Loro lo tolgono dal loro account, quello di Fratelli d’Italia Veneto, ma lasciano l’endorsement di Giorgia Meloni. Che, a questo punto, è quasi più imbarazzante del video di quei due buontemponi. O della “ferma condanna” che la candidata ha espresso attraverso le agenzie di stampa.
Autore: Andrea Riscassi
Da oggi #Tibet in mostra a #Monza
Ricevo e volentieri pubblicizzo la notizia di questa mostra che si apre oggi.
Ad maiora
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“Credo che per affrontare la sfida del ventunesimo secolo, gli esseri umani dovranno sviluppare un maggiore senso di responsabilità universale. Ciascuno di noi deve imparare a lavorare non solo per sé, per la sua famiglia o la sua nazione, ma a favore di tutta l’umanità”. Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama
“Cultura e diritti umani: il respiro del Tibet”, questo il titolo della mostra fotografica collettiva presso lo Spazio Espositivo dell’Urban Center – Binario 7 – in via Turati 6 a Monza, con inaugurazione oggi, mercoledì 20 febbraio ore 18.00, alla presenza degli autori e di un gruppo di monaci buddisti provenienti dal Monastero Loseling Manjusri Temple in India, che realizzeranno sul posto un Mandala e saranno a disposizione, insieme ai fotografi, per rispondere alle domande del pubblico.
Organizzata dalla UPF/Universal Peace Federation insieme al Centro Progetto Mandala e in collaborazione con il Comune di Monza, la mostra è strutturata in 2 parti: una riguardante i diritti umani, con foto dedicate all’impegno e alla lotta del popolo tibetano, mentre l’altra parte della mostra ha lo scopo di presentare alcuni aspetti della vita in Tibet, con l’intento di offrire spunti di riflessione che possano dare l’idea della Cultura di Pace che contraddistingue questo popolo da secoli. Senza la pretesa di fare una mostra esaustiva, si vuole quindi richiamare l’attenzione sulla questione dei diritti umani e nello stesso tempo offrire immagini significative, per dare modo allo spettatore di cogliere alcuni aspetti peculiari legati alle diversità della popolazione e del paesaggio, cercando di far “respirare” l’aria dei luoghi del Tibet storico che va dai 3.500 metri in su e della specificità della sua cultura.
La mostra sarà aperta, con entrata libera, fino a mercoledì 27 febbraio, la locandina si può visionare e scaricare dalla home page del sito www.trofeodellapace.org
Per info: monza@italia.upf.org
Nell’immaginario russo laforesta ha avuto da sempre una forte carica di connotazioni negative, tanto che per sottolineare l’ignoranza di una persona, si dice spesso che è “fitta come un bosco”. In una commedia del 1871 intitolata appunto La foresta il drammaturgo russo Aleksandr Ostrovskij l’ha innalzata quale simbolo del degrado morale della società. Per vasti territori della Siberia Orientale e dell’Estremo Oriente la foresta è sempre stata una grande ricchezza, che però nei nostri giorni sta subendo uno scempio senza precedenti.
Specie vegetali uniche e animali in via di estinzione hanno il loro habitat nelle foreste di quelle zone, comprese tra le ecoregioni censite dal WWF. Di particolare importanza ambientalistica è la parte sud dell’Estremo Oriente dove nei folti boschi di cedri abitano la tigre ussuriana e il leopardo dell’Amur. Fino a ora le lotte ambientaliste hanno riscontrato grosse difficoltà ad arginare la sempre crescente domanda di legname che…
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Tre Erre. Per dire no al pregiudizio
Nei diversi anni il “sarcofago” è stato ora sinonimo di tragedia, ora di eroismo, ora di ricatto governativo. Oggi è messo alla prova da ingenti quantità di soldi.
Non i robot
Chi e quando per la prima volta abbia chiamato “sarcofago” l’impianto di “copertura” sopra il quarto reattore esploso della centrale nucleare di Cernobyl, non sono riuscita a scoprirlo. Alla centrale sono sicuri: furono i giornalisti a chiamarlo così. Hanno creato un’immagine simbolo.
Il “sarcofago” venne innalzato alla fine del 1986, sette mesi dopo l’incidente, appoggiando sulle costruzioni rimaste in piedi tonnellate di cemento. All’interno vi rimasero rinchiuse le masse di combustibile nucleare, la polvere radioattiva e l’acqua radioattiva. Quest’ultima si trattava dell’acqua piovana che passava attraverso le crepe e i buchi del tetto e le giunture dell’impianto. Il sarcofago venne costruito a ritmi pazzeschi, con tanti sacrifici, tuttavia il risultato non sarebbe potuto essere diverso. Dalle fessure…
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