Per sport

L’oppio dei popoli.

Suv a due ruote

Ogni volta che vado a correre intorno al Parco Sempione, oltre a cercare di sopravvivere al ritmo dei battiti (e più ancora a quello delle stagioni) devo stare attento a evitare i ciclisti.
Per qualche strambo motivo infatti, quando fecero la pista ciclabile intorno al parco non la completarono (né ci ha pensato l’amministrazione attuale). E’ all’incirca solo metà del percorso. Il resto è un normale marciapiede dove le bici non dovrebbero circolare o quanto meno farlo rispettando i pedoni.
Così non è. Le due ruote sfrecciano e se ti arrivano alle spalle cominciano a scampanellare.
Posto che non ho mai incontrato alcun consigliere comunale (men che meno i troppo impegnati parlamentari) camminare o correre da queste parti, credo che l’insofferenza di questi ciclisti milanesi andrebbe indirizzata altrove.
L’impressione è che, come per i Suv, guardare tutti dall’alto verso il basso non aiuti a essere umili e a capire che la propria libertà cessa dove inizia quella altrui.
Ad maiora
Ps. Stamane qualcuno, forse influenzato dal Giro d’Italia, ha stretto così tanto la curva da centrarmi la spalla. Peccato non abbia perso l’equilibrio.

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Risk “atleta”

Nota per i colleghi.
So che alla mia veneranda età il termine atleta risulta surreale, pur se compare in un documento ufficiale.
Ma, se dovessi schiattare all’improvviso, nella mia scarna biografia, potete aggiungerlo…??
Grz
Ad maiora.

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La pace nel mondo in chiave NBA: a gomitate

Era diventato famoso per essere salito sulle tribune per farsi giustizia da se di un tifoso maleducato:

Per cancellare queste scene, Ron Artest aveva cambiato nome.
Sulla maglia dei Los Angeles Lakers ora era così scritto “World Peace”.
Pace nel mondo.
Che declinata all’americana suona così:

Sembra un po’ quelle missioni di pace con bombe al fosforo.

Ad maiora

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Milan City Marathon: le scuse degli organizzatori

Dopo l’imbarazzante figura al ritiro sacche, gli organizzatori della Milan City Marathon 2012 cercano di correre ai ripari.
Quanto è successo era stato documentato così:

Caos al ritiro sacche (video)


Ora l’Rcs Sport SPA (che ha gestito l’evento e che – malgrado la magra – credo voglia gestirlo anche in futuro) ha mandato una lettera (mail) a tutti gli staffettisti (8.000).
Prima le parole di circostanza (“profondamente rammaricati dei disagi” e “siamo i primi a essere delusi” mah) annunciano di aver aumentato la donazione alle onlus cui finivano parte delle donazioni delle staffette. Gli verrà girato il 15 per cento delle iscrizioni, pari a 32 mila euro.
Meglio che niente, direi.
Speriamo che l’anno prossimo a gestire il tutto ci sia l’esercito o qualcuno in grado di occuparsi di tutti.
Bertolaso credo che sia libero…
Ad maiora

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La curva del Genoa e la piccola Norimberga

L’ondata di sdegno moralista seguita a Genova-Siena mi fa un po’ sorridere. Il perbenismo schiera tutti dalla stessa parte. Sul Corriere, uno degli indignati pezzi cita persino l’alluvione su Genova, quasi a imputare alle curve anche questo.
Gli ultrà sono un ottimo capro espiatorio di un sistema (sportivo, ma non solo) che fa acqua da tutte le parti.
Nell’epoca delle società (anche sportive) secolarizzate, la maglia è un simbolo. E quel chiedere (anzi, imporre con la forza) ai giocatori di togliersela, è una specie di attestazione di proprietà. Di chi sono le squadre di calcio? Dei presidenti (spesso imprenditori a rischio bancarotta)? Dei soci (i board sono a volte impresentabili, la Juve è ancora parzialmente libica, l’Inter raffina e il Milan va be’)? Dei giocatori (che cambiano casacca ogni due mesi e arrivano anche a vendere i derby)? O dei tifosi?
Di questi ultimi gli ultrà si sono autonominati portavoce. Sono d’altronde gli unici organizzati e con seguito, popolare e giovanile.
Per evitare che disturbassero il meccanismo socio-economico che sta intorno al pallone, in questi anni le società li hanno spesso assecondati. Anzi, hanno assecondato i capi della curva. Che però, come ieri, ogni tanto esce dai binari.
Scatenando l’irritazione nazionale.
È la tv che comanda in campo. Che decide orari, impegni, ritmi. Che causa persino gli infortuni.
Ma è più semplice dare la colpa agli ultrà. Quelli che vivono per il calcio. Che a questo dio sacrificano tutti i fine settimana.
Un dio ingiusto e squilibrato che vende a metà campionato i suoi gioielli per far cassa (un anno fa la Samp, ora il Genoa). In Usa, patria del liberismo, gli acquisti sono regolati da regole: è la squadra più debole a prendersi i giocatori migliori.
Ma d’altronde siamo in Italia. Dove il Verona vinse l’unico scudetto in cui venne fatto un vero sorteggio per l’assegnazione degli arbitri. Poi mai più ripetuto.
Pensavo infine: se – seguendo l’idea della piccola Norimberga di Grillo – si imponesse ai politici di uscire dal campo consegnando qualcosa che “ci appartiene” cosa chiederemmo?
I vestiti firmati?
Le barche?
Gioielli e lingotti?
O il sogno di un paese migliore, quello per cui 67 anni fa migliaia di ragazzi sacrificarono la loro vita?
Ad maiora

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