Band ucraina Kazaky insultata e minacciata

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Kazaky

I Kazaky, il quartetto ucraino formato da soli uomini in tacchi a spillo e vestiti attillati, conosciuti per esser comparsi nel video di Madonna Girl Gone Wild, autori di due album, a fine agosto sono stati vittima di insulti omofobi. Suonavano al nightclub Q2 della città di Perm, Russia, e davanti al locale è stata messa in scena una protesta con urli e minacce. “I proprietari del club volevano annullare lo spettacolo dei Kazaky“, ha detto il manager del gruppo Alexei Mironichev. Ma lo spettacolo è andato avanti perché “siamo abituati a questi scherzi”.

Secondo uno degli organizzatori della protesta, la band avrebbe dovuto pagare la multa per aver violato la ormai nota legge contro la propaganda di rapporti sessuali non tradizionali ai minori.

Ancora prima della legge, nel 2011, i Kazaky avevano dovuto cancellare il loro spettacolo in un villaggio nella regione di Rostov a causa delle…

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#pinetanaturalmente concorso fotografico per instagramers

#pinetanaturalmente
Un concorso per chi usa Instagram (ma chi non lo usa può scaricarlo facilmente e gratuitamente).

In palio un soggiorno in Trentino al Pineta Hotels.
Ma soprattutto un sostegno ai ragazzi dell’ANFFAS di Trento.
Per partecipare al concorso è sufficiente scattare foto (su montagna o natura) con Instagram e postarle con i tag: #pinetanaturalmente e #igersitalia .

Le foto migliori figureranno in una mostra fotografica.
Il concorso scade il 30 settembre. Affrettatevi:
http://www.pinetahotels.it/it/pineta-challenge/

Ad maiora

Per il nostro bene, utilizzate i beni confiscati!

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“La faccenda della confisca e del recupero delle proprietà dei mafiosi non è una linea retta, ma un gomitolo”. Si parte da questa premessa per tirare il bandolo della matassa dei beni confiscati ai mafiosi cui è dedicato il libro di Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni “Per il nostro bene” (Chiarelettere, e chi se no?).
In Italia purtroppo le linee rette sembrano proprio non esistere. E’ tutto un gomitolo di burocrazia, lacci, azioni di furbi e di malfattori che rendono ogni cammino, anche il più semplice, accidentato.
La confisca dei beni dei mafiosi nasce da un’intuizione di Pio La Torre (che diventa legge dopo l’omicidio dello stesso deputato comunista e del prefetto Dalla Chiesa): “Mandarli in galera non serviva a niente – spiega il figlio Franco – all’epoca, come gli stessi padrini dicevano, per loro era un punto d’onore essere stati all’Ucciardone, dove venivano serviti e riveriti, si riposavano e continuavano a comandare”. Viene introdotto quindi il 416bis e si colpiscono i mafiosi dove gli fa più male: nel portafoglio. Via quindi soldi e beni. Questi ultimi passano allo Stato, che li gestisce tramite un’Agenzia (che ha sede a Reggio Calabria, ma la città è logisticamente irraggiungibile e quindi le riunioni si fanno a Roma).
Alla fine del 2012 l’Agenzia controllava 11.238 immobili e 1.708 aziende. Ma la loro gestione è tutt’altro che semplice. Scrivono la Coppola (giornalista del Corriere) e la Ramoni (avvocato e già dirigente di Libera): “Ci sono terreni gravati da ipoteche, ville danneggiate, terreni occupati, appartamenti confiscati solo in parte e indivisi e soprattutto imprese, la grandissima maggioranza delle quali già avviate alla liquidazione”. Quelle che ancora non lo sono, come si spiega tristemente nel libro, rischiano comunque di fallire perché i mafiosi fanno terra bruciata. I casi non riguardano ovviamente solo il sud Italia, ma anche il nord dove, anzi, negli ultimi anni assistiamo al maggior numero di confische proprio in Lombardia. Se al sud vi fanno terra bruciata intorno (magari non andando più al supermercato, strappato ai mafiosi, al nord magari nascondono la targa che ricorda che in quel palazzo c’era un appartamento di un boss.
I numeri comunque raccontano di un fenomeno diffuso e complicato: “Dei 3995 beni immobili ancora in gestione all’Agenzia, 2819 presentano criticità, e di questi 1666 sono gravati da ipoteche (per 76 addirittura sono in atto i pignoramenti). Più di uno su tre, di fatto, inutilizzabili”.
Un percorso a ostacoli che spinge Coppola e Ramoni a mettere questo sottotitolo per il loro viaggio tra i beni confiscati: “la nuova guerra di liberazione”.
Saremo partigiani. Ma ci piace.
Ad maiora

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Ps. Il libro verrà presentato lunedì alle 18 alla Feltrinelli di Milano-Duomo con Pisapia, Nobili e Portanova.

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Per il nostro bene
Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni
Chiarelettere
Milano, 2013
Pagg. 160
Euro: 12,90

Da Cicciolina alla Costa Concordia, mentre Thuram viene accusato di violenza domestica

CicciolinaQualche notizia “italiana” qua e là sui quotidiani stranieri online.
L’unico che questa mattina apre con un post sulla penisola è il Miami Herald che racconta dell’operazione per raddrizzare la Costa Concordia, che prenderà il via lunedì.
Il blog di Le Monde dedicato al Bel Paese dedica invece la sua attenzione al ritorno di Cicciolina.
Più interessante, a mio avviso, lo stop all’importazione di pollame e uova italiane deciso dalle autorità elvetiche per cercare di fermare l’aviaria. Ne riferisce il Corriere del Ticino.
Chiudo con le notizie sportive o che riguardano sportivi che abbiano legami con l’Italia. La prima, triste, concerne l’ex difensore di Parma e Juve Lilian Thuram accusato di violenza domestica. La storia sul calciatore (ambasciatore dell’Unicef) campeggia su Le Figaro.
Al Arabiya racconta invece la storia della relazione tra Aida Yespica e il calciatore (islamico) Özil.

Nella giornata di Inter-Juve chiudo con Palacio che trova spazio sull’argentina Nacion.

Ad maiora

Un tweed a #Obama contro la legge russa anti-gay

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Obama Putin

Vi riportiamo il comunicato di Human Rights First:

Gli attivisti russi per i diritti LGBT continuano a guardare agli Stati Uniti per avere un supporto. La settimana scorsa, ho visitato [è Innokenty Grekov di Human Rights First a raccontare, ndr.] San Pietroburgo per incontrare gli attivisti LGBT e ho aiutato a diffondere le loro voci. Abbiamo sostenuto la loro causa attraverso MSNBC, NPR, The Advocate e The Washington Post.
L’incontro del presidente Obama lo scorso venerdì con i leader della società civile tra cui eminenti attivisti LGBT, è un buon primo passo e invia un segnale chiaro: gli Stati Uniti mostrano solidarietà verso coloro che sono vittime della repressione russa del dissenso. Ma che succede?
Nel nostro recente rapporto, abbiamo analizzato una serie di passaggi che l’amministrazione americana dovrebbe adottare per far fronte alla legge anti-gay della Russia. Ora che il presidente è tornato negli Stati Uniti, dovrebbe raddoppiare…

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