Anna Politkovskaja

Libertà di stampa. In Russia, ma non solo.

I giornali russi nel mirino di Putin

Continua la politica repressiva del regime putiniano, sempre più tirannide personale del presidente dopo la sua terza rielezione. Cui hanno pera prima volta fatto seguito oceaniche manifestazioni di protesta.
Dopo la legge che di fatto impedisce alle Ong di ricevere finanziamenti dall’estero, è la volta dei giornali.
Alla Duma è stata proposta una misura che parifica gli organi di informazione che ricevono soldi dall’estero ad “agenti stranieri”:
http://russia-ic.com/news/show/14364/?mobify=0#.UAVdiYlhic0
I nemici sono dappertutto, dice d’altronde la vignetta.
Che a noi italiani non può che ricordare la mussoliniana: taci, il nemico ti ascolta…
Ad maiora

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Omicidio Politkovskaja, individuato l’organizzatore. Sembra.

Un’altra svolta, che svolta non sembra essere, nelle indagini sull’omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca 6 anni fa.
Dopo un primo processo finito nel nulla le autorità hanno arrestato quello che ritengono possa essere l’organizzatore dell’assassinio: Dmitry Pavlyuchenko, ex ufficiale della polizia in pensione.
Non è una pista nuova questa che segue la giustizia russa. Su questo cammino, il regime si è già avviato anni fa. Senza esito.
Questa la ricostruzione degli investigatori.
A eseguire l’omicidio, un piccolo gruppo che ha individuato la casa, seguito e alla fine ucciso – il 7 ottobre del 2006, con una Makarov, la più importante giornalista russa (ovviamente avversa alla Russia di Putin).
Un gruppo che avrebbe agito senza un motivo apparente e senza che sia stato mai individuato (o cercato) il mandante di questo omicidio. Politico.
In primo grado i giudici hanno smontato passo a passo la lacunosa inchiesta mandando assolti tutti gli imputati.
Poi indagini azzerate. Con l’arresto del terzo fratello ceceno (che era latitante durante il processo) Rustam Mahkmudov, che ora si immagina possa essere stato l’esecutore materiale. Gli altri due fratelli erano però stati assolti, anche grazie alla prova del Dna.
Ora un nuovo arresto, quel Pavlyuchenko che al processo era già stato coinvolto ma come testimone. Lì aveva dichiarato che l’imputato Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, gli aveva detto di “avere a che fare col mondo della stampa”. Anche Khadzhikurbanov è stato comunque assolto in primo grado.
Ora lo stesso Pavlyuchenko, che molti a Mosca immaginino faccia parte dei servizi segreti (Kgb, o come si chiamano adesso) è stato arrestato come organizzatore dell’omicidio.
Una tipica vicenda alla russa, con i personaggi delle Matrioske che si aprono una dietro l’altra svelando sempre nuovi personaggi (che si somigliano un po’ tutti)
Chissà quando qualcuno cercherà davvero di capire chi, all’interno della
Matrioska, è il personaggio più piccolo, quello più importante, quello che ha dato inizio al tutto.
Ad maiora

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Tre anni dall’omicidio (impunito) di Natasha Estemirova

Due anni fa, in occasione del primo anniversario dell’omicidio di Natasha Estemirova, scrissi un articolo per Articolo21 immaginando che per una volta le autorità russe facessero il loro dovere e arrestassero colpevoli e mandanti. Mi ero ispirato all’introduzione scritta da Adriano Sofri della raccolta di scritti di Anna Politkovskaja “Proibito parlare”, nel quale raccontava una presenza di tutti i potenti russi (e del mondo) alle esequie della giornalista russa: in realtà non vi partecipò nessun vip della Russia di Putin (né del mondo cosiddetto libero, salvo il buon Marco Pannella).
Due anni fa, non solo le autorità russe non fecero il loro dovere, ma misero in moto la macchina della propaganda: il principale collaboratore di Putin, Dmitri Medveved (gli ha tenuto in caldo la seggiola al Cremlino per quattro anni) annunciò infatti al mondo che erano stati “individuati i killer della Estemirova”.
Io rimasi allibito. Quale presidente di un “paese normale” annuncia che sono stati individuati dei killer di una giornalista e attivista dei diritti umani senza averli prima arrestati (anzi, fatti arrestare)?
La mossa appariva solo come una macchinazione propagandistica per non interrompere il sogno della “nuova Russia” di Medvedev che tanto è piaciuta in Occidente (come non dimenticare il surrale “patto del sandwich” con Obama?).
In realtà Medvevev bluffava, ma tutta la stampa mondiale gli diede corda titolando acriticamente, proprio il giorno dell’anniversario, 15 luglio 2010, “Individuati i killer della Estemirova”.
Sono passati altri due anni, ma le indagini devono essersi perse per strada. Eppure non dovrebbe essere difficile per un regime che fa della forza militare e poliziesca il suo biglietto da visita, individuare chi rapì in Cecenia l’esponente dell’ong Memorial, attraversò con lei a bordo cinque posti di blocco e un confine per lasciarla, qualche ora dopo, in Inguscezia, uccisa a colpi di pistola.
Ma che cosa si può pretendere da questa Russia odierna?
Medvedev è tornato a guidare il governo e quindi continua a eseguire gli ordini di Putin. Questo d’altronde, mentre il mondo è più distratto del solito dalla crisi economica, sta stringendo ancora più i bulloni di una repressione che assomiglia sempre più a una tirannide personale: prima le limitazioni alla libertà di manifestare, poi ai finanziamenti stranieri alle Ong (che molti russi hanno timore a sostenere per rischi di ritorsione) e infine maggiori controlli alla libertà di navigare in rete. Questi tre sono d’altronde i principali strumenti con cui si muove la sempre più forte opposizione (politica e sociale) al putinismo (che tra poco tornerà in piazza, dopo gli incidenti del 6 maggio).
Chiedere a questo governo, a questa giustizia, a questa classe politica che governa la Russia, da tre lustri, giustizia per Anna Politkovskaja, Natasha Estemirova e per tutte le vittime innocenti della Russia di Putin sembra un inutile esercizio di stile.
La speranza è che, quando il regime crollerà, qualcuno vorrà occuparsi di tutti questi casi, vorrà dare nomi e volti agli assassini. E sopratutto ai loro mandanti.
Noi comunque non ci dimenticheremo chi ha finto di fare indagini, chi ha finto di dimenticare quelle coraggiose e quei coraggiosi che si esposero e che pagarono con la vita.
Ad maiora.

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Pussy Riot, continua la mobilitazione

La mobilitazione popolare a favore delle Pussy Riot (gruppo punk-rock femminista in carcere dopo un concerto anti-putiniano nella Chiesa del Cristo Salvatore) è stata ignorata dai giudici del regime russo:
http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20120710_00373_NE.shtml
Da qualche giorno le ragazze sono in sciopero della fame:
http://www.memorialitalia.it/2012/07/05/russiapussy-riot-sciopero-della-fame/
Ad maiora.

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Ironia (macabra) russa

In vista delle manifestazioni dell’opposizione russa contro Putin.
Ad maiora

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