Anna Politkovskaja

Libertà di stampa. In Russia, ma non solo.

Il comizio libertario di Madonna a San Pietroburgo

Notevole il comizio liberal di ieri sera di Madonna a San Pietroburgo:

Oltre al vice primo ministro russo che le ha dato della vecchia puttana, vecchi ortodossi hanno bruciato in piazza la sua icona:

A 7 giorni dalla sentenza contro le Pussy Riot, il regime putiniano si sta coprendo di ridicolo.
Quasi come quello bielorusso che fa la guerra agli orsacchiotti di peluche.
Ad maiora.

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#FreePussyRiot. Il regime russo insulta Madonna

Non contento di tenere tre ragazze in cella per un bliz in chiesa, il regime putiniano insulta chi difende le Pussy Riot. E lo fa, ovviamente, con epiteti sessisti.

“Ogni ex puttana cerca di dare lezioni di morale quando invecchia. In particolare quando si trova in tournee all’estero”. Con queste parole il vice premier russo Dmitry Rogozin, su Twitter, ha risposto all’appello lanciato nel corso di un concerto a mosca dalla cantante Madonna a favore del rilascio delle tre musiciste del gruppo punk femminista Pussy Riot, sotto processo per ‘vandalismo religioso’.

Le ragazze hanno provocatoriamente alla Madonna (non la cantante ovviamente) di “liberarci da Putin”.

Al loro fianco sono scesi musicisti di tutto il mondo. Il regime insulta ovviamente solo quelli di sesso femminile.

Rogozin, ex leader del partito Rozina, è un diplomatico (davvero diplomatico!) e si occupa dei rapporti con la Nato (dove ha rappresentato la Russia).

La sentenza contro le Pussy Riot sarà pronunciata il 17 agosto.

Ad maiora

Pussy Riot, sentenza il 17 agosto: “Non abbiamo paura”

Quel giorno, alle 15, sapremo se la caccia alle streghe lanciata dal regime putiniano avrà avuto effetto.

Oggi, finalmente, al processo sono intervenute anche le ragazze, “colpevoli” di un concerto anti-putinano in chiesa. Hanno defiito il procedimento contro di loro di stampo staliniano.

“Questo non e’ un processo contro le Pussy Riot, ma contro l’intero sistema politico russo”, ha spiegato Nadezhda Tolokonnikova (22 ani), alla sbarra insieme a Yekaterina Samutsevich (29) e Maria Alyokhina (24). “Il ricorso alla violenza per reprimere le proteste della società, costringere le persone alla passività politica, noi tutto questo non lo accettiamo. La sola aria che si respira in Russia è diventata dolorosa per noi. Non abbiamo mentito neanche per un secondo di fronte a questo tribunale, ma l’accusa lo ha fatto piu’ volte. Ma la gente se ne è accorta. La verità prevarrà”‘, ha concluso. Indossava una maglietta blu con la scritta (antifascista) No Pasaran!

“Non mi fate paura. Potete portarmi via la mia presunta liberta’, ma in questo paese non ce n’è di vera. La mia libertà interna non potrete sottrarmela”, ha detto Alekhina.

Parole sante.

Come spiega Matteo Tacconi (che ricorda un episodio del passato cecoslovacco), questo processo contro le Pussy Riot sta distruggendo quel poco di immagine internazionale della tirannia putiniana:

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/136488/

Oggi al loro fianco è intervenuto anche il nostro Vasco Rossi.
Ad maiora

A due giornalisti turchi il premio per la libertà di stampa

L’associazione dei giornalisti turchi ha assegnato l’annuale Press Freedom Award a due colleghi incarcerati.
Si tratta di Bedri Adanir del quotidiano Ozgur Gundem:
http://bianet.org/english/freedom-of-expression/139283-journalist-bedri-adanir-still-under-arrest-after-three-years
E di Zeynep Kuray di BirGun:
http://www.ekurd.net/mismas/articles/misc2012/3/turkey3822.htm
Sono un centinaio i giornalisti turchi rinchiusi nelle carceri del loro paese.
Per loro la Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) ha lanciato una mobilitazione cercando di coinvolgere la distratta politica italiana (per non parlare di tg e quotidiani…):
http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=14639
Ad maiora

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Omicidio Politkovskaja, individuato l’organizzatore. Sembra.

Un’altra svolta, che svolta non sembra essere, nelle indagini sull’omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista russa assassinata a Mosca 6 anni fa.
Dopo un primo processo finito nel nulla le autorità hanno arrestato quello che ritengono possa essere l’organizzatore dell’assassinio: Dmitry Pavlyuchenko, ex ufficiale della polizia in pensione.
Non è una pista nuova questa che segue la giustizia russa. Su questo cammino, il regime si è già avviato anni fa. Senza esito.
Questa la ricostruzione degli investigatori.
A eseguire l’omicidio, un piccolo gruppo che ha individuato la casa, seguito e alla fine ucciso – il 7 ottobre del 2006, con una Makarov, la più importante giornalista russa (ovviamente avversa alla Russia di Putin).
Un gruppo che avrebbe agito senza un motivo apparente e senza che sia stato mai individuato (o cercato) il mandante di questo omicidio. Politico.
In primo grado i giudici hanno smontato passo a passo la lacunosa inchiesta mandando assolti tutti gli imputati.
Poi indagini azzerate. Con l’arresto del terzo fratello ceceno (che era latitante durante il processo) Rustam Mahkmudov, che ora si immagina possa essere stato l’esecutore materiale. Gli altri due fratelli erano però stati assolti, anche grazie alla prova del Dna.
Ora un nuovo arresto, quel Pavlyuchenko che al processo era già stato coinvolto ma come testimone. Lì aveva dichiarato che l’imputato Serghei Khadzhikurbanov, ex funzionario di polizia, gli aveva detto di “avere a che fare col mondo della stampa”. Anche Khadzhikurbanov è stato comunque assolto in primo grado.
Ora lo stesso Pavlyuchenko, che molti a Mosca immaginino faccia parte dei servizi segreti (Kgb, o come si chiamano adesso) è stato arrestato come organizzatore dell’omicidio.
Una tipica vicenda alla russa, con i personaggi delle Matrioske che si aprono una dietro l’altra svelando sempre nuovi personaggi (che si somigliano un po’ tutti)
Chissà quando qualcuno cercherà davvero di capire chi, all’interno della
Matrioska, è il personaggio più piccolo, quello più importante, quello che ha dato inizio al tutto.
Ad maiora

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