Kairat, Arutyunyan alla seconda panchina sfida Sarri: «L’Atalanta resta una squadra da Champions League»

Sarà soltanto la sua seconda partita sulla panchina della prima squadra del Kairat Almaty. E dall’altra parte troverà Maurizio Sarri, un allenatore che ha circa il doppio dei suoi anni. Zhora Arutyunyan, giovane tecnico kazako appena subentrato a Rafael Urazbakhtin, si prepara alla sfida di domani nello stadio di Bergamo con entusiasmo e senza timori reverenziali.

Fino a pochi giorni fa allenava le giovanili del Kairat, affrontando anche l’Inter. Adesso si ritrova a sfidare l’Atalanta in Conference League. «Nessuno se lo aspettava, è un sogno per tutti essere qui. Affrontiamo una squadra da Champions League, di grandissimo livello. Daremo il massimo e dovremo avere una mentalità positiva».

La differenza di età e soprattutto di esperienza con Sarri non sembra preoccuparlo: «L’età non è un problema. Ci siamo preparati analizzando l’avversario, come facciamo sempre. Non cambieremo tutto drasticamente. Cercheremo di verticalizzare il gioco e di essere più reattivi nel contropressing».

Accanto a lui in conferenza stampa Oiva Jukkola, 24enne attaccante finlandese del Kairat, che ha raccontato i primi cambiamenti introdotti dal nuovo allenatore: «È un processo appena iniziato, servirà tempo. Sono cambiate alcune modalità di allenamento e alcuni aspetti del gioco. Dobbiamo essere tutti più attivi, soprattutto quando perdiamo il pallone, reagendo immediatamente per recuperarlo».

La pesante sconfitta dell’Atalanta contro il Parma non ha modificato la preparazione della partita. «Non è cambiato nulla. Continuiamo a prepararci sapendo di affrontare una squadra da Champions League. Un risultato negativo non cambia il nostro giudizio sull’avversario». Insomma, il momento difficile dei nerazzurri non induce i kazaki a sottovalutare la formazione di Sarri.

Arutyunyan ha parlato anche del predecessore Rafael Urazbakhtin, protagonista delle ultime stagioni del Kairat: «Ha fatto la storia del calcio kazako. Ha vinto due campionati e ha portato la squadra in Champions League e in Conference League. Ci siamo parlati e mi ha dato dei consigli. La scelta di lasciare è stata personale e non posso giudicarla».

Il giovane allenatore ha sottolineato soprattutto l’importanza del lavoro svolto dal suo predecessore per la crescita del movimento calcistico nazionale. I risultati internazionali del Kairat hanno avvicinato tanti bambini al calcio e aumentato l’interesse nei confronti di questo sport in Kazakistan. «Sarà un punto di riferimento per tutti gli allenatori kazaki».

E giocare a Bergamo rappresenta un altro passaggio importante in questo percorso di crescita: «È un’esperienza incredibile. Parlate dell’Atalanta come di una squadra che ha vinto l’Europa League, ma per noi è una formazione che ha il livello della Champions League».

Una curiosità ha accompagnato la conferenza stampa nello stadio di Bergamo. I giornalisti kazaki, quando quando rivolgono una domanda all’allenatore o ai calciatori, si alzano in piedi. Una scena insolita dalle nostre parti (ma io francamente non la ricordo nemmeno in Russia, Ucraina, Moldova o altre ex repubbliche sovietiche che ho visitato) Anche questo è il bello delle competizioni europee: scoprire usanze differenti, perfino in sala stampa.

Ad maiora

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