«Pretendiamo grinta e responsabilità all’attacco!! C’è da rispettare un’intera città». Lo striscione firmato 1907 è ancora lì, davanti al centro sportivo di Zingonia, dove l’Atalanta è in ritiro dopo la disfatta contro il Parma. Era stato esposto già prima della trasferta di Firenze e nessuno lo ha tolto. Un messaggio che, partita dopo partita, è diventato ancora più attuale. Domani sera, contro il Kairat, i nerazzurri avranno un’altra occasione per dimostrare di averlo recepito.
Lunedì sera, durante lo 0-3 contro il Parma, la Curva Nord ha dato una dimostrazione di che cosa significhi sostenere l’Atalanta. Mentre una parte dello stadio fischiava e qualcuno cominciava ad abbandonare gli spalti, la Nord non soltanto ha continuato a cantare, ma dopo il terzo gol degli emiliani ha addirittura aumentato il volume dei cori. Una risposta sorprendente, quasi a voler trascinare una squadra che sul campo sembrava ormai incapace di reagire.
Lo ha sottolineato Dino Nikpal sull’Eco di Bergamo di ieri, raccontando una serata nella quale a vincere sono state soltanto le due curve. E lo ha rimarcato Davide Ferrario, oggi sul Corriere di Bergamo, ricordando come il sostegno sia proseguito anche quando la partita era ormai compromessa.
Poi, al fischio finale, è arrivato il momento del confronto. «Meritiamo di più» e «L’Atalanta siamo solo noi», i cori scanditi dalla Nord, che ha chiamato tutti i giocatori sotto la curva. Nessun insulto, nessun «andate a lavorare». Soltanto quello che Ferrario definisce un «richiamo al dovere», duro ma civile, davanti al quale i calciatori sono rimasti in silenzio. Anche un veterano come Pasalic, abituato a ricevere applausi e ovazioni da quegli stessi tifosi, è apparso profondamente imbarazzato.
Perché a Bergamo si può anche perdere. È successo tante volte, molto prima degli anni straordinari di Gasperini e della conquista dell’Europa League. Ma i tifosi chiedono di vedere una squadra che lotta, reagisce, rispetta e suda la maglia.
E soprattutto chiedono di ricordare che dietro l’Atalanta c’è un’intera città. Anzi, un’intera provincia. Migliaia di persone che organizzano le proprie settimane intorno alle partite, spendono tempo e denaro per seguire la squadra e che dopo sconfitte come quella di lunedì passano giornate decisivamente sotto tono. Vanno al lavoro con il morale sotto i tacchi, continuano a discutere della partita, a cercare spiegazioni. Perché l’Atalanta non finisce con il triplice fischio. Te la porti a casa, al lavoro, nei bar.
Domenica ci sarà un altra novità clamorosa: la Curva Nord tornerà finalmente in trasferta, a Monza, dopo oltre sei mesi. L’ultima volta era stata a Cagliari, il 27 aprile. Da allora le restrizioni legate alla tessera del tifoso hanno impedito al tifo organizzato di seguire la squadra nelle trasferte di campionato. A Monza, senza l’obbligo della Dea Card, la Nord potrà nuovamente accompagnare i nerazzurri.
Prima, però, c’è il Kairat. Una squadra chiusa in ritiro a Zingonia deve ritrovare risultati, gioco e soprattutto carattere. E quello striscione, che nessuno ha rimosso, continua a ricordare che cosa si aspettano i tifosi.
Ad maiora.