Maurizio Sarri non nasconde le difficoltà dell’Atalanta dopo l’1-1 casalingo contro il Kairat. Il tecnico riconosce gli errori della squadra, sottolinea ancora una volta il peso degli infortuni e spiega il significato del ritiro a Zingonia. Ma ammette che la Dea deve migliorare anche con i giocatori attualmente a disposizione.
«Sicuramente si poteva fare meglio. Ultimamente abbiamo regalato gol agli avversari e nella fase di impostazione bisogna essere molto più veloci, materialmente facendo viaggiare la palla più velocemente e mentalmente togliendo un tocco».
Sarri individua anche un problema psicologico: «Siamo una squadra emotivamente vulnerabile. A livello di voglia stasera gli puoi dire poco, perché hanno cercato il risultato fino al 95’. A livello tattico si sono moltiplicate tantissime cose che hanno complicato un lavoro già molto difficile di suo».
Il riferimento è soprattutto alle assenze e alle difficoltà nel costruire una nuova identità di gioco: «Tanti giocatori si infortunano, tanti non si allenano e poi devono giocare. La transizione da un modo di giocare a un altro, che era già difficile, diventa molto più complicata. Ci abbiamo messo dentro anche errori piuttosto stupidi, evitabili. Anche il gol di stasera lo ritengo uno di questi».
Il recupero degli infortunati resta fondamentale, ma non sarà sufficiente: «Ci facciamo molto conto, però secondo me non basta. Bisogna migliorare anche quelli che stanno giocando. Quando fai otto partite in 23 giorni e hai a disposizione 13 giocatori invece di 23, le cose cambiano. Probabilmente, giocando un po’ meno, anche quelli che stanno giocando ora starebbero meglio».
Su Scamacca, schierato titolare nonostante le condizioni non ottimali, Sarri spiega: «Ha fatto con la squadra soltanto l’allenamento di ieri. Non poteva essere al massimo della condizione. Mi aspettavo una partita difficoltosa e così è stato, ma ha tutte le attenuanti del mondo». Anche Krstović, prima della gara, aveva mostrato alcuni valori fisici non in linea con le sue medie.
Il tecnico risponde poi ai fischi rivolti ad alcuni giocatori e alla squadra: «Se si parla del pubblico che ci sostiene, noi siamo in debito. Anche stasera hanno fatto il tifo per 90 minuti, poi c’era la delusione del risultato e ti fischiano all’uscita. Penso che tutti noi siamo in debito con il pubblico e, se tutto il gruppo la pensa come me, bisogna prendersi l’impegno prima o poi di ripagare in maniera importante».
Il ritiro a Zingonia serve soprattutto a ritrovare compattezza, più che a lavorare sugli schemi. Sarri lo spiega con una battuta molto diretta: «Se giochi ogni tre giorni la gente non si allena, quindi tatticamente non si fa un cazzo».
E aggiunge: «Lavoriamo molto sulla testa, sullo stare insieme, sul trovare obiettivi collettivi che ci accomunino il più possibile. A volte basta stare insieme parlando di altri argomenti e non di calcio, perché la relazione interpersonale e la voglia di sacrificarsi l’uno per l’altro aumentano anche in questo modo».
Il ritiro permette anche agli infortunati di effettuare cure e lavoro individuale, accelerando per quanto possibile il recupero.
Qualche nota positiva arriva dai giovani. «Sono contento per Idele, che ha fatto per la prima volta 90 minuti con noi e ha disputato una buona partita. Alla fine abbiamo giocato una partita europea con quattro difensori tutti provenienti dal nostro settore giovanile. Qualcosa di buono c’è».
Infine un riconoscimento a Krstović, autore del pareggio: «Può diventare un leader, non attraverso interventi verbali, ma per la carica agonistica che ha. Questa caratteristica può diventare trascinante».
La strada resta complicata, ma Sarri non considera compromessa la stagione europea: «La possibilità di passare il turno, anche attraverso i playoff, esiste ancora. Dobbiamo attendere momenti migliori, lavorare, recuperare più giocatori possibile e migliorare in diverse cose».
Ad maiora