Month: agosto 2011

MA L’AMORE MERCENARIO PER CHI E’ RASSICURANTE?

Ho lasciato passare un giorno dall’intervista di Pietro Marrazzo a Concita di Gregorio. Sia per rifletterci una notte. Sia perché tanto, in questo paese borbonico e arretrato, i giornali continuano a non uscire il giorno dopo Ferragosto.

Non giudico la sofferenza (sua e della famiglia) e la posizione politica dell’ex governatore laziale (e mio collega in Rai). Mi hanno lasciato perplesso invece le due principali considerazioni, quasi dirimenti rispetto a ciò che è successo: in sintesi, che i trans sono donne all’ennesima potenza e che l’amore mercenario è rassicurante.

Parto da quest’ultima riflessione.

Slavoj Zizek, controverso filosofo sloveno nel suo pamphlet “Contro i diritti umani” scrive: “I diritti umani universali sono in realtà i diritti dei bianchi, maschi benestanti, di operare liberi scambi sul mercato, di sfruttare gli operai e le donne e di esercitare il predominio politico”. Temo abbia ragione. Anche nei confronti degli uomini che, qua come all’estero, vanno a prostitute. È rassicurante per chi paga. Non credo per chi vende.

“I can be a regular bitch. Just try me” è scritto d’altronde su una delle magliette di Lisbeth Salander. Ma d’altronde quel giallo di Stieg Larsson si chiama “Uomini che odiano le donne”.

Non credo che Marrazzo odi le donne. Ma è quel tipo di amore berlusconiano che francamente non trovo condivisibile, né politicamente né moralmente. Lui (ancora non sceso in politica per aumentare le tasse) d’altronde nel lontano 1986 diceva: “Il Milan? È un affare di cuore, ma anche le belle donne costano”.

Anche un mio amico che lavora in carcere consiglia ai detenuti in libera uscita di lasciare le compagne e puntare alle prostitute che “costano meno e sono sempre disponibili”.

Ma è invece spesso proprio l’amore per una donna che può far scattare in molti detenuti la molla per voler uscire da carceri (strapiene) nelle quali la rieducazione è solo una parola vuota scritta sulla Costituzione. (E lasciatemi sorridere sul nuovo ministro della Giustizia che pensa alla depenalizzazione di molti reati e di privilegiare gli arresti domiciliari e poi appoggia la proposta di un altro ministro – Maroni – di mandare in cella chi guidando ubriaco, uccide qualcuno).

Vengo alla seconda constatazione di Marrazzo, sui trans come donne all’ennesima potenza. Che mi ha ricordato un’altra discutibile considerazione di un altro esponente del Pd come Veronesi che sostiene che l’amore più puro sia quello omosessuale, sostanzialmente perché non è finalizzato alla riproduzione. Neanche quello coi trans punta, ovviamente, alla riproduzione. È più rassicurante per questo? Cerchiamo donne che siano geishe e che in più non abbiano ciclo e non possano riprodursi? Ma senza una donna, una madre, né l’oncologo né il giornalista sarebbero tra noi.

Ricordo cosa scriveva Elena Lowenthal: “La donna è ciò che fa nascere il presente, gli dà corpo e anima”. Ma anche quel che diceva Il ministro per la Cultura popolare Pavolini ai giornalisti nel giugno del 1941 dando le istruzioni su cosa pubblicare – le cosiddette veline: “C’è la questione dei pantaloni delle donne. Per quanto una donna che va in bicicletta sia più decente con i pantaloni, i pareri personali sono discordi e in ogni caso sono liberi. La direttiva è che a noi la donna piace in sottana. Quindi non fate fotografie di donne in pantaloni e non fate propaganda per le donne con i pantaloni in bicicletta”. Le donne in pantaloni mettevano a disagio allora. E anche oggi. Almeno alle nostri latitudini.

La paura delle donne è ancestrale ed è cresciuta negli ultimi anni anche per il ruolo sempre maggiore che hanno conquistato e, soprattutto, che stanno cercando di conquistare.

Siamo un paese però che non ha mai avuto un primo ministro donna né un presidente della Repubblica donna. Questo non va dimenticato. Che si stupisce ancora che una donna guidi un’azienda (https://andreariscassi.wordpress.com/2011/05/04/alla-rai-arriva-lei/). L’Arabia Saudita non è poi così lontana.

Credo che questo tetto di cristallo così come la visione berlusconiana dell’universo femminile inteso come funzionale a quello maschile, verranno battuti e sotterrati solo se volteremo pagina. Se accetteremo di confrontarci con l’altro sesso, senza paura. Senza cercare copie apocrife di femminilità.

Ad maiora.

SALVIAMO ABDOLREZA GHANBARI DALLA FORCA

“Chiediamo che Abdolreza Ghanbari venga immediatamente restituito alla sua famiglia senza alcuna accusa. Le accuse sono senza fondamento e il processo contro di lui è illegale e immorale”. Con queste parole si chiude l’appello on line per chiedere alle autorità iraniane non solo di graziare, ma di liberare subito Ghanbari condannato a morte lo scorso marzo.

L’unico reato di questo insegnante sarebbe quello di aver partecipato a manifestazioni dell’opposizioni.

Questo l’appello:

http://www.gopetition.com/petition/34874.html

Ad maiora

FINALMENTE UNA BUONA NOTIZIA DALLA BIELORUSSIA

Il regime di Lukashenko ha infatti deciso di scarcerare 9 (dei 41) dissidenti arrestati dopo gli incidenti del 19 dicembre, seguiti alle elezioni.

La notizia è riportata da Radio Free Europe:http://www.rferl.org/content/belarus_lukashenka_pardons_protesters/24294260.html

Da settimane è in corso una mobilitazione per chiedere la scarcerazione di tutti i “prigionieri politici” bielorussi.

Ad maiora

EL’SA K., PER LA PRIMA VOLTA IN SCENA A OTTOBRE

6, 7, 8 ottobre 2011 – ore 21

Teatro del Borgo (via Formentini 10, Milano)

Annaviva e lattOria presentano EL’SA K., di Andrea Riscassi, regia di Alessia Gennari, con Fabio Paroni, Sara Urban e Paola Vincenzi, musiche di Federico Gon.

“L’importante è avere l’opportunità di fare qualcosa di necessario.” Anna Politkovskaja

El’sa K. debutta in occasione dell’anniversario della morte di Anna Politkovskaja, giornalista russa, assassinata il 7 ottobre 2006 sul portone di casa sua a Mosca, da ignoti, dopo essersi schierata contro il regime instaurato da Putin e aver condotto una battaglia in nome della libertà di informazione e in difesa dei diritti umani.

Le associazioni Annaviva e lattOria si incontrano per una prima collaborazione nel marzo 2011.

El’sa K. nasce dall’idea di continuare tale collaborazione. Entrambe le associazioni, infatti, nei diversi e specifici ambiti di attività, l’informazione da una parte e il teatro dall’altra, dedicano il loro impegno e il loro lavoro ai temi della tutela dei diritti umani, della ricostruzione della memoria, della cultura quale veicolo privilegiato di testimonianza e riflessione sul presente.

Il testo ha in sé la duplice natura di tale collaborazione e si crea attraverso l’incontro, l’accostamento, di fonti documentarie, frammenti dagli articoli della stessa Politkovskaja e momenti di originale invenzione drammaturgica. Il testo narra la vicenda di El’sa Kungaeva, giovane cecena stuprata e uccisa, dopo essere stata rapita da una pattuglia di soldati russi guidati dal colonnello Yuri Budanov. Di El’sa Kungaeva, del suo omicidio e della violenza consumatasi sul suo corpo si era occupata Anna Politkovskaja.

In scena tre voci. Una voce maschile, a riportare i fatti, i documenti, l’oggettività (vera o presunta) della vicenda raccontata. E due voci femminili, quella di El’sa e quella di Anna. Due voci femminili “in assenza”, corpi e voci della memoria e della Storia.

Ad essere rievocata nel testo non è soltanto la vicenda di El’sa, così come non è soltanto il lavoro di Anna Politkovskaja: a ricrearsi, per frammenti, è la più ampia vicenda che riguarda il conflitto russo-ceceno e alcune fra le implicazioni politiche, sociali e umane di quel conflitto.

El’sa e Anna, entrambe portatrici della propria verità e della propria tragedia, sono compresenti sulla scena ma non si parlano mai. Si evocano l’una con l’altra. Ognuna con le proprie parole, con la propria consapevolezza e umanità, permette all’altra di raccontare e raccontarsi entro un impossibile dialogo fra morti.

Mettere in scena questo dialogo è fare del teatro il luogo deputato per la memoria attraverso una finzione che si fa cruda e amara rappresentazione del reale. E’ fare del palcoscenico lo spazio del ricordo, della possibilità di una ricostruzione e ricomposizione della verità.

Contatti: Annaviva, Pamela Foti pamela.foti@gmail.com

www.annaviva.com

lattOria, Sara Urban saraurban@lattoria.it

www.lattoria.it

Ad maiora

SE MORANDI E LINO BANFI SI FOSSERO FATTI TATUARE LA DATA DEL PRIMO INCONTRO

Repubblica ci informa che gli agenti di Borsa francesi si scambiano info coi colleghi via twitter, “il social network che permette di inviare messaggini di 160 battute”. Deve esserci una forte svalutazione da quelle parti. Da noi le “battute” sono solo 140.

Nella pagina successiva, sempre Rep. ci annuncia che Cameron – come un Mubarak qualsiasi – vuole chiudere i social network. Panico nella borsa londinese…

Nelle pagine milanesi foto in bianco e nero e un titolo che invita all’ottimismo: “Aumenti e nuove tasse, un autunno da austerity”.

Una parola che cita due volte anche il Sole: “Tutti a piedi per affrontare la crisi: a Caserta, nella prima domenica di austerity”. E poi “Festività vittime dell’austerity. Il precedente di Andreotti”. (uomo che peraltro è sempre membro della Casta).

Per pensare fiduciosi anche all’inverno sappiate che il Corriere cita Ezio Greggio: “Ho detto di no a Sanremo”. Mentre Repubblica ci rassicura: “Morandi verso il bis al Festival: la Rai punta ancora sull’eterno ragazzo”. Lui sulla Gazza spariglia non poco: “Ramirez mi ricorda Bobby Solo”. Titolo incomprensibile per chi abbia meno di 50 anni e non abbia mai visto l’uruguagio.

Per la serie il nuovo che avanza il titolo sul Giornale dove Lino Banfi sbotta: “Basta nonno Libero. Sarò un commissario in lotta con la mafia”. Su Canale 5.

La crisi è comunque testimoniata anche da questo titolo del Corriere: “Banditi senza benzina rilasciano l’ostaggio”.

Buffon, ci informa la Gazza, indossa una croce dei cristiani copti. Nelle foto si vede il giovane Elkann guardarla incuriosito. Si sa che gli Juventini si sentono perseguitati come i cristiani in Egitto.

Sneijder due pagine dopo è fotografato mentre fuma su uno yacht a Ibiza. Lunedì assicura la Gazzetta sarà alla Pinetina.

Sempre il Corriere ci racconta (con un po’ di ritardo) delle “prove di pace” tra Fini e Berlusconi. Che saranno immagino connesse con quelle tra il neo-single Bocchino e Sabina Began, una che si è fatta tatuare la data del suo primo incontro con Silvio.

Sul Fatto (che vince la maglia del più banale titolo della giornata: “Il tramonto di Tremonti”) una interessante riflessione sulla differenza tra vizi privati e pubbliche virtù: “La tracciabilità del ministro che pagava in contanti: Tremonti, lo stesso dei 4mila euro cash per l’affitto a Milanese, ora vuole introdurre la norma a anti-evasione”.

Sul Fatto consiglio anche la Lepre-story: “Così la crisi si fa più dolce sul Tg1. Tutto va bene: dal Ponte di Messina all’esperto dell’ateneo sconosciuto”.

“Vasco come sei lasco” è sempre sul Fatto una pagina in cui si schiera contro Rossi: “L’elenco dei farmaci, le promesse, le punture a Ligabue: va bene tutto meno la musica”. Avrei detto il contrario, io.

Chiudo col Corriere, pagine sportive. Un titolo che mi ricorda al contrario un vecchio (anzi, sepolto) slogan dell’illusionismo berlusconiano sulle tasse: “Ai Mondiali di Daegu antidoping per tutti”.

Ad maiora