A lungo chiusa, la biblioteca del Parco Sempione di Milano è una delle più belle in città.
Quando fu re-inaugurata, durante la campagna elettorale della Moratti, fu riaperta senza uno spazio dedicato a libri per bimbi e ragazzi.
Lo scoprii portando Marta a fare la prima tessera. Scrissi un post un po’ incazzato.
Oggi abbiamo rimediato.
Prima tessera, primo libro.
Si vive di parole d’altronde.
Ad maiora
Month: settembre 2012
#FreePussyRiot. Oggi opposizione in piazza in Russia
Oggi a Mosca e in altre 50 città russe l’opposizione al regime putiniano torna a fare sentire la propria voce.
È il primo corteo dopo gli scontri del 6 maggio (con l’opera repressiva del regime che prosegue anche oggi) e dopo le norme liberticide introdotte per limitare ulteriormente la libertà di espressione.
Tra le parole d’ordine del corteo ci sarà ovviamente anche la richiesta di liberazione delle Pussy Riot.
Ma è più che probabile che, oltre ai diritti civili, le opposizioni cavalchino la protesta sociale, criticando il recente aumento delle tariffe.
Il variegato movimento anti putiniano sta comunque per creare una struttura di coordinamento, con delle “primarie” alle quali si prevede possano votare centomila persone.
La Marcia dei Milioni (lo stesso nome della manifestazione, bellissima, del 6 maggio) sarà seguibile in streaming a partire dalle 13.
Ad maiora
Dovlatov e i fiammiferi sovietici
Non discuto. Lo stato sovietico non è il posto migliore al mondo. E là sono successe molte cose spaventose. Tuttavia c’erano anche cose che noi non scorderemo mai. Uccidetemi pure, squartatemi, ma i nostri fiammiferi sono migliori di quelli americani. È una sciocchezza, tanto per cominciare. Continuiamo. La milizia a Leningrado agiva con efficienza. E non parlo dei dissidenti, delle azioni malvagie del Kgb. Parlo dei normali miliziani qualsiasi. E dei normali delinquenti qualsiasi… Se si urlava su una strada di Mosca “Aiuto!”, la folla accorreva. Qui, invece, proseguono indifferenti. Là in autobus cedevano il posto ai vecchi. Qui non succede mai. Per nessuna ragione. E va detto che anche noi ci siamo abituati molto in fretta. In generale, c’erano molte cose buone. Ci si aiutava l’un l’altro, come dire, più volentieri. E ci si metteva a fare a cazzotti senza paura delle conseguenze. E si spendevano gli ultimi dieci rubli senza tormentosi indugi. Non spetta a me criticare l’America. Io sono diventato qualcosa grazie all’emigrazione. E amo sempre più questo paese. Cose che non mi impedisce, penso io, di amare la patria che ho lasciato… I fiammiferi sono una sciocchezza. Sono altre le cose che contano. Esiste un concetto di “opinione pubblica”. A Mosca era una forza vera e propria. Una persona si vergognava a mentire. Si vergognava ad adulare il potere. Si vergognava ad essere calcolatrice, furba, cattiva. A uno così sbattevano le porte in faccia e quello diventava un fantoccio, un emarginato. E ciò era più spaventoso della prigione. Qui invece? Sfogliate giornali e riviste russi. Quanto odio e quanta cattiveria! Quanta invidia, arroganza, meschinità e finzione! Noi taciamo. Ci siamo abituati. È stupido dividere le persone in sovietiche e antisovietiche. È stupido e squallido. Le persone si dividono in intelligenti e stupide. Buone e cattive. Dotate e inette. Così era in Unione Sovietica, così sarà in America. Così è stato in passato, così, ne sono certo, sarà sempre.
Sergej Dovlatov
#FreePussyRiot. Europa e Medvedev contro la condanna. Sabato opposizione in piazza
Le Pussy Riot sono un po’ scomparse dai radar mediatici, ma qui siamo testoni e continuiamo a occuparcene.
Sono state condannate il 17 agosto. Ma a quel tempo Bruxelles si riposa e quindi sono arrivate solo ora le critiche del Parlamento Europeo.
Meglio tardi che mai.
Pure Medvedev ne chiede ora la liberazione. Ma è stato inutile negli anni di Presidenza come è inutile ora alla Casa Bianca Russa. Giornalettismo lo bolla, giustamente, come ininfluente.
A Mosca sono andati per decenni a scuola di complotti. L’ultimo vuole il miliardario (riparato a Londra) Berezoskij dietro le Pussy Riot.
L’uomo che ha indicato a Eltsin il nome di Putin (che pensava di piazzare lì e controllare, lo stolto) è accusato di tutto quel che succede a Mosca. Uccidono la Politkovskaja? È stato Berezovskij per gettare discredito. Quando non sanno chi accusare, tirano fuori il suo nome. Patetici.
Ora resta da capire quanto questa vicenda della repressione delle Pussy Riot, abbia rianimato le opposizioni a Putin.
Sabato tornano in piazza.
Ad maiora.




