Pussy Riot

Le cinquanta sfumature di grigio delle #PussyRiot

Maria Alekhina in prigioneLa carriera di un sorvegliante del carcere e, soprattutto, nel lager si fa sulla pelle dei detenuti.

Varlam Šalamov, I racconti della Kolyma

E spero stiano facendo carriera gli aguzzini che un giorno sì e l’altro pure sanzionano le Pussy Riot in carcere. Una delle due, in isolamento perché minacciata, è stata punita per non aver sentito la sveglia: http://www.ilmondo.it/esteri/2012-12-21/russia-nuova-sanzione-pussy-riot-carcere-si-sveglia-tardi_165433.shtml

Maria Alekhina aveva d’altronde scritto una lettera aperta qualche giorno fa, ma dicendo che questa non è vita:  http://pubblicogiornale.it/mondo/pussy-riot-carcere-lettera/

Le cinquanta sfumature di grigio delle prigioni russe sono tutt’altro che eccitanti. Scrive Maria: “Tutto è grigio qui intorno. Anche se è di un altro colore, contiene un elemento grigio. Tutto: gli edifici, il cibo, il cielo, le parole”.

Annaviva ricorderà le Pussy Riot con una manifestazione a Milano nel pomeriggio del 16 gennaio e una serata all’Ostello Bello la sera del 17.

Ad maiora

#FreePussyRiot La lotta continua

Inervista allo Spiegel

Inervista allo Spiegel

Una delle Pussy Riot rilascia una lunga intervista allo Spiegel: http://www.spiegel.de/international/world/meeting-with-pussy-riot-members-in-hiding-a-870668.html

L’ultima volta che le avevamo viste in azione era quando avevano bruciato l’icona di Putin:

http://youtu.be/kf1CSBhUQ2s

Forse anche per questo il regime ha deciso di oscurare i video della band:

http://spettacoli.blogosfere.it/2012/11/pussy-riot-tribunale-russo-oscura-i-video-troppo-estremistici.html

Chi sta in carcere deve rispettare le numerose regole sovietiche imposte alle detenute:

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Russia-Pussy-Riot-Maria-Alyokhina-punita-per-sveglia-in-ritardo_313961929114.html

Ad maiora

#FreePussyRiot. Putin e il boomerang dell’antisemitismo

Il regime putiniano diffonde le immagini delle Pussy Riot condannate a due anni di galera per 45 secondi di concerto in chiesa. Addio balaclava, ora indossano una divisa carceraria.
Le due ragazze recluse hanno deciso di cambiare avvocato affidandosi a chi ha fatto liberare la terza del gruppetto. Lei, Iekaterina, dice che la Russia è una grande prigione, sia che si stia dentro che fuori dalle sbarre.
I legali faranno comunque fatica a difenderle, non potendo incontrarle.
Ma facciamo un passo indietro. Quella simpatica ex spia che guida la Russia, mal consigliato dai suoi lacchè, ha cercato di convincere la cancelliera Merkel che non bisogna appoggiare il gruppo punk perché sarebbe addirittura antisemita.
Blogger e giornali indipendenti russi hanno subito sbertucciato il presidentissimo, seguiti a ruota dai media tedeschi.
Qui il video “antisemita” al supermercato.
Verrebbe da dire a Putin: ho un amico che sta girando un film sui gulag. La proporrò come guardiano…
Ad maiora.

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#PussyRiot e un #Putin maschilista e patetico

La frase sessista e machista del piccolo tiranno russo Vladimir Putin sulle Pussy Riot (“potevano restare a casa a cucinare”) si commenta da sola.
Ricorda non casualmente quella che il macellaio messo – da Putin – a guidare la Cecenia (Ramzan Kadyrov) aveva dedicato ad Anna Politkovskaja dopo il suo assassinio (“avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga”).
Veramente patetici.
Le due ragazze mandate ai lavori forzati per un concerto anti putiniano in chiesa non sono intanto state giudicate dal Parlamento europeo meritevoli del Premio Sakharov. Quest’anno è di moda ll’Iran.
Giusto per fare capire ai burocrati europei come funzionano le carceri russe, basti sapere che Nadia Tolonnikova, una delle due Pussy Riot, è stata messa nella stesa cella con la giovane neonazista condannata per omicidio dell’avvocato (anche di Anna Politkovskaja e della famiglia Kungaev) Stanislav Markelov.
Il tutto mentre uno dei leader della dissidenza putiniana, Serghei Udaltsov del Fronte di Sinistra rischia l’arresto.
Ma non ditelo a Bruxelles.
Ad maiora

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#PussyRiot. Condanna confermata. Ma Katia è libera

Il tribunale di Mosca ha confermato la condanna di primo grado per le Pussy Riot, colpevoli di atto di teppismo aggravate dalla blasfemia.
2 anni di lavori forzati, ma una delle tre ragazze è stata rilasciata con la condizionale.
Sembra abbia ottenuto la libertà dissociandosi.
Durante l’udienza, una delle tre punk ha definito più volgare rispetto alla loro esibizione, la frase con cui il piccolo dittatore Putin ha conquistato il consenso nelle elezioni del 2000: inseguiremo i terroristi fin nel cesso.
L’ex spia del KGB divenne popolare con quel frase e con la guerra patriottica contro i ceceni (decine di migliaia i morti, per lo più civili).
I ceceni vennero accusati di attentati in città russe che da più parti si ritengono siano stati organizzati proprio da esponenti di KGB/Fsb per favorire l’ascesa del capo al Cremlino.
Le Pussy Riot oggi in aula si sono dichiarate “prigioniere politiche”.
Amnesty le ha, fin dal giorno del loro arresto in carcerazione preventiva, considerate “prigioniere di coscienza”.
Il grido Free Pussy Riot, accompagnerà gli esponenti del regime putiniano in tutto il mondo, da qui alla liberazione delle due ragazze.
Ad maiora

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