Month: marzo 2013

Il ruolo della TV croata nel conflitto balcanico (tesi)

“I media non commentano più la guerra, sono parte integrante di essa”. È un passaggio del discorso di presentazione della tesi di laurea di Sanela Bajric (Università degli studi di Milano, Facoltà di Lettere e filosofia, corso di laurea in Teorie e metodi per la comunicazione, correlatore il mitico Piretto) discussa oggi e dedicata al ruolo dei mezzi di comunicazione di massa nelle recenti guerre balcaniche. Parole che mi hanno richiamato alla mente quelle della scrittrice e attivista per i diritti civili indiana Arundhati Roy: “È sbagliato pensare che i mass media controllati dalle corporation supportino il progetto neoliberista. Non lo fanno. Essi sono il progetto neoliberista”.
La tesi della Bajric già dal titolo svela i suoi obiettivi: “L’informazione va in guerra. Il ruolo della TV nazionale croata Hrt nel conflitto balcanico”. È un’analisi seria e a tratti spietata su come molti giornalisti abbiano indossato gli elmetti durante la guerra non per proteggere le loro teste, ma per porre il proprio mestiere a favore dell’esercito, della nazione, anzi della madre patria.
Il ruolo del nazionalismo croato, uguale e contrario a quello serbo, emerge più volte all’interno del lavoro. Sia per lo sforzo congiunto di politici, intellettuali e giornalisti di croatizzare la lingua. Sia per quei commentatori tv che nel corso del conflitto hanno piegato, nei loro racconti, la realtà, trasformata a suon di falsità. Finendo anche per indicare quali sono i nemici, veri o supposti, della porta accanto. Disegnando di fatto dei mirini per i fanatici.
Ancora oggi, alcuni protagonisti dell’hate speech hanno un ruolo nell’informazione croata e addirittura insegnano giornalismo.
Parlare di neutralità della professione è forse un semplice esercizio di stile.
Ma questa interessante tesi spiega quali rischi si corrano se non ci si rende conto del potere dei mass media.
Ad maiora

Stasera presentazione doppia: La gabbia e Anticorpi alla videocrazia

Alle 20.30. Alla Libreria popolare di via Tadino 18, Milano, Italia.

Vi aspetto!

Ad maiora

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Avatar di Five O clockANNAVIVA.org

lettera ad Anna PolitkovskajaAlcuni dei ragazzi delle scuole medie di Tavazzano (Lo), che hanno letto il libro di Andrea Riscassi “Anna è viva“, hanno scritto una lettera ad Anna Politkovskaja. Vi proponiamo la prima di Luca, terza A, sia in italiano che in russo:

“Secondo me la guerra è un atto incivile visto che si mandano uomini e ragazzi a uccidere innocenti o a morire per la patria. Anna dice che le donne vedono la guerra in modo diverso dagli uomini, ma secondo me perché non la vivono. Quando la vivi capisci il valore della vita e quello della morte e per questo la visione della guerra diventa diversa da chi vive e da chi no.
Ritornando al fatto successo, in quel teatro russo perché le donne-terroriste morti mariti, fratelli o figli, non hanno più nulla da perdere e allora la vita non vale più nulla per loro.
Anna quando va…

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Grillo, i dissidenti, la fogna e il potere dei senza poteri

Da quando alcuni senatori M5S hanno votato Grasso alla presidenza dell’aula e il blog di Beppe Grillo li ha bacchettati, le mie antenne hanno più volte vibrato.
Ho infatti letto su quotidiani e siti internet e sentito un po’ ovunque (in più di un tg) un termine a me ben noto: dissidenza.
I dissidenti, se posso dirlo, sono ben altri rispetto senatori in disaccordo con il loro leader.
C’è un libro meraviglioso che spiega cosa sia la dissidenza. È “Il potere dei senza potere” di Vaclav Havel, uno che è stato dissidente nella sua vita, prima di guidare la Cecoslovacchia prima e la Repubblica Ceca poi. Lo ha pubblicato Garzanti nel 1991 e, chissà perché, mai più dopo. Scrive Havel: «L’uomo prende coscienza di essere un dissidente quando lo è già da un pezzo. La “dissidenza” non è una professione, è inizialmente e soprattutto una posizione esistenziale. (…) Un uomo non diventa “dissidente” perché un bel giorno decide di intraprendere questa stravagante carriera, ma perché la responsabilità interiore combinata con tutto il complesso delle circostanza esterne finisce per inchiodarlo a questa posizione: viene sbattuto fuori dalle strutture esistenti e messo in opposizione alle stesse».
Chiudo con una bella barzelletta sovietica. Che sembra invece fare il caso nostro: «Un dissidente arriva in un remoto villaggio in cui è stato esiliato. Il luogo sembra completamente deserto, tuttavia, non appena si avvicina al centro cittadino, avverte un terribile fetore. Nella piazza principale scorge una gran folla che se ne sta immobile, immersa in un lago di liquami di fogna che le arrivano al mento. Improvvisamente il dissidente vi cade dentro. Subito comincia ad agitare le braccia e a urlare pieno di disgusto: “Ehi! Non potete sopportare una cosa simile! Non potete starvene qui senza far niente!”. “Chiudi il becco e smetti di agitarti,” gli viene risposto “stai causando delle onde”».
Ad maiora

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“La gabbia” e “Anticorpi alla videocrazia”. Domani presentazione a Milano

Quattro ragazzi con i loro sogni, i loro ideali, le loro battaglie per i diritti civili. Uno di loro scende in politica e il sodalizio si scioglie in malo modo.
Salvo riprendere, dapprima virtualmente, poi in carne e ossa, in campagna elettorale.
“La gabbia” il primo romanzo di Davide Cavazza parla di amicizia amore e lealtà. Ma soprattutto di informazione, di comunicazione. Di sondaggi e di chi fa politica per passione.
Ed è ambientato nel nostro paese. Oggi.
Anche per questo domani sera presentare il mio “Anticorpi alla videocrazia” insieme al libro di Cavazza sarà un occasione di confronto e analisi. Utile sia per noi, sia per chi avrà voglia di venire, ascoltare e magari intervenire.
Davide nella vita si occupa di diritti umani. Che più volte rientrano nel corpo del libro. Che vi consiglio.
A domani sera!
Ad maiora

Martedì 19 marzo, ore 20.30, Libreria popolare di via Tadino 18. Milano

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