Month: agosto 2011

UNA COMMISSIONE ANTIMAFIA PER MILANO

Tra i motivi che hanno reso imbarazzante la precedente amministrazione di Milano c’è stata anche la marcia indietro sulla Commissione Antimafia. Un organismo davvero necessario considerati gli appetiti della criminalità organizzata, anche in vita dell’Expo.

Ora un appello (online, of course) chiede alla nuova maggioranza che governa Palazzo Marino l’istituzione di una commissione che sia “competente, indipendente, forte ed efficiente”. E che sia formata anche da esponenti esterni al Consiglio. Il primo dei nomi che viene indicato (anche per guidare l’organismo) è quello di Nando dalla Chiesa.

Conosco Nando da quando ero poco più che un bambino. Ha contribuito alla mia formazione (il che è indifferente per chi legge, ma non per chi qui scrive) ed ha rappresentato (e rappresenta) la coscienza anti-mafia di questa città.

Per questo ho firmato l’appello e invito a farlo:

http://www.firmiamo.it/una-commissione-antimafia-a-milano

Ad maiora

SCARONI SOCIO DI ROBIN HOOD: ENI COMPRA AZIONI SNAM

Nel 2008 aveva detto: “Non abbiamo nessuna fretta né particolare voglia di cedere Snam Rete Gas. Non abbiamo nessuna intenzione di disfarcene”. Il 29 luglio di quest’anno ha ribadito che “non c’è fretta”: “Vogliamo evitare di essere obbligati a vendere perché se si è obbligati si vende male”. Scaroni e la sua Eni dovrebbero avviare una separazione funzionale con Snam Rete Gas. Quella decisa dall’Unione europea e approvata dal Governo italiano era già una soluzione al ribasso. Molti – anche dalle nostre parti – come l’ex presidente dell’Autorità per l’Energia Alessandro Ortis hanno chiesto, invano – per anni  – una separazione vera ed effettiva tra chi compra e produce gas e chi lo vende. Il mercato del gas (a differenza di quello dell’elettricità dove dalla costola di Enel è nata Terna) è infatti bloccato. Pochissime le famiglie (solo l’8%) quelle che hanno cambiato gestore. La liberalizzazione (con un azienda che controlla l’84,5% della produzione nazionale e direttamente o indirettamente oltre il 60% delle importazioni) è infatti rimasta sulla carta.

In questi giorni (a parte l’Eni) alla Borsa le società energetiche hanno avuto un crollo in borsa. Oltre che per la crisi anche per via della cosiddetta Robin Hood Tax, introdotta dal governo nella manovra correttiva. Si vorrebbe colpire peraltro aziende che sono direttamente o indirettamente (con la golden share) controllate dallo Stato. Misteri. Così come misteriosa è la decisione di Eni di approfittare del tracollo in borsa di Snam Rete Gas (-9,9%) per acquistarne 50 mila azioni. La cifra spesa da una delle più grandi aziende energetiche mondiali (165mila euro) è ridicola. Il segnale invece è invece evidente.

Ad maiora.

DALLA TIMOSHENKO AGLI ULTRA’: PIOVONO CRITICHE SU JANUKOVICH

Alcuni tra i principali intellettuali ucraini hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata alla società ucraina nella quale condannano il processo contro la Timoshenko e invitano gli ucraini a non essere indifferenti rispetto alle ingiustizie perpetrate dal regime Janukovych: “Abbiamo ancora la possibilità di fermare tutto questo! Non dobbiamo tacere!”, scrivono.

I firmatari sono un gruppo eterogeneo di 28 tra scrittori, studiosi e commentatori, che vanno da ex dissidenti sovietici come Ivan Dzijuba, Bogdan Horijn, e Levko Lukijanenko ad ex scrittori sovietici Roman Ivanijchuk, Dmitro Pavlijchko, e Juri Mushketijk al filosofo liberale Miroslav Popovich fino a scrittori più giovani come Juri Andruchovič, Larissa Denijsenko, Sergei Zhadan, Vasil Shklijar e Iren Rozdobudko e i noti commentatori politici ucraini quali Mikola Rijabchuk e Sergei Hrabovskij.

Secondo gli autori dell’appello il processo Timoshenko rischia di allargare la repressione “contro tutti coloro che sono politicamente scomodi per il regime, contro i pensionati e le piccole imprese, contro i giovani attivisti, contro tutti coloro che si oppongono allo scivolamento del paese a una condizione feudale e criminale di controllo oligarchico e la distruzione della identità nazionale ucraina”.

E concludono: “La marcia indietro della democazia, cui stiamo assistendo, chiuderà la strada dell’Ucraina verso l’Europa, mentre allo stesso tempo spalancherà le porte a oriente, al nostro passato sovietico. Il caso Julia Tymoshenko riguarda ognuno di noi. Qui e ora siamo di fronte al Rubicone. Se le autorità lo attraversano, ci andremo di mezzo in molti nel futuro. Ma allora non ci sarà nessuno a scrivere appelli e inviti alla mobilitazione. Ci schiaccerà con calma e in solitudine. E’ già chiaro oggi quanto le autorità vogliano spaventarci. Ed avendo seminato terrore, è evidente la carenza di fiducia tra coloro che non hanno ancora perso la capacità di lottare per la loro nazione, come per i diritti economici, sociali e politici”.

Per gli autori dell’appello, il processo alla Tymoshenko sarà uno spartiacque oltre il quale l’Ucraina si avvierà verso un’autoritarismo putiniano. Chissà se l’Europa, in preda a crisi economica e recessione, se ne sta accorgendo.

Anche allo stadio non va meglio per Janukovich. O almeno non va meglio tra i tifosi della Dinamo Kiev che ringraziamo gli abitanti del Donbass (la regione orientale del paese) per aver “regalato” un presidente “senza cervello”:

http://youtu.be/mYDEPADnH2o

Un tempo la Dinamo dominava il campionato (e se la cavava bene anche in Europa mentre ora non conta più molto: ieri sera non ha giocato perché già eliminata). Ora invece sono i rivali dello Shaktar Donetsk  dell’oligarca Achmetov, vicino a Yanukovich, a vincere sempre (persino la Coppa Uefa nel 2009, primo club ucraino). Di qui le critiche, anche allo stadio.

Ad maiora.

MA L’AMORE MERCENARIO PER CHI E’ RASSICURANTE?

Ho lasciato passare un giorno dall’intervista di Pietro Marrazzo a Concita di Gregorio. Sia per rifletterci una notte. Sia perché tanto, in questo paese borbonico e arretrato, i giornali continuano a non uscire il giorno dopo Ferragosto.

Non giudico la sofferenza (sua e della famiglia) e la posizione politica dell’ex governatore laziale (e mio collega in Rai). Mi hanno lasciato perplesso invece le due principali considerazioni, quasi dirimenti rispetto a ciò che è successo: in sintesi, che i trans sono donne all’ennesima potenza e che l’amore mercenario è rassicurante.

Parto da quest’ultima riflessione.

Slavoj Zizek, controverso filosofo sloveno nel suo pamphlet “Contro i diritti umani” scrive: “I diritti umani universali sono in realtà i diritti dei bianchi, maschi benestanti, di operare liberi scambi sul mercato, di sfruttare gli operai e le donne e di esercitare il predominio politico”. Temo abbia ragione. Anche nei confronti degli uomini che, qua come all’estero, vanno a prostitute. È rassicurante per chi paga. Non credo per chi vende.

“I can be a regular bitch. Just try me” è scritto d’altronde su una delle magliette di Lisbeth Salander. Ma d’altronde quel giallo di Stieg Larsson si chiama “Uomini che odiano le donne”.

Non credo che Marrazzo odi le donne. Ma è quel tipo di amore berlusconiano che francamente non trovo condivisibile, né politicamente né moralmente. Lui (ancora non sceso in politica per aumentare le tasse) d’altronde nel lontano 1986 diceva: “Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano”.

Anche un mio amico che lavora in carcere consiglia ai detenuti in libera uscita di lasciare le compagne e puntare alle prostitute che “costano meno e sono sempre disponibili”.

Ma è invece spesso proprio l’amore per una donna che può far scattare in molti detenuti la molla per voler uscire da carceri (strapiene) nelle quali la rieducazione è solo una parola vuota scritta sulla Costituzione. (E lasciatemi sorridere sul nuovo ministro della Giustizia che pensa alla depenalizzazione di molti reati e di privilegiare gli arresti domiciliari e poi appoggia la proposta di un altro ministro – Maroni – di mandare in cella chi guidando ubriaco, uccide qualcuno).

Vengo alla seconda constatazione di Marrazzo, sui trans come donne all’ennesima potenza. Che mi ha ricordato un’altra discutibile considerazione di un altro esponente del Pd come Veronesi che sostiene che l’amore più puro sia quello omosessuale, sostanzialmente perché non è finalizzato alla riproduzione. Neanche quello coi trans punta, ovviamente, alla riproduzione. È più rassicurante per questo? Cerchiamo donne che siano geishe e che in più non abbiano ciclo e non possano riprodursi? Ma senza una donna, una madre, né l’oncologo né il giornalista sarebbero tra noi.

Ricordo cosa scriveva Elena Lowenthal: “La donna è ciò che fa nascere il presente, gli dà corpo e anima”. Ma anche quel che diceva Il ministro per la Cultura popolare Pavolini ai giornalisti nel giugno del 1941 dando le istruzioni su cosa pubblicare – le cosiddette veline: “C’è la questione dei pantaloni delle donne. Per quanto una donna che va in bicicletta sia più decente con i pantaloni, i pareri personali sono discordi e in ogni caso sono liberi. La direttiva è che a noi la donna piace in sottana. Quindi non fate fotografie di donne in pantaloni e non fate propaganda per le donne con i pantaloni in bicicletta”. Le donne in pantaloni mettevano a disagio allora. E anche oggi. Almeno alle nostri latitudini.

La paura delle donne è ancestrale ed è cresciuta negli ultimi anni anche per il ruolo sempre maggiore che hanno conquistato e, soprattutto, che stanno cercando di conquistare.

Siamo un paese però che non ha mai avuto un primo ministro donna né un presidente della Repubblica donna. Questo non va dimenticato. Che si stupisce ancora che una donna guidi un’azienda (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/04/alla-rai-arriva-lei/). L’Arabia Saudita non è poi così lontana.

Credo che questo tetto di cristallo così come la visione berlusconiana dell’universo femminile inteso come funzionale a quello maschile, verranno battuti e sotterrati solo se volteremo pagina. Se accetteremo di confrontarci con l’altro sesso, senza paura. Senza cercare copie apocrife di femminilità.

Ad maiora.

SALVIAMO ABDOLREZA GHANBARI DALLA FORCA

“Chiediamo che Abdolreza Ghanbari venga immediatamente restituito alla sua famiglia senza alcuna accusa. Le accuse sono senza fondamento e il processo contro di lui è illegale e immorale”. Con queste parole si chiude l’appello on line per chiedere alle autorità iraniane non solo di graziare, ma di liberare subito Ghanbari condannato a morte lo scorso marzo.

L’unico reato di questo insegnante sarebbe quello di aver partecipato a manifestazioni dell’opposizioni.

Questo l’appello:

http://www.gopetition.com/petition/34874.html

Ad maiora