Silvio Berlusconi

LA CADUTA DEL DRAGO VISTA DALLA TELEVISIONE (CON PICCOLA INTEGRAZIONE)

Su Rai uno si canta e si balla. Ma si balla anche in piazza del Quirinale, dove migliaia di persone festeggiano la fine di Berlusconi, per le prime dimissioni in diretta tv e web. Mai come questa sera la tv è sembrata distante dal paese reale. Bambini, per lo più obesi, che cantano davanti a genitori sorridenti, mentre lo Stato va a rotoli (o cerca di non andarci).

Su Raidue un telefilm americano. Con ritmi giudiziari distanti anni luce da quelle delle nostre aule. Aule decadenti, a differenza di quelle che vediamo sugli schermi televisivi. Durante gli anni della dittatura in Albania la nostra tv sembrava l’Eldorado. Durante il berlusconismo (senza imposizioni) sono stati gli Usa e la loro cultura televisiva il nostro Eldorado. Sarà una delle macerie più difficili da rimuovere (come quelle – materiali – della città dell’Aquila, cui va il mio pensiero).

Raitre anche stasera giustifica il canone (come Rainews), – dal Tg3 a Floris – l’attenzione sul paese reale. Quello che internet non ha però ancora insegnato alla tv è che una telecamera davanti al Quirinale, con i suoi effetti, vale più di mille parole.

Su Rete4 (dopo un Fede tristerrimo) in onda il film “Spy game”. Un titolo, un programma. Ci sono traditori anche qui…

Su Canale5 uno dei massimi esempi di lavaggio del cervello agli italiani (e, purtroppo, soprattutto alle italiane). #maipiù C’è posta per te, con le sue lacrime riprese e la finta pietà della conduttrice. Tutti a farsi allegramente i fatti altrui.

Italia Uno il sabato sera si dedica ai film per i piccini (l’ennesimo Shrek, nella fattispecie). La caduta del suo padrone (dal governo) non ha cambiato programmazione. Meglio un mostro verde.

Finisco con La7 che da quando è arrivato Mentana (che pure ha servito SB per molti, molti, molti anni) è diventata davvero imprescindibile. Tg incentrato tutto sulla caduta (a differenza del Tg1, stasera impegnato in Esteri – compresa Pippa Middletone – e cronaca nera). Dopo Mentana, Telese e Porro (con Ferrara in diretta).

Personalmente mi sono informato su quel che accadeva grazie alla diretta del Corriere.it.
La tv era accesa, ma muta.

Ad maiora.

Ps.1. Vorrei che ci fossero più programmi di approfondimento condotti da donne.

Ps.2. Un pensiero in queste ore non può non andare a Veronica Lario che due anni fa disse all’Ansa parole illuminanti: “Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido. Quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore. E tutto in nome del potere..Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo e la notoretà…e per una strana alchimia, il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore.
Ho cercato di aiutarlo…ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile. Credevo avessero capito…mi sono sbagliata. Adesso dico basta”.
Basta adesso l’hanno detto tutti. Ma con anni di ritardo.

Ps.3. Tg1 breve (per Gran Premio) del giorno dopo. Nessun pezzo sulle contestazioni al Quirinale. Ma sotto il pezzo di Sonia Sarno si sentono distintamente gli effetti: “Buffone, buffone!”. Decontestualizzati sono ancora peggio! #sapevatelo

SE SARKOZY E LA MERKEL CI RUBANO ANCHE IL MESTIERE DI FAR RIDERE

La risata di Sarkozy alla domanda su Berlusconi ha suscitato una levata di scudi nazionalistI su molti giornali. Ma il presidente francese e la cancelliera tedesca Merkel, dietro i loro scranni, sembrano più che altro due personaggi dei Muppet Show.

Lei, da zia premurosa, ha d’altro canto regalato a lui – ovviamente a favore di fotografi e telecamere – un peluche da portare alla nuova arrivata all’Eliseo. Bleah.

Perché allora innervosirsi, o addirittura inalberarsi per quelle mezze risate e occhiate?

Forse per una sorta di lesa maestà. Nel mondo siamo sempre stati noi i maestri di quella Commedia dell’arte che aveva ed ha il principale compito di trasformare tutto ciò che arriva in palconescenico in una buffonata. E ora sembra che francesi e tedeschi ci vogliano togliere anche questo primato.

Noi ci abbiamo provato per anni, facendo le corna nelle foto ufficiali, cucù da dietro le colonne, abbracciando i leader mondiali come fanno i bambini quando si ritrovano per il primo giorno della seconda elementare.

La crisi del berlusconismo si misura anche in quella risata, anzi in quel mezzo sorriso di compiacenza, che due “statisti” europei riservano a chi guida il governo italiano.

Dopo le prossime elezioni in Francia e in Germania, vedremo se quei due saranno ancora dietro il trespolo presidenziale. Se sorrideranno ancora insieme, insomma.

Da noi invece, come dice ogni giorno Angelino Alfano, non ci sono dubbi sul ricambio: Berlusconi sarà candidato “premier” anche nel 2013.

Per il 2018, vedremo. Sempre che una risata non ci seppellisca tutti.

Ad maiora.

DOPO DI LUI UN (INASPETTATO) DILUVIO

Un libro da leggere in questi giorni in cui si parla del dopo-Berlusconi. Anche se il titolo del volume di Oliviero Beha “Dopo il diluvio” (Chiarelettere) fa pensare a grandi imperatori francesi. E invece bisogna guardare più in basso, molto ma molto più in basso: “Le escort di Bari e non solo, lo scandalo Tarantini, la D’Addario a fotografare il premier a Palazzo Grazioli nel leggendario “lettone di Putin” con tanto di registrazioni delle telefonate e dei momenti hard. Dovessi sceglierne una, opterei per la registrazione dello scambio in cui Lui la richiama perché ‘è tornato forte come un toro’, Lei accorre ma lo trova ‘inadeguato’, Lui risolve con un ‘Beh, allora pisciami addosso’ che la Repubblica dovrebbe adottare come story board pubblicitario e insieme epigrafe di questo favoloso Terzo millennio. Dopo di lui il diluvio, appunto…”
Sono state le uniche parole che mi hanno fatto piegare in due dal ridere di un volume che è tutt’altro che allegro e capace di dare speranze. Ma è stato scritto prima della recente tornata elettorale…
Beha, giornalista e polemista (che purtroppo non possiamo più vedere sul Tg3) se la prende con Carlo Freccero che (intervistato dal Giornale) dice una frase davvero discutibile: “L’intellettuale italiano che è stato più sopravvalutato? Certamente Pier Paolo Pasolini”.
Pasolini rappresenta invece il leitmotiv di un racconto che Beha fa degli ultimi anni della nosta stanca Repubblica. Diventata, non solo mediatica, ma anche pubblicitaria. Capace di creare “un flusso mediatico che promuove e vende merce come un’altra, un candidato come un automobile un pannolino un tipo di carta igienica. Berlusconi ha introdotto una novità che colpisce dritto al cuore di questa comunicazione. Ha svuotato le parole come gusci d’ostrica, ha mangiato l’ostrica e ne parla come se dentro il guscio ci fosse ancora qualcosa. Dentro non c’è più nulla. A colpi di dico/non dico, e poi di bugie e smentite e contraddizioni qualsiasi, su cose importanti come su pinzillacchere, Lui continua a “spacciare conchiglie” che sono vuote da un pezzo. Che valgono solo in quanto conchiglie teoricamente piene e in realtà desolatamente prive di ostriche, un prodotto mediatico cui gli italiani si sono assuefatti perfettamente, o quasi”.
Beha critica aspramente anche Bersani (“correo di aver sempre considerato ‘normale’ Berlusconi a patto di vincere le elezioni), i politici trombati che vanno a dirigere le Asl (a volte anche se sono in odore di ‘ndrangheta), e Giorgio Napolitano di cui ricorda le tante controfirme (come al decreto salva liste) ma anche le critiche a Clementina Forleo, da tempo ormai ‘esiliata’ in provincia.
Beha vede elementi positivi nella nascita del “Fatto quotidiano” e si augura per l’Italia una svolta arancione: “Bisogna uscire dal Teatro Italia, evitare l’asfissia. Respirare altra aria. Girare per strada, e organizzandosi fare fra Galdino casa per casa, scuola per scuola, università per università, associazione per associazione culturale, politica, ricreativa, sportiva, ecologica e quant’altre ve ne siano. Farlo perché è necessario, perché nel Teatro la vicenda è già finita, e se fino a ieri era solo scadente la pièce, adesso sta addirittura bruciando l’edificio”.
Il fuoco ora sembra sia stato spento dalla mobilitazione popolare (e digitale). Vedremo se, a differenza di Kiev, chi ha preso il potere non finirà per deludere. Tante più alte le aspettative, tanto più forti i rischi di disamoramento.
Ad maiora
——————-
Oliviero Beha
Dopo di lui il diluvio
Chiarelettere
Milano, 2010
Pagg. 236
Euro 14

20110704-040205.jpg

La fotografa personale di Putin

Dalla fotografa di Putin alle ragazze di Villa Certosa

L’ultima volta che sono andato a Mosca una collega del Kommersant mi ha detto che l’atteggiamento di Putin verso le donne è cambiato da quando è diventato amico di Berlusconi. Sarà sicuramente un’esagerazione. Un modo per scaricare sui vicini di casa la propria spazzatura.

Ma sicuramente la scelta da parte del primo ministro russo di scegliere una modella russa ventiseienne come fotografa personale sarà apprezzata anche a Villa Certosa dove il primo ministro italiano si è riposato in compagnia di giovani amiche mentre il 57% degli italiani (presidente della Repubblica in primis) sono andati a votare per i referendum.

La celebre foto in cui Berlusconi, sempre in Sardegna, mima di sparare a una giornalista russa “colpevole” di fare domande all’amico Putin sulla sua passione per una campionessa olimpica (ora seduta alla Duma, ovviamente nella fila di Russia Unita, che è – giu per su – Forza Russia) dà l’idea che i due apprezzano più le belle ragazze che le domande.

Donne che finiscono per essere ricompensate con incarichi pubblici. Quindi a spese del contribuente. Come da prassi, godere degli utili e dividere con tutti le spese.

Anche Gheddafi, nel suo bunker libico si diceva fosse assistito da un’avvenente infermiera ucraina. Non dubito a carico del contribuente di Tripoli. L’ha abbandonato a marzo.

Le donne, alfine, alzano la testa anche in Arabia Saudita (dove osano addirittura guidare):

La rivolta passa e passerà da loro.

Ad maiora.

La copertina di Berlusconario

Berlusconario, non solo gaffe

Un volume dove vengono riassunte e pubblicate in fila, una dietro l’altra (assemblate per temi e commentate) tutte le frasi più rilevanti dell’attuale presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana. “Berlusconario” è una sequela di gaffe (molte delle quali, a dire il vero volute) di SB. A curarlo per la casa editrice Melampo due giornalisti: Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli.

Un volume che è interessante da leggere in questi giorni durante i quali si intravede la fine del ventennio berlusconiano (anche se il passaggio di consegne, temo, non sarà indolore). Una serie di frasi su cui si è costruito il mito berlusconiano e che ora – improvvisamente – sembra non riscuotere lo stesso successo di qualche anno fa. Ma si sa: molti italiani sono cortigiani, pronti a ridere alle battute dei potenti, capaci anche un istante dopo di sputargli in faccia una volta che il potente sia caduto a terra.

Nelle prime pagine del libro c’è una frase (tutt’altro che una gaffe) che il nostro pronunciò in Bulgaria il 18 aprile 2002: «Ho già avuto modo di dire che Santoro, Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga». Parole senza appello che portarono alla cacciata dei tre (anche se proprio in questi giorni gli allora dirigenti cercano di sminuire la portata di quell’editto).

Interessante, nell’anno del ritorno alla vittoria del Milan (vera grande macchina di propaganda: non a caso gli investimenti maggiori sono fatti con supposte e sperate finalità elettorali) alcune frasi che connotano bene i sentimenti di Berlusconi verso la sua squadra di calcio: «Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol. Ha la stessa idea vincente del mio Milan, che è poi l’idea di Dio: la vittoria del bene sul male». (30 marzo 1994); « Tutte le cose di cui mi occupo sono profane: ma il Milan è sacro» (27 luglio 1988). Ce ne è anche una che riassume due dei suoi grandi amori (o malattie a sentire l’ex moglie e i suoi amici):«Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano». Una frase detta il 4 febbraio 1986 ma che l’ex presidente del Milan (è l’unica carica per cui abbia dovuto rinunciare in nome del conflitto d’interessi) avrebbe potuto pronunciare anche domenica scorsa mentre la maggioranza degli italiani votava e lui si riposava in Sardegna. Ma lui, come ebbe a dire il 13 luglio 2003 è «un galantuomo, una persona perbene,, un signore dalla moralità assoluta».

La bocciatura da parte degli elettori del legittimo impedimento, obbligherà il presidente del Consiglio a presenziare alle sedute dei numerosi processi in cui è incappato. Tanto da spingere ad affermare (9 ottobre 2009): « In assoluto il maggio perseguitato giudiziario della storia».

Le frasi roboanti sono sempre piaciute al nostro presidente. Capace di indignare persino uno come Vespa di fronte a questa affermazione: «Credo sinceramente di essere di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia.». (10 settembre 2009.)

Oltre a quelle sul Milan, per il sottoscritto, quelle più gustose sono le frasi relative alla Russia e alla Cecenia. La difesa berlusconiana dell’amico Putin è senza vergogna: «Voi comunisti non cambiate mai. Putin è fieramente anticomunista perché ha subito l’assedio di Stalingrado e ha avuto la famiglia sterminata» (23 dicembre 2006). Frase che spinge Belfiori e Santelli a precisare: «Peccato che l’assedio di Stalingrado avvenne nel 1942, Putin è nato nel 1952 e i suoi genitori sono sopravvissuti alla guerra. E soprattutto l’amico Putin fu agente segreto e dirigente del Kgb dal 1975 al 1991». In ogni caso l’assedio fu nazista e quindi semmai sarebbe diventato antifascista, antinazista.

Lascia invece senza parole, rileggere quanto Berlusconi disse il 7 novembre 2003, nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea: «In Cecenia c’è stata un’attività terroristica che ha prodotto molti attentati anche nei confronti dei cittadini russi. Non c’è mai stata una risposta corrispondente da parte della Federazione russa che ha subito questi attentati senza nessuna reazione». (7 novembre 2003). Lo dice nella veste di Presidente di turno dell’Unione europea. Volutamente ignaro delle numerose sentenze europee sulle violazioni dei diritti umani commesse dall’esercito russo nel Caucaso.

Il libro, pieno di commenti sagaci, che sarebbe perfetto per l’Ipad. I numerosi riferimenti a youtube sarebbero fantastici se con un doppio tocco di indice si potesse vedere l’abbraccio tra Berlusconi e Bush (con tanto di crollo del palco) o la Regina inglese che lo rimprovera perché cerca di attirare, urlando Obamaaa, l’attenzione dell’attuale presidente americano. Non l’aveva ancora preso da parte per raccontargli la dittatura dei magistrati di sinistra in Italia. Ma questo sarà forse materia di altri libri. Magari digitali.

Ad maiora

……………………………………….

Giovanni Belfiori e Giorgio Santelli

Berlusconario

Melampo editore

Milano, 2010

Pagg. 232

Euro: 13

www.melampoeditore.it