Month: novembre 2013

Volto pagina

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Sono entrato per la prima volta in contatto con la Rai, anzi con la Tgr, Testata giornalistica regionale nel lontano 1991. Caporedattore centrale della redazione lombarda era Arturo Viola (che perse il posto per le difficoltà di copertura della strage di via Palestro; da allora vennero introdotti i mezzi di emergenza, presenti 24 ore al giorno). Il mio capo diretto era però Gilberto Squizzato, caporedattore degli Speciali (il mio mentore, quasi tutto quel che so di tv me lo ha spiegato lui, il resto l’ho imparato sul campo, grazie soprattutto agli operatori Rai). Contattò il mio ‘capo’ al Corriere, il mitico Raffaele Fiengo, chiedendo alcuni nomi di giovani collaboratori. Tra loro c’ero anche io che non solo collaboravo da qualche tempo con una tv (Lombardia 7), ma avevo già avuto anche esperienze internazionali (guerre in Slovenia e Croazia, rivolta dei minatori in Romania) grazie alla lungimiranza di quello che allora era il mio editore e che ora guida (all’opposizione) la pattuglia di Forza Italia al Senato, Paolo Romani.
In Rai arrivai sull’onda del cosiddetto Piano Milano (sorta di Piano Marshall in sedicesimi) che portò assunzioni, nomine ed edizioni di Tg nazionali (è rimasto solo il Tg3 delle 12).
Io finii (da collaboratore) nella redazione di Europa, trasmissione di Esteri che inizialmente andava in onda la sera su Rai1. Ho girato così ogni angolo del Vecchio Continente, accumulando servizi ed esperienze. Dal 1994 uno stop di tre anni: la direzione di testata non mi voleva più. Sono comparso in decine di comunicati sindacali (dell’Usigrai) prima di tornare in redazione nel 1997. Caporedattore era Antonio Di Bella, direttore Ennio Chiodi. Ho ripreso a collaborare a Europa (prima che fosse chiusa) lavorando però soprattutto al tg: cronaca e (tanta) politica, i campi su cui mi sono esercitato. Sono diventato inviato e ho girato ancora un po’ il mondo (Irak, Ucraina e Haiti, ad esempio) e soprattutto tutta la Lombardia.
Negli ultimi cinque anni, su input del compianto Ezio Trussoni (caporedattore fino allo scorso inverno, quando ci ha purtroppo lasciato, sostituito da Ines Maggiolini) sono diventato caposervizio, seguendo soprattutto le trasmissioni del mattino: Buongiorno Italia e Buongiorno Regione (e io mitico Gazzettino Padano, in radio). Esperienza bellissima ma faticosa visto che occorre svegliarsi (come ho fatto anche questa settimana) alle 4.40.
Da domani volto pagina. Passo a Raisport. Vado a toccare un terreno che ho più volte sfiorato in questi anni, ma che rappresenta una assoluta novità. E in quanto tale sarà per me esaltante. E, spero, divertente. Sia per me, sia per voi che avete la pazienza di seguirmi.
Lascio nella vecchia redazione tanti amici e tanti ottimi colleghi.
Non so come andrà nel nuovo settore e se sarò all’altezza di una storica tradizione. So solo che mio papà sarebbe stato fiero di me.

Ad maiora

Gli ultimi anni dell’Urss nella stampa sovietica (1990-1991) (tesi)

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La tesi di Fiorenzo Ebbene, in discussione in questi giorni alla Statale di Milano, si occupa di un momento centrale nelle recente storia umana: la scomparsa dell’Unione sovietica (e del PCUS che l’ha guidata nei suoi 70 anni di vita).
Essendo una tesi (magistrale) in comunicazione, il punto d’osservazione è mediatico ed è davvero particolare: gli avvenimenti di quei clamorosi anni visti attraverso le lettere dei lettori ad alcuni quotidiani. Gli anni gorbacioviani (malgrado il persistente odio della stragrande maggioranza dei russi per l’inventore di glasnost e perestrojka) sono considerati – dalla compianta e tanto rimpianta Anna Politkovskaja – gli unici anni di stampa libera da quelle parti.
E le lettere, molte delle quali critiche, altre preoccupate, tante indignate, sono lì a dimostrarlo.
Ad maiora

“Io l’ho saputo dai giornalisti”. Come la stampa ha raccontato Piazza Fontana (tesi)

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Avevo già seguito una tesi su Piazza Fontana, ovviamente nei suoi aspetti mediatici, non giudiziari. Era dedicata a come era cambiata, grazie alla coscienza civile e alla tv, la percezione della strage del 12 dicembre.
Questa di Matteo Pedrazzini, in discussione alla Statale di Milano, affronta il delicato tema da un’altra prospettiva: quella dei quotidiani nei giorni immediatamente seguenti la bomba (comprendendo quindi anche la cosiddetta diciannovesima vittima, Pino Pinelli). Un’analisi lucida e originale che mostra le due facce del giornalismo nostrano che quella vicenda pose plasticamente sulla stessa scena: quelli disposti a bersi tutto ciò che dice il potere contro coloro che non si fidano, che verificano anche le notizie che sembrano scritte sulle Tavole della Legge.
Senza questi ultimi, Valpreda sarebbe forse morto in cella.
Ad maiora

“Una vera tragedia italiana”, come le tv hanno raccontato il caso Ilva di Taranto (tesi)

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La tesi di Domenico D’Alessandro tratta un tema diventato di stretta attualità in questi giorni, grazie alla malaugurata telefonata (intercettata) del governatore pugliese a uno dei collaboratori di Riva. L’elaborato (in discussione oggi alla Statale) di Milano è stato scritto mesi fa, ma tratta anche l’episodio al centro della richiesta di dimissioni per Nichi Vendola (scena per la quale è difficile trovare spunti di ilarità).
La tesi “Una vera tragedia italiana: come le tv hanno raccontato l’Ilva di Taranto” non si occupa dell’inquinamento di Taranto, ma di come è stato riportato dalle tv sia locali (come quella del giovane cronista cui fu strappato il microfono perché chiedeva conto dei tumori) sia nazionali.
Alcune emittenti locali sono state forse troppo silenti, vittime anch’esse dell’odioso ricatto occupazionale (lavoro/morte).
Quelle nazionali, troppo assenti in generale. Salvo encomiabili eccezioni, come quella delle Iene, che ha dato di fatto il là all’inchiesta, ma anche di Malpelo e del Tg1 che con Tv7 ha martellato costantemente sul tema salute.
Una tesi accurata e ben scritta da uno studente di origini tarantine, capace dii indagare (anche grazie a una serie di originali interviste ai protagonisti dei media) su una pagina ancora aperta della nostra storia.
Ad maiora

Eni rivende ai russi quello che i russi avevano sottratto a Khodorkovsky

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Passati un po’ di anni…tutto torna:
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2013/11/20/news/eni_cede_severenergia_a_novatek_e_gazpromneft_per_2_2_miliardi-71446041/
Khodorkovsky è comunque sempre in galera. Qui la visita di Annaviva nell’orfanotrofio di Yukos e l’incontro con i genitori dell’ex oligarca.
Ad maiora