Alla libreria il Mosaico alle 20.45.
Questo l’articolo uscito oggi sul sito del Giorno
Questo invece quello apparso sul sito di Valtellina on line.
A domani.
Ad maiora.
Anna Politkovskaja
Per gli amici valtellinesi: venerdì Anna è viva a Tirano
Presentazione del libro e qualche riflessione sulla Russa di oggi con Filippo Colombo di Radio Lombardia.
Alla libreria Il Mosaico, viale Italia 29, a Tirano. Venerdì 16 alle 20.45.
Vi aspetto.
Ad maiora
#Russia Legge contro pornografia mette a rischio siti dell’opposizione
Il regime di Mosca ha deciso di chiudere i siti web che trasmettono informazioni ritenute dannose per i bambini.
Una legge contestata, entrata in vigore il primo novembre, per punire, secondi gli intenti ufficiali, quanti promuovono la pornografia infantile, il suicidio, o l’abuso di sostanze stupefacenti tra i giovani. La chiusura dei siti avverrà senza un intervento giudiziario, ma semplicemente con un atto amministrativo.
In molti, tra le file dell’opposizione russa, pensano che questo strumento potrà essere utilizzato, più banalmente, per chiudere i siti anti-governativi. Su internet infatti il dibattito politico russo è molto più ampio che quello che viene rappresentato in tv, sotto il controllo totale del Cremlino.
“Questa legge può essere visto come uno degli elementi che possono, in caso di necessità, limitare la libertà di parola”, ha spiegato a Radio Free Europe Ilya Rassolov, esperto di diritto informatico.
La legge è l’ultimo di una serie di provvedimenti restrittivi approvati da Duma e Senato dopo la (striminzita) vittoria di Russia Unita alle elezioni dello scorso dicembre. Tra le leggi per ostacolare l’attività della dissidenza non si può non ricordare quelle che aumentano le sanzioni (sia pecuniarie che penali) per le manifestazioni non autorizzate (quasi tutte) e quelle che costringono le organizzazioni non governative russe che ricevano finanziamenti stranieri di registrarsi come “agenti stranieri”.
La black list che ora il governo russo introduce per i siti “pedo-pornografici” potrebbe portare alla censura di molti siti sgraditi.
Reporters sans frontières ha accusato il regime putiniano di non voler “risolvere le contraddizioni della legge e di eliminare ciò che rappresenta una minaccia alla libertà”.
Durante le guerre jugoslave, il regime – nazionalista – croato bollò come “pornografico” uno dei settimanali d’opposizione il Feral Tribune di Spalato, imponendo alte tasse e riducendone la distribuzione (oltre a spedire il caporedattore al fronte).
Corsi e ricorsi. A est e non solo.
Ad maiora
#Russia. Opposizione sempre nel mirino del regime
Magari a pochi importa qualcosa di quel che sta accadendo in Russia. Ma io insisto.
Il 6 maggio alla famosa Marcia dei Milioni (io ero lì a seguirla per questo blog) hanno arrestato un botto di gente (400 manifestanti).
La procura (non proprio indipendente rispetto al tiranno Putin) ha deciso di indagare sugli organizzatori della Marcia, finita con scontri tra manifestanti e forze speciali (gli Omon, tali di nome e di fatto).
Alcuni sono ancora al gabbio e quindi i dissidenti hanno organizzato varie forme di protesta.
L’ultima davvero pop con picchetti fatti da una sola persona.
In Russia (come d’altronde in Unione sovietica) non sono mai piaciuti gli eroi solitari, peggio se ironici.
E così per quelle proteste di tanti singoli cittadini, sono scattate le manette per 200. Tra loro anche i leader della protesta anti-putiniana.
In camera di sicurezza anche il blogger Navalny, il più votato nelle primarie delle opposizioni.
Poi sono stati tutti scarcerati.
Uno dei capi, Udaltsov (contro il quale si sono scatenate le TV del regime) è accusato quasi di tentativo golpe.
No, no.
Davvero un bel paese. Spero che anche il prossimo governo italiano faccia la politica estera della lingua in bocca con Putin. Perché c’è sempre da imparare.
Ad maiora
#PussyRiot e un #Putin maschilista e patetico
La frase sessista e machista del piccolo tiranno russo Vladimir Putin sulle Pussy Riot (“potevano restare a casa a cucinare”) si commenta da sola.
Ricorda non casualmente quella che il macellaio messo – da Putin – a guidare la Cecenia (Ramzan Kadyrov) aveva dedicato ad Anna Politkovskaja dopo il suo assassinio (“avrebbe fatto meglio a restare a casa a fare la casalinga”).
Veramente patetici.
Le due ragazze mandate ai lavori forzati per un concerto anti putiniano in chiesa non sono intanto state giudicate dal Parlamento europeo meritevoli del Premio Sakharov. Quest’anno è di moda ll’Iran.
Giusto per fare capire ai burocrati europei come funzionano le carceri russe, basti sapere che Nadia Tolonnikova, una delle due Pussy Riot, è stata messa nella stesa cella con la giovane neonazista condannata per omicidio dell’avvocato (anche di Anna Politkovskaja e della famiglia Kungaev) Stanislav Markelov.
Il tutto mentre uno dei leader della dissidenza putiniana, Serghei Udaltsov del Fronte di Sinistra rischia l’arresto.
Ma non ditelo a Bruxelles.
Ad maiora



