Pensieri

Senza titolo

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STOP VLÁDĚ. Manifestazione di protesta a Praga

Oceanica e pacifica manifestazione di protesta ieri a Praga contro gli interventi economici (o anti-economici?) introdotti dal governo di centro-destra.

120 mila persone, provenienti da tutta la Repubblica Ceca, si sono riunite in Piazza San Venceslao.

Le opposizioni chiedono il ritiro dei provvedimenti ed elezioni anticipate.

La manifestazione è stata convocata dai sindacati insieme ai partiti d’opposizione (socialdemocratici e comunisti).

Queste le immagini della manifestazione, captate in rete:

http://youtu.be/S1TK6X4hcY4

http://youtu.be/fYmen5bMoQc

Ad maiora

Il mio “ad maiora” non è celeste

In questi giorni di inchiesta sul San Raffaele e sul faccendiere Daccò, più di un amico mi ha fatto presente che lo yacht al centro di molti scatti si chiama “ad maiora”. È la stessa formula con cui chiudo, da anni, i miei post, le mie lettere (non amorose, quindi quasi tutte), persino le mie comunicazioni redazionali.
Il Secolo XIX ha scoperto intanto che lo yacht ha cambiato proprietario:
http://www.ilsecoloxix.it/p/multimedia/levante/2012/04/18/APoeEwKC-maiora_proprieta_cambiato.shtml
Va detto che “essendo uno sfigato”, le ultime vacanze di gruppo fatte in nave, erano a bordo di un traghetto.
Ma torniamo ad “ad maiora”.
È una locuzione latina di buon augurio. Verso cose più grandi, significa.
È una formula d’augurio.
Io l’ho mutuata dalla professoressa che ho più amato in vita mia: Ines de Tura. Anzi, Ines Pellizzoni de Tura, avendo scoperto, solo alla sua morte, il suo cognome da nubile:
http://archiviostorico.corriere.it/2003/aprile/23/classici_famiglia_per_prof_Ines_co_7_030423044.shtml
Amava il marito tantissimo, quasi quanto noi studenti, la professoressa De Tura.
Lui morì appena lei andò in pensione. E la prof. si ritirò a fare vita appartata, ad aspettare di raggiungerlo (perché mi viene a trovare, chiedeva? Si goda l’aria aperta e la vita, mi diceva quando andavo a casa sua, ormai laureato).
Eppure, l’ad maiora con cui chiudeva tutte le lettere era uno stimolo a non mollare, a non abbassare la testa, a usarla sempre.
A scuola, al liceo Carducci, sosteneva quanti si impegnavano, in politica, nel giornale scolastico, persino nei picchetti (c’era un viscido preside ai tempi, non merita nemmeno il diritto alla citazione in questo post).
Ci invitava a leggere i quotidiani ed era riuscita a far appassionare tutti al Greco.
Il mio “ad maiora” è dunque quello della De Tura.
Non un tuffo da uno yacht.
Ma un lasciarsi nel vuoto, senza paura.
Grazie prof. ovunque tu sia.
Ad maiora

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Formigoni replica alla moglie di Simone

Lunga lettera su Tempi.it:

Formigoni a tempi.it: «Cosa ho da dire sull’amicizia con Daccò e Simone»

L’amicizia non è reato, dice il presidente lombardo, replicando a quanto scritto da Carla Vites al Corriere:

Lettera di una ciellina al Corriere. Raccomandato leggerla


Ad maiora

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In tram, sul 14

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Cucciolo di 9 anni. Suona la fisarmonica. Ho la musica a palla e mi accorgo di lui solo quando si allontana.
Mi sfilo le cuffie e lo fermo.
Perché non sei a scuola?
Vado a scuola in Romania.
E perché non sei a scuola in Romania?
Sono giorni di vacanze.
(mi guarda intenso, ma non mi sfida. Ma senza imbarazzo. Forse lo si percepisce di più tutto intorno)
Saranno finite le vacanze pasquali ormai, no?
Sì, ma lì non è come qui. Se non vai qualche giorno a scuola nessuno ti dice niente. Semmai non vai nella classe dopo.
(mi fermo un istante. Vorrei carezzargli la testa come faccio con mia figlia, quasi stessa età. Ma invece continuo a parlare. Il suo tempo su quel tram sta finendo).
Dì ai tuoi genitori di mandarti a scuola e non sui tram. E ricordati che solo i bimbi della tua età vanno a scuola o dovrebbero andare a scuola in ogni paese del mondo. E ricorda che questi giorni passano e poi non tornano più. Cerca di leggere più che puoi. Fai almeno quello se non riesci ad andare a scuola.
(ha un attimo di smarrimento. Poi scende)
(il mio smarrimento prosegue anche ora. E l’iPhone è bagnato anche se a Milano ha smesso di piovere)
(la foto è a mie scarpe, mio zaino e sacchetto di plastica di un altro “vecchio” migrante: è l’unico che mi sorride quando scendo a mia volta dal 14).
Ad maiora (ma davvero, per Dio)