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Sabato alle 11 presidio di Annaviva a Milano, in contemporanea con l’opposizione russa

A Mosca l’opposizione scende di nuovo in piazza contro il regime putiniano.
E AnnaViva organizza un nuovo presidio a Milano. Di solidarietà con i democratici russi.

4 FEBBRAIO 2012
ORE 11
MOSCA CHIAMA- MILANO RISPONDE
PRESIDIO SOTTO LA BANDIERA RUSSA PER L’EXPO
VIA DANTE 12
MILANO

Dopo le oceaniche manifestazioni, le opposizioni russe (tornare unite) tornano a chiedere elezioni libere e democratiche nella Federazione.
A pochi mesi dalle elezioni, per il Parlamento, considerate irregolari di dicembre, la Russia torna infatti a votare il 4 marzo per le presidenziali.
Per Putin, per il suo orgoglio da leader della “verticale del potere”,anche andare al ballottaggio, sarebbe uno smacco.
AnnaViva con questo presidio esprime la sua vicinanza alle opposizioni russe. Chiede l’immediata scarcerazione di Khodorkovskij e degli altri dissidenti, finiti in cella per ragioni politiche.
Spera che per una volta sia data davvero la voce al popolo. Senza brogli elettorali.

Vi aspettiamo in via Dante!

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Ong russa, per il monitoraggio del voto, sfrattata e lasciata senza luce

Annaviva era andata alla conferenza stampa nella quale venivano raccontati i brogli delle elezioni politiche di dicembre.

Non potremo tornare invece a trovare gli amici di Golos a marzo, dopo le presidenziali. L’ong che si occupa di monitorare le elezioni interne è stata infatti sfrattata dalla sua sede di Mosca e ha avuto la luce tagliata.

Il tutto per lavori di ristrutturazione che – mirabile visu – termineranno proprio il 6 marzo, due giorni dopo la chiusura delle urne.

L’ong Golos (in russo significa “voto”) sostiene che “la credibilita’ delle elezioni presidenziali già messa alla prova dalle denunce di estese violazioni alle elezioni legislative dello scorso dicembre si sta dissolvendo”.

Il tutto avviene il giorno dopo l’esclusione dl candidato liberale Javlinskij dalle presidenziali del 4 marzo.

Bjorn Engesland, portavoce dell’ong aggiunge: “Golos prevede che le elezioni di marzo saranno imprevedibili e problematiche almeno quanto quelle per la Duma di dicembre, per gli attacchi o le persecuzioni che le autorita’ potranno attuare”.

Lo sfratto è arrivato malgrado Golos abbia un contratto fino alla fine di agosto.

Martedì è stata anche notificata l’interruzione delle forniture di energia elettrica per lavori di ristrutturazione gia’ in programma e che dureranno appunto fino al 6 marzo.

Che tempistica!

Ad maiora.

Il corteo nazionalista di Budapest visto dall’altra Ungheria

Ieri a Budapest sono scesi in piazza i sostenitori del governo nazionalista di Orban. In centomila hanno sfilato per questo “corteo della pace” (non so perché ma il nome – vagamente surreale – mi ha fatto venire alla mente la strada dell’Amicizia che univa Belgrado a Zagabria e che fu una delle prime a essere chiusa durante il conflitto).
Sui giornali ne ho trovato poche tracce. Io l’ho seguito sui siti ticinesi: http://www.tio.ch/Estero/News/665892/Corteo-di-pace-migliaia-di-ungheresi-in-piazza-per-Orban
Ma, soprattutto, l’ho osservato a distanza leggendo i commenti su quel fantastico gruppo su Facebook che è “L’altra Budapest ama la Repubblica d’Ungheria” (la maggioranza di destra ha infatti cambiato la Costituzione e ora il paese non si chiama più “Repubblica di”, ma solo Ungheria).
Sul forum sono state – e anche mentre scrivo vengono aggiunte- foto della manifestazione, con slogan anti europei, con il volto della Madonna stampato sulla bandiera magiara, con la mappa del Grande Ungheria e via dicendo.
I commenti (per lo più di ungheresi che si sono trasferiti in Italia) alle foto sono fantastici e dimostrano la vitalità di quanti hanno lasciato il loro paese ma gli sono affezionati. E si sentono fondamentalmente europei. Uno tra gli scritti, mi ha aperto più di altri il cuore (di questa mattinata passata a poche centinaia di metri da un raduno leghista…). Quello di Alexandra che sulla Grande Ungheria (tanto simile alla Grande Serbia, alla Grande Albania, a quelle “miserie dei piccoli Stati” mirabilmente descritti da Bibò) scrive: “Non devono cambiare i confini, ma la testa della gente”. E poi aggiunge: “Se non cambia la testa della gente, non ci sarà bisogno di confini”.
Andate a leggere.
Buona domenica.

Ad maiora

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Tre anni senza Markelov e Baburova. Noi non dimentichiamo!

Sono passati tre anni dall’assassinio a Mosca di Stanislav Markelov e Anastasia Baburova.
Lui era un giovane e coraggioso avvocato. Difendeva i ceceni, i dissidenti, gli antifascisti. Era il legale di Memorial e di Anna Politkovskaja.
Anastasia era una giovane stagista della Novaja Gazeta, il giornale di Anna, e stava indagando sul neofascismo in Russia, emerso dalle ceneri sovietiche e alimentato dal nazionalismo, sparso a piene mani da Putin.
Stanislav aveva appena terminato una conferenza stampa al Centro della stampa indipendente annunciando un ricorso europeo contro la scarcerazione del colonnello Budanov (l’assassino di Elsa K., ucciso a sua volta qualche mese fa, sempre a Mosca).
Anastasia (24 anni) era al fianco di Stanislav (34) quando sono stati raggiunti da numerosi colpi di arma da fuoco. Lui è morto sul posto. La giovane collega è sopravvissuta fino all’ospedale.
Le indagini, per una volta, non si sono concentrate sui ceceni, ma si sono indirizzate verso i giovani neonazi della città.
È stata arrestata (e condannata lo scorso maggio) una coppia di giovani assassini, entrambi di estrema destra. Nikita Tikhonov, 31 anni, ha avuto l’ergastolo. Jevgenija Khasis, la sua fidanzata e complice ventiseienne, è stata condannata a 18 anni di carcere:
http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/06/russian-neo-nazi-life-sentence-murder

Quando Annaviva è stata a Mosca, uno dei momenti più emozionanti è stato imbattersi nelle foto di Stanislav e Anastasia, sul luogo del loro – infame – assassinio.
Nessuna lapide a commemorare il loro sacrificio.

Ma oggi gli antifascisti russi li ricorderanno con varie manifestazioni.
Che il sempre imbarazzante regime putiniano qua e là vieta:
http://inter.antifa.ru/

Noi non dimentichiamo!

Ad maiora

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Gli indignati di Budapest non si fermano

Annaviva dopo il presidio di due giorni fa nei pressi del consolato ungherese di Milano, ha intenzione di organizzare a breve altre iniziative per tenere desta l’attenzione sulle violazioni della libertà di stampa a Budapest.
La situazione rimane infatti drammatica per i colleghi che non si adeguano al regime:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/democrazia-stato-autoritario-lungheria-orban-chiude-anche-sulla-liberta-stampa/181533/

Al presidio milanese dell’altra sera erano presenti anche alcune cittadine ungheresi. Una di loro, Ildikó Tóth, ha seguito una delle manifestazioni di protesta di Budapest.

Quello che segue è il suo (bel) resoconto.

Ad maiora.

……………..

Hanno sfidato per 32 ore e 40 minuti il freddo all’aperto. Hanno fatto la fila pazientemente anche per un’ora. Ragazze, ragazzi, bambini delle elementari, delle medie, signore anziane, studenti universitari, liceali, impiegati, disoccupati, attori, poeti, scrittori famosi, persino un regista 86enne, tutti per recitare una poesia.
Dal pomeriggio del 18 novembre fino alla mezzanotte del sabato 19. Alcuni hanno portato la chitarra per cantare queste poesie. Di pomeriggio, di sera, di notte fonda, all’alba freddissima, al mattino, e poi ancora tutto il giorno sono stati vicino a lui, il Poeta, Attila József, la cui statua deve essere trasferita per volere del governo nazional-conservatore dalla piazza principale del Parlamento e nella vicinanza del Danubio in un paesino sperduto della campagna ungherese, dove il poeta ha passato qualche triste anno della sua sfortunata infanzia. Dove lui non fu accolto bene, dove gli hanno tolto anche il suo nome, Attila – perchè questo nome non esiste – chiamandolo István, Stefano.
Il governo ha intenzione di ripristinare la piazza come fu negli anni quaranta durante il regime di Miklós Horthy alleato di Hitler ed oppressore di idee socialiste. Ma la gente di Budapest si è organizzata spontaneamente su facebook per dimostrare il suo disappunto verso questa decisione. Insegnanti, infermieri, giornalisti hanno organizzato una dimostrazione pacifica, una maratona di recite di poesie per 32 ore come il numero degli anni del poeta al momento del suo suicidio nel ‘37.
Attila József è uno dei poeti più conosciuti e più amati dagli ungheresi. La sua giocosa e tenera ninna nanna dedicata al nipote è conosciuta da tutti i bambini in tenera età. Le sue poesie scritte quando lui stesso non era molto di più che un bambino si insegnano nelle scuole elementari. I suoi versi d’amore sono tra i più intensi, dolorosi e struggenti scritti nella lingua magiara. La sua riflessione e le sue analisi sulla società degli anni ‘20 e ‘30 sono valide tuttora e la sua conoscenza dell’anima umana fa dimenticare che le ha scritte tutte in giovane età. Le sue parole sono incise nel cuore delle persone che le hanno conosciute. Per questo motivo sono accorsi numerosi legati insieme con il filo delle parole delle poesie. Volevano stare insieme contro i recenti episodi di intolleranza contro i poveri, i senzatetto, i rom, i diversi. Ci sono stati solo pochissimi discorsi. Niente politica. Una persona si presentava davanti al microfono, recitava la „sua” poesia preferita e in silenzio scendeva dal palcoscenico improvvisato. La statua del poeta si è riempita di candele e fiori. Per finire, a mezzanotte del sabato è stata recitata in sette lingue diverse una delle sue poesie più rivoluzionarie, “Con cuore puro”. Anche in italiano. Come un grido di aiuto.
L’evento è stato seguito su Facebook e in parte sulle onde di una radio indipendente, la Klub Radio. Per il resto, quasi silenzio totale. La stampa ufficiale, la Tv di stato, i canali radio non ne hanno riportato notizia. Al di fuori di Budapest la gente ne è venuta a conoscenza solo leggendo per caso su internet qualche informazione, come d’altronde era accaduto per la dimostrazione sulle strade della capitale il 23 ottobre, 55° anniversario della rivoluzione del ’56. Gli “indignati” ungheresi hanno avuto poca voce. Ma tutto questo non li scoraggia: la partecipazione e l’entusiasmo hanno coinvolto sia quelli che erano presenti fisicamente che coloro che hanno seguito virtualmente la maratona.

Ildikó Tóth