annaviva

#FreePussyRiot. Sul Guardian il nuovo singolo del gruppo anti-Putin

Il giorno dopo il presidio di Annaviva per le Pussy Riot.
Questo il servizio del Corriere.it:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_agosto_16/pussy-riot-presidio-milano-liberazione-viadante-articolo21-2111464108615.shtml

Questa invece la lettera dal carcere di Nadia, una delle tre Pussy Riot, diventata il simbolo della protesta anti-putiniana:

http://eng-pussy-riot.livejournal.com/9618.html

Questo infine il nuovo singolo delle Pussy Riot, pubblicato in esclusiva dal Guardian, con un ottimo montaggio video:

http://www.guardian.co.uk/music/video/2012/aug/17/pussy-riot-release-new-single-video

Ad maiora

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#FreePussyRiot. In tanti al presidio milanese

Più gente di quanta ne potessimo aspettare il 17 agosto a Milano.
Tante e tanti arrivati in via Dante seguendo il tam-tam di internet.
Tutti in solidarietà con le Pussy Riot condannate a due anni di colonia penale, senza condizionale.
Questo il video che abbiamo realizzato:

Grazie a tutti coloro che hanno partecipato. E grazie ai colleghi che hanno coperto la manifestazione.
A tal proposito questo è il take dell’agenzia Ansa:

RUSSIA: PUSSY RIOT; A MILANO SLOGAN IN RUSSO E BALACLAVA

(ANSA) – MILANO, 17 AGO – Si è tenuto oggi pomeriggio a Milano, in via Dante, un sit-in di un’ora e mezza a sostegno delle Pussy Riot, il trio punk giudicato a Mosca colpevole di teppismo motivato da odio religioso. I manifestanti hanno più volte

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Free Pussy Riot: Sit-in di Annaviva il 17 agosto a Milano

Il giorno della sentenza, presidio di Annaviva a Milano:

Milano, 17 agosto. Sit-in di Annaviva a Milano per le Pussy Riot

Ad maiora

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Vittoria! Ivan Kostin è tornato in Israele

Si conclude positivamente la campagna lanciata da Annaviva qualche mese fa per opporsi all’estradizione in Russia dell’imprenditore Ivan Kostin.
A fine maggio i giudici di Milano avevano ritenuto non sufficiente la documentazione trasmessa dalla Procura russa. Ivan aveva quindi potuto lasciare gli arresti domiciliari.
Qui il post di allora:

Annaviva esulta: Ivan Kostin è libero! Non sarà estradato in Russia


Ora la notizia che aspettavamo da giorni.
Kostin è in salvo: è tornato in Israele, dove vivono moglie e figli.
Grazie a tutti quelli che ci hanno aiutato!

Ad maiora

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Annaviva esulta: Ivan Kostin è libero! Non sarà estradato in Russia

Annaviva ne era certa: non sussistevano motivi per estradare Ivan Kostin in Russia. L’imprenditore, accusato in madrepatria di approvazione indebita, era sicuramente uno dei numerosissimi cittadini russi finito nei guai solo perché inviso a qualche potentato locale.

Lo avevamo sostenuto a più riprese.

Intervistando Kostin a Roma, dove – dopo qualche mese a San Vittore – era agli arresti domiciliari, in attesa dell’estradizione:

http://youtu.be/jInHMNzgNLI

Invitando la moglie e il giornalista Grigori Pasko a Milano il giorno della prima udienza di estradizione:

http://youtu.be/M0j-HPTiT9E

Già a marzo i giudici avevano chiedo un supplemento di informazioni alle autorità russe, non giudicando sufficienti le carte trasmesse da Mosca: difficile per chiunque credere che Ivan avesse portato via, dall’azienda fondata dal padre, centinaia di litri di cognac invecchiato per sostituirlo con quello giovane e lucrare (milioni di rubli) grazie a questa operazione, senza che nessuno se ne accorgesse.

Per Annaviva valeva lo stesso discorso, più in piccolo, che riguarda il prigioniero politico Mikhail Khodorkovskij: si contestano reati fiscali per nascondere motivi molto più abbietti.

Ora è arrivata la sentenza della Corte d’appello di Milano, chiamata a decidere sull’estradizione dato che Kostin, del tutto ignaro del mandato di cattura, era stato arrestato proprio a Milano, dove era venuto a seguire una fiera del vino; proveniva da Israele dove abitava da anni con moglie e figli e dove nessuna autorità aveva mai pensato di arrestarlo per rispedirlo in madre patria.

La Corte ha appena rigettato l’istanza di estradizione!

Kostin è ora libero anche se non potrà lasciare il paese prima di 15 giorni.

I giudici milanesi hanno negato che dietro la persecuzione giudiziaria ci fossero motivi politici. Certo, Ivan non è un “prigioniero politico”, ma bisognerebbe capire il contesto in cui nascono queste accuse, questi processi.

Un terzo delle persone in carcere in Russia ci finiscono per reati “economici”. E sono per lo più imprenditori e affaristi.

Comunque, la Corte d’appello milanese, pur non valutando la sussistenza di ragioni politiche, ha valutato insufficienti le prove prodotte per estradare Ivan in Russia. 

Ora ci auguriamo che questi 15 giorni passimo in un soffio e che Ivam possa subito tornare in Israele ad abbracciare moglie e figli.

Così eviterà quel destino che Grigori Pasko (amico giornalista finito nelle celle del regime putiniano) prevede per i suoi connazionali nel bellissimo “Come sopravvivere alle prigioni in Russia” (Bollati Boringhieri, 2010): «Gli abitanti della Russia si dividono in due categorie: chi sta in galera e chi si prepara ad andarci».

Un libro che consiglio a tutti i giudici che valuteranno i prossimi casi di estradizione verso la Russia di Putin.

Ad maiora.