Month: luglio 2012

Le dimissioni di Nicole Minetti e il Garbage Time

La galleria fotografica del Corriere.it sulla seduta del Consiglio regionale lombardo è davvero iconica e interessante.
Mai infatti le sedute del consesso regionale – nelle precedenti legislature – erano state seguite con tanta (morbosa) attenzione. Dapprima per le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto un buon numero di consiglieri. Poi per la protagonista del bunga-bunga finita in Consiglio regionale perché inserita nel listino bloccato di Formigoni.
Osservate le foto: al centro c’è l’ex igienista dentale:
http://milano.corriere.it/gallery/milano/07-2012/minetti_regione/01/minetti-regione-le-dimissioni-richieste_d5746c38-cfea-11e1-85ae-0ea2d62d9e6c.shtml#8
Finisce nel mirino dei fotografi chiunque si avvicini all’ex amica del Cavaliere che, ora si è appreso, sarebbe stata catapultata in Consiglio su raccomandazione di Don Verzè (pace all’anima sua, davvero).
Prima si diceva l’avesse indicata Silvio in persona. Ma adesso, in questa Forza Italia 2.0, si riscrive il passato come in 1984.
Ora tutti fanno a gara a chiederne le dimissioni.
Quando iniziai a seguire la vicenda Minetti ricordo che solo due persone indicavano quanto fosse inopportuna la presenza della ragazza di Colorado Café nel listino: Sara Giudice (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/01/23/sara-giudice-lanti-minetti-non-molla/) e Roberto Jonghi Lavarini (https://andreariscassi.wordpress.com/2010/02/28/la-figa-nel-listino/).
Ora è quello che nel basket si chiama “Garbage Time”, tempo spazzatura, quello che separa il poco che rimane dalla fine di una partita.
Con un risultato già acquisito.
Ad maiora.

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I giornali russi nel mirino di Putin

Continua la politica repressiva del regime putiniano, sempre più tirannide personale del presidente dopo la sua terza rielezione. Cui hanno pera prima volta fatto seguito oceaniche manifestazioni di protesta.
Dopo la legge che di fatto impedisce alle Ong di ricevere finanziamenti dall’estero, è la volta dei giornali.
Alla Duma è stata proposta una misura che parifica gli organi di informazione che ricevono soldi dall’estero ad “agenti stranieri”:
http://russia-ic.com/news/show/14364/?mobify=0#.UAVdiYlhic0
I nemici sono dappertutto, dice d’altronde la vignetta.
Che a noi italiani non può che ricordare la mussoliniana: taci, il nemico ti ascolta…
Ad maiora

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Istanbul non è una città per pedoni

Istanbul non è davvero una città per pedoni. Malgrado i quasi due milioni e mezzo di visitatori che arrivano qui da ogni parte del mondo, qui a farla da padrone è il traffico. Un traffico nervoso e rumoroso dove si suona il clacson come affermazione di sé.
Mi ha ricordato, anche se con dimensioni differenti, Tirana.
Il caos e le lunghe code mi hanno invece riportato alla mente Mosca: le grandi città divise da ponti hanno infatti evidenti problemi logistici.
Per un turista andare in macchina a Istanbul è un vero azzardo.
Ma i problemi non mancano anche per chi circola a piedi.
Se ci si allontana solo di qualche metro dalla zona compresa tra l’Ippodromo e il Gran Bazar, camminare non è semplice: i marciapiedi sono piccoli e spesso invasi dalle macchine e per ogni attraversamento stradale conviene affidarsi a qualche santo protettore.
Ad maiora.

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Omicidio Politkovskaja, individuato l’organizzatore. Sembra.

Un’altra svolta, che svolta non sembra essere, nelle indagini sull’omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca 6 anni fa.
Dopo un primo processo finito nel nulla le autorità hanno arrestato quello che ritengono possa essere l’organizzatore dell’assassinio: Dmitry Pavlyuchenko, ex ufficiale della polizia in pensione.
Non è una pista nuova questa che segue la giustizia russa. Su questo cammino, il regime si è già avviato anni fa. Senza esito.
Questa la ricostruzione degli investigatori.
A eseguire l’omicidio, un piccolo gruppo che ha individuato la casa, seguito e alla fine ucciso – il 7 ottobre del 2006, con una Makarov, la più importante giornalista russa (ovviamente avversa alla Russia di Putin).
Un gruppo che avrebbe agito senza un motivo apparente e senza che sia stato mai individuato (o cercato) il mandante di questo omicidio. Politico.
In primo grado i giudici hanno smontato passo a passo la lacunosa inchiesta mandando assolti tutti gli imputati.
Poi indagini azzerate. Con l’arresto del terzo fratello ceceno (che era latitante durante il processo) Rustam Mahkmudov, che ora si immagina possa essere stato l’esecutore materiale. Gli altri due fratelli erano però stati assolti, anche grazie alla prova del Dna.
Ora un nuovo arresto, quel Pavlyuchenko che al processo era già stato coinvolto ma come testimone. Lì aveva dichiarato che l’imputato Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, gli aveva detto di “avere a che fare col mondo della stampa”. Anche Khadzhikurbanov è stato comunque assolto in primo grado.
Ora lo stesso Pavlyuchenko, che molti a Mosca immaginino faccia parte dei servizi segreti (Kgb, o come si chiamano adesso) è stato arrestato come organizzatore dell’omicidio.
Una tipica vicenda alla russa, con i personaggi delle Matrioske che si aprono una dietro l’altra svelando sempre nuovi personaggi (che si somigliano un po’ tutti)
Chissà quando qualcuno cercherà davvero di capire chi, all’interno della
Matrioska, è il personaggio più piccolo, quello più importante, quello che ha dato inizio al tutto.
Ad maiora

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Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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