Month: settembre 2011

STUDIARE (PER FERMARE) L’IMPRESA MAFIOSA

Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questa summer school, diretta dal professore (e amico) Nando dalla Chiesa (che spero presto presiederà anche la commissione-comitato antimafia del Comune di Milano) sull’impresa mafiosa.

Il fatto che si svolga al nord e a pochi giorni dall’uscita dell’importante (si può ancora dire, malgrado i divertenti strali di Gianni Mura?) libro di Gianni Barbacetto, mi sembra vieppiù significativa.

Ad maiora.

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Lunedì 12 settembre presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano si inaugura, con il saluto di apertura del sindaco di Milano Giuliano Pisapia, la prima Summer School sulla criminalità organizzata.

L’edizione di quest’anno, patrocinata dalla Commissione Parlamentare Antimafia, dal Comune di Milano e da Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, è dedicata all’approfondimento e aggiornamento delle principali tematiche relative all’IMPRESA MAFIOSA.

Il rapporto tra mafia e impresa ha assunto sempre più centralità nel dibattito sulla criminalità organizzata e sulle misure operative e legislative volte a contrastarla. Dalle più recenti ricerche sociologiche ed economiche e dalle indagini giudiziarie emerge infatti un quadro segnato da preoccupanti novità. In particolare al modello dell’infiltrazione mafiosa nell’economia si sta sostituendo un modello di integrazione delle imprese mafiose nel tessuto socio-economico. Da qui l’importanza di munirsi, oggi, di nuovi e adeguati strumenti di analisi e di contrasto del fenomeno mafioso, in linea con le veloci trasformazioni delle sue manifestazioni nel contesto nazionale e internazionale.

La scuola, diretta dal Professore Nando dalla Chiesa con la collaborazione della dott.ssa Ombretta Ingrascì, si avvale di un corpo docente di altissimo livello, composto  da professori universitari e da esponenti di rilievo delle istituzioni, del mondo delle imprese e dell’associazionismo antimafia (Ivan Cicconi, Francesco D’Alessandro, Piercamillo Davigo, Gianluca Faraone, Francesco Greco, Lorenzo Frigerio, Mario Centorrino, David Lane, Ivan Lo Bello, Donato Masciandaro, Monica Massari, Loretta Napoleoni, Michele Polo, Michele Prestipino, Vincenzo Ruggiero, Rocco Sciarrone, Alberto Vannucci, Marco Vitale, James Walston).

I corsisti ammessi appartengono a diverse categorie professionali -giornalisti, insegnanti, studenti, esponenti delle forze dell’ordine, quadri di aziende private, di amministrazioni pubbliche e di organizzazioni del terzo settore.

Per maggiori informazioni:

summerschool.dssp@unimi.it

www.dssp.unimi.it/summerschool/organizedcrime

11.9 IL GIORNO CHE HA CAMBIATO IL MONDO

Alcune immagini fanno ormai parte del patrimonio culturale di chiunque sia nato nel precedente millennio. Altri fotogrammi li avremo forse rimossi, travolti da quel drammatico susseguirsi di video e foto che caratterizzarono la data simbolo dell’attacco alle Torri Gemelle.

L’11 settembre e’ stato il primo attentato in diretta tv e sotto l’occhio di centinaia di fotografi. Le opere dei migliori tra loro (da James Nachtwey a Steve McCurry, da Alex Webb a Gilles Peress e Susan Meselas) sono in mostra fino al 2 ottobre a Palazzo Reale di Milano. il giorno che ha cambiato il mondo, il titolo dell’esposizione, promossa da Palazzo Marino, Fondazione Forma in collaborazione col Corriere della sera:

http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/portale/palreale.nsf/index.htm?readForm&settore=MCOI-66DHPH_HP

Le immagini ripercorrono quella giornata di New York iniziata con i due aerei lanciati contro le Torri Gemelle e finita tra macerie irriconoscibili, dove sono spesso i Vigili del fuoco l’unica forma di vita.

La luce di tante fotografie, ricorda – nella sua irrealtà – i colori dei quadri di Edward Hopper.

Nel cortile di Palazzo Reale sarà possibile vedere L’ultima cena globalizzata di Antonio Paradiso, realizzata con i resti delle Twin Towers.

Domenica alle 20 al Teatro alla Scala l’Orchestra Sinfonica e il Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, sempre per il decennale, eseguiranno due opere con un loro perché. Il Canto del destino di Johannes Brahms (che mette in musica Hölderin e l’impotenza umana davanti a ciò che non si può conoscere):

http://youtu.be/hxwb0wC4gIE

E il War Requeim di Benjamin Britten, musica con la quale fu non a caso riconsacrata la Cattedrale di Coventry dopo la conventrizzazione:

http://youtu.be/Qplk3PL-ltw

Ad maiora

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11.9 Il giorno che ha cambiato il mondo

Palazzo Reale

Piazza Duomo, 12

Milano

Dall 10 settembre al 2 ottobre

Ingresso gratuito

LA LITUANIA CONCEDE L’ASILO POLITICO ALLA GIORNALISTA BIELORUSSA NATALIA RADINA

Della rocambolesca fuga di Natalia Radina da quella prigione a cielo aperto che è la Bielorussia avevamo parlato qualche settimana fa:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/08/11/fuga-dal-kgb-bielorusso-per-la-vittoria/

Dopo essere andata nei Paesi Bassi, la giornalista di Charter ’97 era arrivata a Vilnius, in Lituania per poter continuare a fare informazione sul suo paese (dove conta di tornare presto, una volta che sia diventato democratico).

Aveva chiesto asilo politico. Le autorità lituane ci hanno pensato un po’ su (sollecitate anche da una lettera di Annaviva che vorrebbe avere presto Radina ospite di un convegno sulla libertà di stampa da organizzare a Milano) ma oggi le è arrivato un permesso di 5 anni:

http://www.rferl.org/content/belarus_journalist_granted_asylum/24322089.html

Natalia Radina, imprigionata per la sua attività di giornalista alla fine dello scorso dicembre, ora può riprendere il suo lavoro nel sito di informazione su quel che accade per paese del Kgb:

http://charter97.org/en/news/

Ad maiora

ELENA BONNER, L’EDUCAZIONE DI UNA DISSIDENTE

Quando nell’epilogo del volume Elena Bonner racconta di aver scambiato la madre che bussa alla porta di ritorno da otto anni di gulag, per una mendicante – “un errore che mi pesa ancora”- si capisce fino in fondo il titolo della sua autobiografia “Madri e figlie” (Spirali).
L’analisi
“Non c’era espediente da parte mia che potesse impedire alla mamma di pensare al passato, così come è impossibile evitare il senso di colpa di fronte ai morti, anche per il solo fatto che loro non ci sono più, mentre noi viviamo. La mamma aveva un senso di colpa nei confronti della nonna, perché il suo destino si era ripercosso su di lei. Io ne ho nei confronti della mamma per il destino che è toccato a me e per la mia felicità”.
Non so se Tatiana, figlia di Elena che qualche anno fa con Gariwo e Annaviva ospitammo per un convegno milanese, si senta anch’essa in colpa.
Elena Bonner ci ha infatti lasciato lo scorso giugno. La dissidente, moglie del dissidente Andrei Sakharov, con lui confinata a Gor’kij (riabilitati solo da Gorbaciov nel 1986) ha lottato fino alla fine dei suoi giorni anche contro il regime putiniano.
Nel bel libro di ricordi non c’è la storia della Bonner adulta, ma di lei bambina, figlia di due esponenti del partito, lui assassinato nel Terrore staliniano, lei mandata in campo di concentramento come “traditore della patria” (i loro rapporti, alla fine della detenzione non saranno mai più sereni). Elena era diventata, come tanti una “strana orfana”.
Nel volume ci sono anche riflessioni su eventi successivi a quelli della “formazione di una dissidente”. Una delle quali ci riguarda da vicino: “Quaranta anni dopo partecipai a una riunione di giovani a Milano. Parlai dello stato terribile della medicina sovietica, della crescita della mortalità infantile, della mancanza di farmaci indispensabili. Dissi che da noi non si producevano nemmeno biberon né tettarelle moderne per alimentare i bambini. Dalla sala qualcuno cominciò a gridare dandomi della fascista e della malevola calunniatrice e invitandomi a incontrare i comunisti, ben informati sulla bontà e gratuità della medicina in Unione sovietica”.
I tempi sono cambiati. O no?
La Bonner racconta con gli occhi di una bambina (la cui infanzia finisce con l’arresto dei genitori) la strage di comunisti compiuta dall’Urss staliniana nel 1937, con le case di chi veniva arrestato (e spesso fucilato) che avevano le porte chiuse da un sigillo rosso, che indicava le case dei “traditori della patria”, parola che per la Bonner andrebbe – giustamente – scritta minuscolo.
Quando il padre sarà arrestato (e fucilato, poi riabilitato alla fine dello stalinismo perché “il fatto non sussiste”) il fratello minore di Elena, educato come tutti alla scuola del Pcus e del Komsomol commenta: “Pensa un po’ che razza di nemici del popolo esistono: si intrufolano persino tra i papà”.
L’esplosione di rabbia della giovane Bonner è la stessa che prende chi legge.
Addio Elena, che la terra di sia leggera.

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Elena Bonner
Madri e figlie
Spirali
Milano, 2003
Pagg. 480
Euro 30

LA DISUNIONE EUROPEA DI FRONTE ALLA DISUNITA UCRAINA

Distratta come è ovvio da quel che accade nel Mediterraneo, la (dis)Unione europea non starà badando molto a quel che accade in uno dei suoi vicini orientali di casa: l’Ucraina.
Qui da un lato si è avviato un processo post-sovietico contro l’ex primo ministro Julia Timoshenko, alla sbarra per aver firmato un accordo svantaggioso sul gas con Putin (ma soprattutto per aver eliminato gli oligarchi che facevano da filtro – guadagnandoci come un Lavitola qualunque- tra Gazprom e Naftogaz) e mandata in cella per oltraggio alla corte.
Dall’altro il presidente filo-russo Janukovich prova ad aprire all’Unione europea, scrivendo un libro in inglese e spingendo Alexandr Motyl di World Affairs a parlare di “Ukraine’s Orange Blues”:
http://www.worldaffairsjournal.org/new/blogs/motyl/Yanukovych_Turns_West
Basta leggere i primi commenti al post per rendersi conto della strumentalità della proposta da parte di chi ha “svenduto la sovranità” mantenendo la flotta russa in Crimea (sempre per via del gas, ossia per avere un sostanzioso sconto).
Ma non è comunque la prima volta che, anche dal fronte del Partito delle Regioni ora al governo, arrivano aperture verso Bruxelles. L’asse tra Mosca, Berlino e Roma (cui ora si è aggiunta Parigi) continua pervicacemente a costruire o progettare gasdotti (Nord e South Stream) che hanno il compito di tagliar fuori l’Ucraina (e la Bielorussia) dal tragitto del metano verso l’Europa.
Se a Bruxelles qualcuno fosse ancora interessato a un minimo di indipendenza della politica estera (ed energetica, che – come si vede in Libia- sono ormai la stessa cosa) sia da Mosca che da Washington forse sarebbe il caso che desse ascolto a Janukovich. Chiedendo magari in cambio di un’apertura di credito, più democrazia (e meno processi politici).
A volte è infatti più facile farsi capire da chi è apparentemente lontano, da chi apparentemente la pensa come noi.
Ma questo significherebbe avere una strategia europea. Un ossimoro, al momento.
Ad maiora

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