Month: Maggio 2011

Lo stemma del Comune di Merlino

Un protocollo di legalità immobiliare

Ricevo e molto volentieri pubblico questa lettera dell’amico lodigiano Luca Bertoni cheracconta un’esperienza locale ma molto istruttiva su come tenere fuori i malintenzionati dagli appalti pubblici.

Chissà se potrebbe diventare un modello anche per l’Expo (sempre che prima o poi partano i cantieri).

Ad maiora.

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Ciao Andrea, ti scrivo per parlarti di una bella iniziativa, cui ho potuto contribuire, portata avanti dal Comune di Merlino (Provincia di Lodi). Un protocollo di legalità che, ai sensi della legge urbanistica regionale, concede incentivi volumetrici alle immobiliari che volontariamente si rapportano con l’Amministrazione Comunale come se fosse un appaltatore pubblico. Per farla breve: la normativa impone massima trasparenza alle imprese che realizzano opere pubbliche e totale nebulosità a ciò che succede nei cantieri che realizzano nuiovi quartieri. Il Comune di Merlino concederà un bonus volumetrico alle immobiliari che aderendo ad un protocollo di legalità comunicheranno gli ultimi due bilanci, la compagine societaria (con tanto di casellario giudiziario), tutte le imprese subappaltatrici, le targhe dei mezzi che circolano in cantiere e che registreranno gli accessi con un sistema telematico collegato con la cassa edile. Il protocollo, già approvato dal Consiglio Comunale di Merlino, sarà sottoscritto dalla Prefettura di Lodi, Assimpredil Milano, CCIAA di Lodi, Unione Artigiani e Confartigianato, Sindacati dei LAvoratori, Libera, Avviso Pubblico e Legambiente. Sono stati molti belli ed intensi i due pomeriggi di lavoro con le organizzazioni di categoria (Assimpredil Milano, CCIAA di Lodi, Unione Artigiani e Confartigianato, Sindacati dei LAvorator) e l’incontro con il Presidente di Avviso Pubblico. Pare che sia il primo protocollo di questo tipo in Italia, che incentiva l’adesione a comportamenti virtuosi nel campo della legalità in edilizia. E’ già uscito anche un articolo sul sole 24 ore (inserto lombardia) e sul corriere di domenica scorsa. Il protocollo è libero: il Comune si è impegnato a comnicare ai propri cittadini le immobiliari che aderiranno. Il cittadino così potrà chiedersi il motivo per cui qualche imprenditore rinuncia ad un maggiore utile, per il solo motivo di non voler essere trasparente. La cosa, a mio avviso, ancora più bella è il clima nel quale tutto questo è maturato: un Comune, nel quale una giovane geometra dell’ufficio tecnico decide ad un certo punto di iscriversi ad architettura e l’anno scorso si laurea – in corso e senza rinunciare ad un serio impegno nel lavoro – in pianificazione urbanistica con una tesi sul rapporto tra urbanistica ed infiltrazioni malavitose e “coinvolge” in questa sua avventura piena di passione molte persone del Comune. L’ho fatta un po’ lunga, perdonami, ma ci tenevo a renderti partecipe di una piccola storia di campagna e di una grande passione che ha coinvolto sul tema della legalità. Forse una sara resistenza al malaffare, passa anche da questi piccoli gesti. Ti seguo sempre con entusiasmo!

Luca Bertoni

Joint Mobile Group

Premiata Ong russa che difende i civili in Cecenia

A Dublino, Mary Robinson, presidente della Mary Robinson Foundation — Climate Justice, ha conferito l’annuale premio “Front Line” per i difensori dei diritti umani a rischio (“Human Rights Defenders at Risk”) all’ong russa Joint Mobile Group attiva nel Caucaso dove, malgrado i rischi per la loro vita, non ha interrotto le indagini sulla tortura e sugli scomparsi. Non li hanno fermati gli omicidi di Natalija Estemirova (giornalista, attivista di Memorial, rapita in Cecenia e trovata assassinata in Inguscezia il 16 luglio 2009) e della coppia Zarema Zadulaieva e Alik Dzhabrailov (attivisti dell’ong Salviamo la generazione, assassinati a Groznij l’11 agosto 2009). Questi delitti (come quello di Anna Politkovskaja) rimangono – colpevolmente – senza colpevoli.

Per capire le attività del Joint Mobile Group è sufficiente guardare questo video:

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ksNF6IuIPGM

Nelle motivazioni del premio è scritto: “Il lavoro del Joint Mobile Group è un esempio che fornisce ispirazione a chiunque voglia, nonostante le pressioni e i rischi, continuare a difendere la giustizia, la verità e lo Stato di diritto. È la negazione di accesso alla giustizia, che consente tiranni a prevalere. Questo è il motivo per il lavoro dei difensori dei diritti umani come il Joint Mobile Group così importante”.

Questo il sito di Frontline che ha istituito il premio:

http://www.frontlinedefenders.org/

Questo invece, quello dei premiati:

http://www.rightsinrussia.info/home

Non mancate.

Ad maiora.

Ad maiora.

Brice Gaspard agronomo ad haiti

In morte di un agronomo ad Haiti

Apprendo solo ora, con colpevole ritardo, della morte ad Haiti di Brice Gaspard, agronomo che avevo avuto l’onore di conoscere e intervistare durante la mia permanenza sull’isola, lo scorso novembre.

Brice, malgrado avesse gran parte della famiglia all’estero, aveva deciso di rimanere sull’isola caraibica per portare avanti quella che riteneva la chiave per il rilancio di Haiti: l’agricoltura, da unire con la pastorizia.

Così lo ricordano gli amici dell’Avsi con cui l’agronomo collaborava:

 Il nostro collega da 10 anni, l’agronomo Brice Gaspard, è improvvisamente mancato il 6 maggio scorso a Les Cayes, Haiti.
Insieme a Fiammetta, Federico, e a tutti i colleghi dello staff di AVSI in Haiti, di oggi e del passato, siamo profondamente addolorati e sgomenti.

Brice è stato un compagno di viaggio fondamentale per la presenza di AVSI in Haiti, fin dai nostri primi passi, nel ‘99. Dopo aver lavorato per organizzazioni internazionali diverse, aveva trovato con Marco Tambini e Samuele della Corna, i pionieri di AVSI in quella terra meravigliosa, il sud di Haiti, qualcosa di interessante. Diceva che per il suo popolo e il suo Paese il metodo di AVSI era il più adeguato: valorizzare la persona, evitare l’assistenzialismo così frequente negli aiuti internazionali, valorizzare le risorse del territorio, la tradizione locale, nel credo cristiano. Quando vedeva distribuire gli alimenti nel periodo del terremoto, lui che sapeva quanto quella terra possa produrre, si rattristava e diceva che il suo popolo non lo meritava.

Aveva tanto insistito sulla creazione dei “club di famiglie”, per favorire l’aggregazione e il protagonismo delle persone, specie se molto povere.
Conosceva ogni vegetale della ricchissima natura del territorio. Sapeva la storia di tutte le malattie occorse a animali e vegetali dell’isola. Ci sono riforestazioni in luoghi altrimenti desolati firmate da Brice negli anni ’70-‘80.

Diceva che questa era la strada: la dignità della persona, creata a immagine e somiglianza di Dio. Tanto che, pur avendo figli negli USA e potendo trasferirsi là a vivere nel meritato riposo della sua età, aveva deciso di rimanere a Les Cayes, a lavorare, a costruire, con AVSI.

Conosceva tutto e tutti ed era conosciuto da tutti coloro che nel Paese si occupano di agricoltura. Chiunque consultassimo sullo sviluppo rurale nelle istituzioni haitiane ci apriva le porte quando sentiva il suo nome, segno di stima e apprezzamento.

Siamo particolarmente lieti di averlo avuto con noi in Italia a ottobre 2010, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione con una delegazione del ministero dell’agricoltura di Haiti e su invito dell’Ambasciatore Benoit. L’impegno intenso di AVSI sulla sicurezza alimentare, l’agricoltura, l’ambiente in Haiti, era ed è un tutt’uno con Brice.

Speriamo di proseguire degnamente il lavoro impostato da Brice. “Non ti chiediamo perché ce l’hai tolto, ma ti ringraziamo di avercelo dato”. Con Sant’Agostino salutiamo questo professionista, amico, uomo. (9 maggio 2011)

Ciao Bris, che la terra di sia leve.

Protesta contro Snam a Sulmona

Convegno all’Aquila contro il gasdotto adriatico

Un’assemblea per dire no al Gasdotto Rete Adriatica (che la Snam sta per realizzare lungo la dorsale appenninica) si terrà domani mattina, 8 maggio, a L’Aquila all’Auditorium Elio Sericchi.

All’incontro parteciperanno anche docenti universitari, esperti in materia ambientale e energetica, e otto parlamentari, i rappresentanti delle associazioni che si battono contro il progetto oltre naturalmente ad amministratori locali e regionale di tutte le aree interessate dal mega gasdotto che dovrebbe portare verso nord il gas del South Stream (italo-russo, anzi ora russo-tedesco-francese e anche italiano).

L’evento, promosso dal Gruppo interregionale antigasdotto col Comune dell’Aquila (il gasdotto passerà anche nel cratere sismico), servirà ad approfondire le ragioni alla base della scelta, da parte della Snam, di far passare la rete sulla dorsale appenninica che va da Brindisi a Minerbio (Bologna), passando per i territori comunali di Sulmona e L’Aquila. Ma anche a capire i motivi della mobilitazione dei rappresentanti istituzionali e delle popolazioni dei territori interessati, dapprima solo attraverso comitati spontanei, per portare avanti le ragioni del no all’infrastruttura.

Ad maiora.

Malta e gli immigrati

Malta non è un’isola per migranti

L’inesistenza dell’Unione europea si misura, oltre che a Lampedusa e a Ventimiglia, anche a Malta.

Il ministro degli Esteri italiano Frattini ha annunciato un’azione diplomatica di protesta contro le autorità de La Valletta che, per l’ennesima volta, si sono rifiutate di soccorrere un barcone di migranti che rischiava di affondare. Questa volta, l’intervento delle navi italiane ha impedito il naufragio. Ma purtroppo nel passato non sempre è andata così.

Per capire qual è la vita degli immigrati a Malta, si guardi questo bel video realizzato dai giovani giornalisti di Padova, presentato all’Alpi:

http://www.youtube.com/watch?v=snVEzHh_baM

Chiunque sia stato a Malta – per lavoro o in vacanza – sa che lì il verde praticamente non esiste e che ci sono case una sopra l’altra. Dovrebbe essere qualche autorità superiore ad aiutare le autorità maltesi a gestire il flusso di migranti. Questo comunque non gustifica le condizioni in cui vengono tenuti i migranti, né tantomeno il mancato soccorso alle navi in difficoltà, in base a regole che risalgono alla notte dei tempi.

Oggi comunque il governo di Malta ha risposto a Frattini dicendo di “aver aderito a tutti i doveri internazionali”. Ma intervengono anche i gesuiti maltesi. Padre Joseph Cassar ha ricordato: “Sulle nostre coste sono sbarcate finora oltre 1.100 persone. E’ come se in Italia fossero arrivati oltre 130 mila immigrati”. Aggiungendo: “Malta ha soltanto sei milioni di abitanti e deve affrontare un’emergenza molto più consistente rispetto a quella dell’Italia, che rimane un paese avanzato con 60 milioni di abitanti, un Paese del G8 che dovrebbe essere in grado di gestire questi flussi ridotti di immigrati”.

Ridotti forse è un aggettivo sbagliato, visto che l’anno scorso sono arrivato 200 tunini e oggi 20 mila.

Sta di fatto che, mentre Bruxelles dorme (per non parlare dell’Onu) i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo fanno un gioco che quassù in Alta Italia si chiama ciapa no.

Ad maiora