Month: dicembre 2011

Addio al grande Vaclav Havel

Chi si adatta alle circostanze, le crea. Vaclav Havel

L’ultimo incontro che avrebbe dovuto fare in Italia, a Trento, era saltato per ragioni di salute:

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/06/01/news/festival-economia-forfait-di-havel-al-suo-posto-incontro-con-i-sindaci-neoeletti-4337196

Oggi si è spento a Praga, Vaclav Havel, protagonosta della Rivoluzione di Velluto cecoslovacca e uno dei più grandi intellettuali europei:

http://it.wikipedia.org/wiki/V%C3%A1clav_Havel

Per chi voglia capire quel che è successo, quel che succede e – spero – quel che succederà nelle democrature dell’est Europa (e non solo), consiglio la lettura di un libro (che a mia volta mi è stato consigliato da Gabriele Nissim) di Havel: Il potere dei senza potere (Garzanti, 1991).

Scriveva Havel a proposito della dissidenza e alla nonviolenza: «I “movimenti dissidenti” si caratterizzano per l’opinione che vede il cambiamento del sistema come qualcosa di esteriore, di secondario, che di per sé non garantisce niente. La sterzata di un’astratta visione politica del futuro verso l’uomo concreto e la sua difesa reale “qui e ora” si accompagna naturalmente quindi all’opposizione decisa contro ogni violenza “in nome di un futuro migliore” e alla profonda sfiducia che un futuro costruito con la violenza possa essere realmente migliore e non contrassegnato dagli stessi mezzi con cui lo si è raggiunto. Non si tratta di conservatorismo o di “moderazione” politica: i “movimenti dissidenti” non puntano alla trasformazione politica violenta non perché considerino questa soluzione troppo radicale ma, al contrario perché è poco radicale».

E così il grande intellettuale spiegava come l’espulsione dall’Urss di Solženicyn  servisse a “tamponare la verità”: «Perché Solženicyn è stato espulso dalla sua patria? Certo non perché unità di potere reale: certamente non perché un qualche rappresentante del regime si sentiva minacciato dal pericolo che Solženicyn si mettesse al suo posto. La sua espulsione fu qualcos’altro: il disperato tentativo di tamponare quella terribile sorgente di verità, una verità di cui nessuno poteva prevedere quali cambiamenti un bel giorno avrebbero potuto condurre. Il sistema post-totalitario si comportò nel modo che gli è stato proprio: difese l’integrità nel modo dell’“apparenza” per difendere se stesso».

Che la terra ti sia lieve, caro Vaclav, grandissima e insostituibile sorgente di verità.

Ad maiora.

Ucciso un altro giornalista nel Caucaso russo

Un noto giornalista è stato ucciso la scorsa notte nel Caucaso, in Daghestan, repubblica della Federazione russa.
Khadjimourad Kamalov, fondatore del settimanale Daghestan Chernovik e amministratore delegato della casa editrice Svoboda Slova (libertà di parola), è stato ucciso – appena uscito dalla redazione – da ignoti a Makhachkala, capitale del Daghestan. 

E’ stato assassinato a colpi di pistola. Il giornalista è morto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Kamalov era noto per le sue frequenti critiche alle autorità locali. Aveva più volte denunciato gli abusi delle forze dell’ordine nella repressione dell’insurrezione islamica. Il Daghestan è una delle repubbliche più instabili del Caucaso russo, quasi quanto la confinante Cecenia.

Diversi giornalisti sono stati uccisi negli ultimi anni: nel 2009 Malik Akhmedilov di Khakikat (Verità); un anno prima Alichaïev Abdullah, che ha lavorato per la catena televisione locale TV-Chirkei e Gadji Abachilov della catena televisiva del Daghestan. Nel 2005 era stato ammazzato Magomedzagid Varisov, reporter per il settimanale Daghestan Novoye Delo.

Due anni fa, sempre nel Caucaso (ma in Inguscezia, dopo essere stata rapita in Cecenia) è stata uccisa Natalia Estemirova che lavorava per Memorial e per la Novaja Gazeta.

Tutti questi delitti sono impuniti.

Ad maiora.

Gli indignati in marcia anche a Mosca

Prokhorov non è Khodorkovskij. Questo sembra evidente. L’oligarca che ha annunciato di voler correre contro Putin alle presidenziali di marzo è infatti in libertà.

Alcuni amici liberali (tipo Nemtsov) sospettano che la sua candidatura sia manovrata dal Cremlino. Possibile. Soprattutto considerato il curriculum del nostro:

http://www.rferl.org/content/prokhorov_announces_kremlin_bid_kudrin_makes_liberal_call/24419513.html

Stamattina, partecipando a una trasmissione a Radio popolare, ho previsto che le manifestazioni dell’opposizione andranno avanti fino alle presidenziali di marzo. E forse anche oltre.

Qualcosa si è sbloccato nell’opinione pubblica russa. L’unto del Signore non sembra più lo stesso di prima. Nemmeno a Mosca o a San Pietroburgo. Possibile che ora l’ex colonnello del Kgb scarichi su Russia Unita la colpa di quanto accaduto.

In realtà la colpa è del sistema che lui stesso ha creato. Un sistema, verticistico e corrotto, nel quale ha lasciato briglia sciolta solo ai comunisti. Era convinto che, dopo la caduta dell’Urss, pochi li avrebbero votati. Ha fatto male i suoi conti. Ed era certo in questo modo (con un’opposizione a sinistra) di non sembrare più quell’apparatchik che in realtà è.

Ma, anche se anestetizzata, la gente non è scema. E sabato per la prima volta in piazza c’erano tanti giovani stufi di questo sistema.

Quelli che da questa parte del mondo chiamiamo indignati.

Ad maiora

A MOSCA UNA LAPIDE PER BUDANOV, L’ASSASSINO DI ELSA K.

Chi a novembre ha visto “Elsa K.” al teatro del Borgo di Milano ricorderà che una delle figure centrali era quella del colonnello Budanov, assassino e forse stupratore:

https://andreariscassi.wordpress.com/2011/10/22/elsa-k-ecco-la-clip-da-vedere-e-condividere/

E’ quindi con sconcerto che abbiamo appreso, di ritorno dalla missione di AnnaViva a Mosca, che a questo ufficiale russo (condannato per un crimine contro l’umanità e assassinato a sua volta qualche mese fa nel centro della capitale russa) è stata posta una lapide:

http://www.rferl.org/content/menmorial_erected_to_moscow_colonel_who_killed_chechen_teen/24406197.html

Nella prossima missione di “turismo responsabile” a Mosca (per le presidenziali) penso andremo a portare una foto di Elsa vicino alla lapide dell’uomo che, abusando del suo potere, le tolse la vita. A 18 anni. Colpevole solo di essere cecena.

Ad maiora

AnnaViva alla Novaja Gazeta, nella stanza di Anna Politkovskaja

AnnaViva alla Novaja Gazeta. Qualche video lo abbiamo già postato. Questa invece è la cronaca della visita nella stanza di Anna, con la spiegazione di Nadhezhda Prusenkova e la traduzione di Anna Agliati.

È inframmezzata con le foto delle manifestazioni e delle iniziative organizzate da AnnaViva in questi quattro anni per commemorare la figura della grande giornalista.

Dopo averlo guardato, firmate e diffondete il nostro appello.

 

http://youtu.be/g2IuxPBEY34

 Se per caso lo bannano:

http://youtu.be/g2IuxPBEY34

Ad maiora

 

 

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VOGLIAMO UNA VIA PER ANNA POLITKOVSKAJA!

Milano nel 2015 sarà – grazie all’Expo – una vetrina internazionale.

La città che ha nel proprio gonfalone Sant’Ambrogio e che ha dato i natali a Manzoni e Beccaria ha l’occasione per non far dimenticare, oltre alla fame del mondo, il rispetto dei diritti umani e della libertà di stampa.

In questi anni, una figura più di altre, ha rappresentato a livello mondiale  il giornalismo “dalla schiena dritta”: Anna Politkovskaja.

Per mettere a tacere la coraggiosa giornalista russa non sono bastate le minacce, gli arresti, gli avvelenamenti, i finti plotoni di esecuzione, l’isolamento.

5 anni fa, il 7 ottobre del 2006, è stata assassinata nel portone di casa sua. La giustizia russa sta tentando – pur tra molti tentennamenti – di trovare chi le abbia materialmente sparato. Mentre resta (e forse resterà) un fitto mistero sui mandanti.

“Io vedo tutto, questo è il problema” scriveva Anna Politkovskaja, uccisa solo perché voleva fare il suo mestiere: la giornalista.

Milano ha dedicato i propri giardini pubblici a Indro Montanelli, mentre ha platealmente mancato la consegna dell’Ambrogino d’oro a un altro dei suoi figli adottivi: Enzo Biagi.

Ora c’è un’occasione di riscatto.

Nel 2009, dopo una raccolta firme on line e una mobilitazione popolare (organizzate da Annaviva e Gariwo), Palazzo Marino ha dedicato ad Anna Politkovskaja un albero nel Giardino dei Giusti al Monte Stella. Altre città italiane hanno seguito questo esempio (da Brescia a Genova).

Oggi, noi firmatari di questo appello, chiediamo al Comune di Milano e al sindaco Pisapia di fare un passo in più, di mettere la città al pari di altre nel mondo, da Roma a Tbilisi, da Tolosa a Ferrara.

Dedicando ad Anna Politkovskaja una via o una piazza della comune che tra pochi anni ospiterà l’Esposizione universale.

Se davvero un vento nuovo soffia sulla “capitale morale”, crediamo che questa sia l’occasione giusta per dimostrarlo.

A tutto il mondo.

Per aderire, mandare una mail specificando nome, cognome e professione a questo indirizzo:

unaviaperanna@gmail.com

Dopo aver firmato, se vi va, fate girare l’appello!