Month: agosto 2011

UN APPELLO CONTRO L’ABOLIZIONE DEL 25 APRILE E DEL 1° MAGGIO

So che è un periodo che invito a firmare molti appelli. Sarà l’estate. O l’onda lunga arancione che ha spinto alla mobilitazione.

Questo appello lo ritengo particolarmente importante. Trovo infatti assurdo eliminare, per ragioni economiche, due feste civili come quelle del 25 aprile e del 1° maggio:

http://soppressionefestecivili.blogspot.com/

La foto che accompagna questo pezzo è la tomba dove riposa il fratello di mio nonno. Partigiano assassinato dai fascisti nel piacentino.

Festa o no, il 25 aprile 2012 andò a salutarlo.

Ad maiora.

VIOLENZE (ANCHE CONTRO GLI ARRESTATI) IN SIRIA

Pure gli Stati Uniti (gli stessi che, in pugno ai cinesi, ora gridano: “Tibet non libero”), dopo l’Arabia Saudita, si sono accorti del fatto che in Siria il regime è sempre più spietato.

Questo video su youtube, consigliato a chi ha più di 18 anni, racconta (o racconterebbe, dato che è impossibile verificare la fonte e svelare eventuali bufale) cosa succede ai prigionieri politici arrestati dai soldati: picchiati e obbligati a cantare inni ad Assad:

Ad maiora.

UNA COMMISSIONE ANTIMAFIA PER MILANO

Tra i motivi che hanno reso imbarazzante la precedente amministrazione di Milano c’è stata anche la marcia indietro sulla Commissione Antimafia. Un organismo davvero necessario considerati gli appetiti della criminalità organizzata, anche in vita dell’Expo.

Ora un appello (online, of course) chiede alla nuova maggioranza che governa Palazzo Marino l’istituzione di una commissione che sia “competente, indipendente, forte ed efficiente”. E che sia formata anche da esponenti esterni al Consiglio. Il primo dei nomi che viene indicato (anche per guidare l’organismo) è quello di Nando dalla Chiesa.

Conosco Nando da quando ero poco più che un bambino. Ha contribuito alla mia formazione (il che è indifferente per chi legge, ma non per chi qui scrive) ed ha rappresentato (e rappresenta) la coscienza anti-mafia di questa città.

Per questo ho firmato l’appello e invito a farlo:

http://www.firmiamo.it/una-commissione-antimafia-a-milano

Ad maiora

SCARONI SOCIO DI ROBIN HOOD: ENI COMPRA AZIONI SNAM

Nel 2008 aveva detto: “Non abbiamo nessuna fretta né particolare voglia di cedere Snam Rete Gas. Non abbiamo nessuna intenzione di disfarcene”. Il 29 luglio di quest’anno ha ribadito che “non c’è fretta”: “Vogliamo evitare di essere obbligati a vendere perché se si è obbligati si vende male”. Scaroni e la sua Eni dovrebbero avviare una separazione funzionale con Snam Rete Gas. Quella decisa dall’Unione europea e approvata dal Governo italiano era già una soluzione al ribasso. Molti – anche dalle nostre parti – come l’ex presidente dell’Autorità per l’Energia Alessandro Ortis hanno chiesto, invano – per anni  – una separazione vera ed effettiva tra chi compra e produce gas e chi lo vende. Il mercato del gas (a differenza di quello dell’elettricità dove dalla costola di Enel è nata Terna) è infatti bloccato. Pochissime le famiglie (solo l’8%) quelle che hanno cambiato gestore. La liberalizzazione (con un azienda che controlla l’84,5% della produzione nazionale e direttamente o indirettamente oltre il 60% delle importazioni) è infatti rimasta sulla carta.

In questi giorni (a parte l’Eni) alla Borsa le società energetiche hanno avuto un crollo in borsa. Oltre che per la crisi anche per via della cosiddetta Robin Hood Tax, introdotta dal governo nella manovra correttiva. Si vorrebbe colpire peraltro aziende che sono direttamente o indirettamente (con la golden share) controllate dallo Stato. Misteri. Così come misteriosa è la decisione di Eni di approfittare del tracollo in borsa di Snam Rete Gas (-9,9%) per acquistarne 50 mila azioni. La cifra spesa da una delle più grandi aziende energetiche mondiali (165mila euro) è ridicola. Il segnale invece è invece evidente.

Ad maiora.

DALLA TIMOSHENKO AGLI ULTRA’: PIOVONO CRITICHE SU JANUKOVICH

Alcuni tra i principali intellettuali ucraini hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata alla società ucraina nella quale condannano il processo contro la Timoshenko e invitano gli ucraini a non essere indifferenti rispetto alle ingiustizie perpetrate dal regime Janukovych: “Abbiamo ancora la possibilità di fermare tutto questo! Non dobbiamo tacere!”, scrivono.

I firmatari sono un gruppo eterogeneo di 28 tra scrittori, studiosi e commentatori, che vanno da ex dissidenti sovietici come Ivan Dzijuba, Bogdan Horijn, e Levko Lukijanenko ad ex scrittori sovietici Roman Ivanijchuk, Dmitro Pavlijchko, e Juri Mushketijk al filosofo liberale Miroslav Popovich fino a scrittori più giovani come Juri Andruchovič, Larissa Denijsenko, Sergei Zhadan, Vasil Shklijar e Iren Rozdobudko e i noti commentatori politici ucraini quali Mikola Rijabchuk e Sergei Hrabovskij.

Secondo gli autori dell’appello il processo Timoshenko rischia di allargare la repressione “contro tutti coloro che sono politicamente scomodi per il regime, contro i pensionati e le piccole imprese, contro i giovani attivisti, contro tutti coloro che si oppongono allo scivolamento del paese a una condizione feudale e criminale di controllo oligarchico e la distruzione della identità nazionale ucraina”.

E concludono: “La marcia indietro della democazia, cui stiamo assistendo, chiuderà la strada dell’Ucraina verso l’Europa, mentre allo stesso tempo spalancherà le porte a oriente, al nostro passato sovietico. Il caso Julia Tymoshenko riguarda ognuno di noi. Qui e ora siamo di fronte al Rubicone. Se le autorità lo attraversano, ci andremo di mezzo in molti nel futuro. Ma allora non ci sarà nessuno a scrivere appelli e inviti alla mobilitazione. Ci schiaccerà con calma e in solitudine. E’ già chiaro oggi quanto le autorità vogliano spaventarci. Ed avendo seminato terrore, è evidente la carenza di fiducia tra coloro che non hanno ancora perso la capacità di lottare per la loro nazione, come per i diritti economici, sociali e politici”.

Per gli autori dell’appello, il processo alla Tymoshenko sarà uno spartiacque oltre il quale l’Ucraina si avvierà verso un’autoritarismo putiniano. Chissà se l’Europa, in preda a crisi economica e recessione, se ne sta accorgendo.

Anche allo stadio non va meglio per Janukovich. O almeno non va meglio tra i tifosi della Dinamo Kiev che ringraziamo gli abitanti del Donbass (la regione orientale del paese) per aver “regalato” un presidente “senza cervello”:

http://youtu.be/mYDEPADnH2o

Un tempo la Dinamo dominava il campionato (e se la cavava bene anche in Europa mentre ora non conta più molto: ieri sera non ha giocato perché già eliminata). Ora invece sono i rivali dello Shaktar Donetsk  dell’oligarca Achmetov, vicino a Yanukovich, a vincere sempre (persino la Coppa Uefa nel 2009, primo club ucraino). Di qui le critiche, anche allo stadio.

Ad maiora.