Month: luglio 2011

UNA STRATEGIA NONVIOLENTA PER ABBATTERE IL REGIME

“Molte persone in buona fede sono convinte che basti denunciare il regime oppressivo con sufficiente determinazione e protestare abbastanza a lungo per cambiare le cose. Ma non è così”. E ancora: “Le proteste e la dissidenza individuali possono essere nobili ed eroiche, ma un movimento di resistenza che vuole abbattere un regime richieste proteste e dissidenza collettive”.
Così Gene Sharp continua la sua opera di informazione e divulgazione dell’azione nonviolenta per abbattere le dittature. Il nuovo volume tradotto in italiano è “Liberatevi!”.
È una guida che rappresenta un’evoluzione di “From Dictatorship to Democracy” (da poco uscito per i tipi di Chiarelettere col titolo “Come abbattere un regime”) per – come spiega il professore americano -“preparare una strategia di liberazione” che sia “responsabile, intelligente ed efficace”. E prende a esempio le rivoluzioni colorate di questi anni nell’Europa orientale. Senza dimenticare la plateale sconfitta di piazza Tienanmen.
Ma il discorso si può ampliare ora anche alla recente cosiddetta “primavera araba”. E nel libro vengono spiegate anche le modalità per, una volta vinto, “prepararsi a bloccare e sconfiggere il processo di emancipazione democratica, politica, sociale ed economica, per imporre un nuovo regime oppressivo”. Proprio quel che sta accadendo ora in Egitto dopo il miracolo di piazza Tahir.
Jamila Raqib, collaboratrice di origini afgane dell’Albert Einstein Institution dal 2002 nell’introduzione spiega che in questi anni tanti gruppi in situazione di crisi hanno chiesto consigli su “come pianificare una strategia per raggiungere i propri obiettivi”. “Liberatevi!” offre questa serie di supporti. O meglio li indica per punti, suggerendo gli altri testi da leggere (quasi tutti di Sharp o di Robert Helvey). Perché “con una preparazione attenta e una pianificazione scrupolosa le possibilità di successo della lotta nonviolenta aumentano in modo significativo” e, come specifica l’anziano studioso, non si può pianificare una strategia nonviolenta “senza prima aver compreso appieno il metodo”.
Sharp invita a scalare i “gradini della liberazione” partendo dai più piccoli, realizzando “campagne secondarie con obiettivi circoscritti”, alla portata della gente comune, colpendo i punti deboli del regime, ottenendo immediati risultati, capaci di convincere la popolazione di poterne ottenere anche di più grandi.
L’importante è non fare iniziative a caso, ma studiare una strategia: “Pensare strategicamente significa calcolare come agire realisticamente in modo da modificare la situazione presente e avvicinarsi agli obiettivi sperati. Non si tratta solo di desiderare che ciò avvenga, né di dichiarare la propria opposizione al sistema attuale”.
Come avviene in questi giorni in Bielorussia dove la dissidenza dopo la sconfitta della “rivoluzione dei jeans” non si è arresa e passa dall’applaudire ironicamente il dittatore Lukashenko (ignoto al nostro ministro della Difesa) a metter come suonerie vecchie canzoni sovietiche dei tempi della Perestrojka.
Una risata, speriamo, li seppellirà.
Ad maiora.
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Gene Sharp
(in collaborazione con Jamila Raqib)
Liberatevi!
Add editore
Torino, 2011
Pagg.126
Euro 7

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DOPO DI LUI UN (INASPETTATO) DILUVIO

Un libro da leggere in questi giorni in cui si parla del dopo-Berlusconi. Anche se il titolo del volume di Oliviero Beha “Dopo il diluvio” (Chiarelettere) fa pensare a grandi imperatori francesi. E invece bisogna guardare più in basso, molto ma molto più in basso: “Le escort di Bari e non solo, lo scandalo Tarantini, la D’Addario a fotografare il premier a Palazzo Grazioli nel leggendario “lettone di Putin” con tanto di registrazioni delle telefonate e dei momenti hard. Dovessi sceglierne una, opterei per la registrazione dello scambio in cui Lui la richiama perché ‘è tornato forte come un toro’, Lei accorre ma lo trova ‘inadeguato’, Lui risolve con un ‘Beh, allora pisciami addosso’ che la Repubblica dovrebbe adottare come story board pubblicitario e insieme epigrafe di questo favoloso Terzo millennio. Dopo di lui il diluvio, appunto…”
Sono state le uniche parole che mi hanno fatto piegare in due dal ridere di un volume che è tutt’altro che allegro e capace di dare speranze. Ma è stato scritto prima della recente tornata elettorale…
Beha, giornalista e polemista (che purtroppo non possiamo più vedere sul Tg3) se la prende con Carlo Freccero che (intervistato dal Giornale) dice una frase davvero discutibile: “L’intellettuale italiano che è stato più sopravvalutato? Certamente Pier Paolo Pasolini”.
Pasolini rappresenta invece il leitmotiv di un racconto che Beha fa degli ultimi anni della nosta stanca Repubblica. Diventata, non solo mediatica, ma anche pubblicitaria. Capace di creare “un flusso mediatico che promuove e vende merce come un’altra, un candidato come un automobile un pannolino un tipo di carta igienica. Berlusconi ha introdotto una novità che colpisce dritto al cuore di questa comunicazione. Ha svuotato le parole come gusci d’ostrica, ha mangiato l’ostrica e ne parla come se dentro il guscio ci fosse ancora qualcosa. Dentro non c’è più nulla. A colpi di dico/non dico, e poi di bugie e smentite e contraddizioni qualsiasi, su cose importanti come su pinzillacchere, Lui continua a “spacciare conchiglie” che sono vuote da un pezzo. Che valgono solo in quanto conchiglie teoricamente piene e in realtà desolatamente prive di ostriche, un prodotto mediatico cui gli italiani si sono assuefatti perfettamente, o quasi”.
Beha critica aspramente anche Bersani (“correo di aver sempre considerato ‘normale’ Berlusconi a patto di vincere le elezioni), i politici trombati che vanno a dirigere le Asl (a volte anche se sono in odore di ‘ndrangheta), e Giorgio Napolitano di cui ricorda le tante controfirme (come al decreto salva liste) ma anche le critiche a Clementina Forleo, da tempo ormai ‘esiliata’ in provincia.
Beha vede elementi positivi nella nascita del “Fatto quotidiano” e si augura per l’Italia una svolta arancione: “Bisogna uscire dal Teatro Italia, evitare l’asfissia. Respirare altra aria. Girare per strada, e organizzandosi fare fra Galdino casa per casa, scuola per scuola, università per università, associazione per associazione culturale, politica, ricreativa, sportiva, ecologica e quant’altre ve ne siano. Farlo perché è necessario, perché nel Teatro la vicenda è già finita, e se fino a ieri era solo scadente la pièce, adesso sta addirittura bruciando l’edificio”.
Il fuoco ora sembra sia stato spento dalla mobilitazione popolare (e digitale). Vedremo se, a differenza di Kiev, chi ha preso il potere non finirà per deludere. Tante più alte le aspettative, tanto più forti i rischi di disamoramento.
Ad maiora
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Oliviero Beha
Dopo di lui il diluvio
Chiarelettere
Milano, 2010
Pagg. 236
Euro 14

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