Per sport

L’oppio dei popoli.

15 chilometri di Annone Brianza

Alla fine il problema non sono i 15 chilometri di corsa (seppure non mi fossi ancora mai misurato su questa distanza).
Ma i continui sali scendi della non competitiva intorno al lago di Annone, nella Brianza lecchese.
Percorso agreste e divertente, passando vicino a cavalli e pecore e correndo lungo il lago. Due le distanze possibili, 7 e 15 chilometri. Arrivato al primo step, il mio mantra, e una canzone di Celentano (che abita da queste parti) mi hanno spinto a continuare.
Sulle ultime salite e scalinate ho però camminato.
Di qui il tempo molto alto (1’41’54), dettato anche dal caldo (32 gradi anche qui).
Quest’anno ho infilato una serie di cd tapasciate: Stramilano, Maratona (in staffetta), 5.30, Energizer e Triennale Run.
Quella di oggi era la prima fuori porta e la prima sui 15. Grazie agli amici del Road Runners che mi hanno supportato.
Con l’autunno vediamo se riesco a partecipare a una mezza maratona.
Ad maiora

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Finito la mia prima 15

Ad Annone.
Tempo scarso (1’41”) ma grande soddisfazione!
Ad maiora

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Corsa al Lago di Annone

Ci siamo (coi Road Runners).
Anche se fa abbastanza caldo.,,

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#Londra2012 e quegli spot un po’ gufi

La pubblicità ignora quel che le succede intorno. Nel resto del palinsesto tv.
Esalta le “campionesse del nuoto” mentre molte di loro, a Londra, affondano in piscina (in singolo e staffetta).
Inventa un rasoio dorato per Fabio Scozzoli che alla fine sembra aver portato un po’ sfiga a chi aveva vinto Mondiali ed Europei.
L’unico che – anche negli spot – si salva rimane il grande Castrogiovanni che non potendo partecipare (il rugby è incredibilmente escluso) si cimenta in tutti gli -altri – sport:

A Rio 2016, il rugby ci sarà, seppur a 7 (e non a 15):
http://rugby1823.blogosfere.it/2012/07/rugby-olimpiadi-le-regole-del-rugby-seven.html
Ad maiora

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Quando Silvio era il Padreterno: 26 anni fa, nel cielo dell’Arena

“Il presidente ideale per il Milan sarebbe il Padreterno”. Così diceva Giussy Farina che negli anni Ottanta rischiò di far fallire il Milan. I tifosi rossoneri avevano già subito l’onta di due retrocessioni (una per frode sportiva e uno sul campo). E quando arrivò Silvio Berlusconi forse sognavano che fosse lui il Padreterno in grado di salvare il Diavolo. Silvio che ora vuole di nuovo guidare il Paese, per i rossoneri è stato proprio quello. E il modello vincente ha cercato di esportarlo in politica. Fallendo.
Ora a molti lustri di distanza anche il Milan sembra essere a fine impero. Non si spiegherebbe altrimenti l’idea di liberarsi dei due giocatori migliori della passata stagione: Ibra e Thiago Silva. Il tutto dopo aver lasciato un anno fa alla Juve Pirlo, decisivo per lo scudetto juventino (sul numero non mi cimento, mi sembra una polemica degna di un paese in decadenza, anche sportiva).
Tutto questo pippozzo per dire che la “discesa in campo” di Padreterno-Silvio non va fatta risalire al 23 novembre 1993 quando fece la sua prima uscita politica (all’inaugurazione dell’Euromercato di Casalecchio di Reno, convocati numerosi giornalisti disse una frase -legata alle amministrative capitoline- che oggi difficilmente ripeterebbe: “Se fossi a Roma non avrei dubbi: voterei Fini”). E nemmeno al 26 gennaio 1994 quando, saltando la mediazione giornalistica, mandò a tutte le televisioni la cassetta in cui annunciava che “l’Italia è il paese che io amo”.
La vera discesa in campo, dall’alto degli amati elicotteri, fu il 18 luglio 1986: quel giorno, in un Arena di Milano bollente, invaso da diecimila tifosi Padreterno-Silvio arrivò, ovviamente dal cielo, insieme alla squadra che da lì a qualche anno sarebbe diventata la più vincente del mondo. Le immagini di quella discesa, accompagnata dalle note della Cavalcata delle Valchirie, in puro stile Apocalipse Now, sono pressoché introvabili (ma le foto sono proprio belle).
Per chi c’era come me, l’impressione fu di qualcosa di kitsch e niente più. Solo qualche anno dopo se ne capì la portata. Io la intesi il 18 maggio del ’94 quando, mentre il Senato votava la fiducia al suo primo governo, Berlusconi se ne stava in qualche ufficio a guardare il Milan vincere la Coppa dei Campioni (4-0 allo Steaua).
Sono passati 18 anni da allora.
Ben 26 anni dal suo arrivo nell’Olimpo rossonero.
Ma il sogno non sembra più tale. Nemmeno quello calcistico.
Ad maiora.

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