Autore: Andrea Riscassi

Sono nato nel 1967 e sono giornalista Rai. Dopo gli esordi a Società Civile e al Corriere della Sera, sono approdato in televisione nel 1991, prima a Lombardia 7 e poi in Rai. Alla Tgr Lombardia sono stato inviato e caposervizio. Dal 2013 lavoro a RaiSport, dove seguo l'Atalanta e la Nazionale italiana di calcio. Ho pubblicato diversi libri, tra cui Anna è viva, Anticorpi alla videocrazia, Favola Atalanta, Vivi ogni giorno come fosse il primo e Solo Atalanta. Ho svolto attività di docenza e formazione alla Scuola di giornalismo Walter Tobagi dell'Università degli Studi di Milano, all'Università degli Studi di Milano e al Master in Comunicazione e Marketing dell'Università di Bologna.

Verso Gibilterra: suggerimenti?

20130626-184403.jpg
Settimana prossima io e Marta andremo a Gibilterra in auto. La vacanza sarà anche e soprattutto il viaggio (di cui scriveremo), toccando il sud di Francia e Spagna?
Avete suggerimenti da darci? Ristoranti vegetariani da suggerire? Spiagge imperdibili?
Siamo qui.
Tenete conto che la prima tappa sara in Camargue (per i cavalli, ovviamente) e che salteremmo Barcellona, dove siamo entrambi stati.
Intanto grazie.
Ad maiora

Ps. La foto si riferisce all’ultimo tramonto che abbiamo visto in Egitto. 🙂

L’occhio della videosorveglianza: come le telecamere di controllo hanno cambiato la nostra percezione visiva (tesi)

20130621-204936.jpg
La tesi magistrale di Camilla Ramazzotti (discussa in questi giorni in Festa del perdono) va a toccare uno dei temi cardini del corso sulla videocrazia che tengo alla Statale di Milano. Denota da un lato la rilevanza e la forza delle immagini. Dall’altra una penetrazione ormai massiva che ha compromesso definitivamente il diritto alla privacy.
La nostra, come sottolinea la Ramazzotti, è una società sorvegliata. E il pensiero non può andare a 1984, ritardato solo di pochi lustri.
Il tutto ha comunque anche qualche risvolto positivo. Soprattutto nelle inchieste giudiziarie. Nella tesi vengono riportati una serie di casi nei quali l’immagine ha avuto un peso rilevante per le indagini. Come per la morte di Franco Mastrogiovanni in un reparto di psichiatria del salernitano. O per gli spari contro il consigliere comunale torinese Alberto Musy. O ancora per l’attentato di Brindisi in cui ha perso la vita Melissa Bassi, che qualche giorno fa ha portato alla condanna di Giovanni Vantaggiato proprio per le riprese delle telecamere di un chiosco.
Insomma, anche il modo di fare indagini sta cambiando. Gli stessi investigatori d’altronde, per incastrare educatrici violente, non hanno strumento migliore che piazzare una telecamera nascosta in classe.
Ad maiora

L’occhio della videosorveglianza: come le telecamere di controllo hanno cambiato la nostra percezione visiva (tesi)

20130621-204936.jpg
La tesi magistrale di Camilla Ramazzotti (discussa in questi giorni in Festa del perdono) va a toccare uno dei temi cardini del corso sulla videocrazia che tengo alla Statale di Milano. Denota da un lato la rilevanza e la forza delle immagini. Dall’altra una penetrazione ormai massiva che ha compromesso definitivamente il diritto alla privacy.
La nostra, come sottolinea la Ramazzotti, è una società sorvegliata. E il pensiero non può andare a 1984, ritardato solo di pochi lustri.
Il tutto ha comunque anche qualche risvolto positivo. Soprattutto nelle inchieste giudiziarie. Nella tesi vengono riportati una serie di casi nei quali l’immagine ha avuto un peso rilevante per le indagini. Come per la morte di Franco Mastrogiovanni in un reparto di psichiatria del salernitano. O per gli spari contro il consigliere comunale torinese Alberto Musy. O ancora per l’attentato di Brindisi in cui ha perso la vita Melissa Bassi, che qualche giorno fa ha portato alla condanna di Giovanni Vantaggiato proprio per le riprese delle telecamere di un chiosco.
Insomma, anche il modo di fare indagini sta cambiando. Gli stessi investigatori d’altronde, per incastrare educatrici violente, non hanno strumento migliore che piazzare una telecamera nascosta in classe.
Ad maiora

Come cambia la telecronaca: le voci del calcio da Bruno Pizzul a Fabio Caressa

20130616-224527.jpg
C’erano una volta Nicolò Carosio e Nando Martellini. Voci di una telecronaca che sembra provenire da un altro mondo televisivo e che è invece solo il nostro recente passato.
La tesi di Niccolò Franchini in discussione questa mattina alla Statale di Milano verte proprio su come sia cambiata la telecronaca: “Le voci del calcio in TV da Bruno Pizzul a Fabio Caressa”.
Franchini analizza l’evoluzione o l’involuzione del commento alle partite di calcio, terreno ai limiti del sacro nel nostro paese. Si analizzano i tempi del monopolio Rai per arrivare alle voci di Mediaset fino a quelle di Skysport, senza dimenticare fenomeni moderni come le telecronache dei videogiochi.
La tesi si conclude con due interviste parallele a Pizzul e Caressa. È interessante notare come entrambi citino a mo’ di esempio le telecronache tedesche, con un solo telecronista. Per Pizzul sono ancora la soluzione ideale. Per Caressa invece totalmente anacronistiche.
Due scuole di pensiero. Una delle quali vincendo, non farà prigionieri.
Ad maiora

La cucina regina della tv: come la crisi fa crescere i programi culinari (tesi)

20130616-223330.jpg
Uno dei (pochi) aspetti positivi della crisi economica è una maggiore attenzione verso ciò che mangiamo, In una fase di ristrettezze non ci si può iinfatti più permettere di comprare cibi pronti (insalate in busta, per fare un clamoroso esempio) e men che meno di andare al ristorante. Si è tornati un po’ a qualche decennio fa, quando si usciva a cena solo se c’era qualcosa da festeggiare.

Proprio questa contrazione dei consumi esterni, ha incrementato quelli interni, quelli casalinghi. E’ quanto sostiene la tesi di Viviana Malanchini oggi in discussione alla Statale di Milano. Che racconta, trasmissione per trasmissione, l’invasione dei programmi culinari in televisione.

Si sta di più a casa e si torna a cucinare. Spesso magari davanti alla tv.

La Malanchini sottolinea come questo moltiplicarsi di gare di cucina, di corsi mordi e fuggi o di veri e propri show con personaggi che forse non sanno nemmeno preparare la pasta in bianco, siano una conseguenza del digitale terrestre che ha fatto crescere i canali tematici. Molti improntati su fai-da-te. Dove tutto sembra molto più facile di quel che è.

Per secoli, l’arte di cucinare è stata tramandata da una generazione all’altra. Gli anni del boom economico hanno interrotto quella tradizione. E ora è ovviamente la tv che cerca di ovviare a questo gap. Attirando il pubblico a sé (facendolo sempre più identificare con l’elettrodomestico). E ovviamente piazzando pubblicità mirata.

Ad maiora