anche sull’Indipendent.
Bello il titolo dell’Irish Times sulla morte (in un hotel romano) di Gandolfini.
L’infortunio di Pirlo (icona sportiva mondiale ormai) è in bella vista sul Mundo.
Infine la vittoria Nba degli Heat è pubblicata a caratteri cubitali sul quotidiano di Miami.