Solita corsa intorno al Parco Sempione. In giro non c’è nessuno. Ma non per la pioggia incessante.
Dopo qualche chilometro il silenzio viene rotto dalle urla di migliaia di tifosi. Qualcuno si affaccia alla finestra. Io mi avvicino a uno dei bar della Movida dal quale compaiono ragazzi festanti. Dentro solo (tanti) maschi, tutti con gli occhi incollati al monitor, tutti con la “droga socialmente ammessa”: la birretta.
Guardo con loro i replay della rete di Di Natale. “Altro che Balotelli” grida uno.
Torno a correre.
Nel parco, da solo a fianco alla sua bici buttata a terra nel prato, un ragazzo suona il sax, fregandosene della pioggia. Una ragazza corre con maglietta rossa, con l’effige stilizzata del Che. Io corro in senso inverso a lei e ne indosso una nera con effige rossa di Tito (del Tito’s bar di Sarajevo: sarà ancora aperto?).
Sulla via del ritorno trovo altri maschi chiusi nei locali a guardare Italia-Spagna. Al kebab solo turchi, al bar cinese solo cinesi.
Malgrado tutto il calcio ha mantenuto la sua funzione di arena. Anche se ognuno ha una tv a casa, la partita di pallone la si vede meglio se si sta tutti assieme. Allo stadio, in un bar o in una piazza pubblica.
La Spagna pareggia e rischia di vincere. La partita finisce.
Tra poco tornerà il traffico caotico di ogni domenica sera a Milano.
Ad maiora.
Spagna
ETA ANNUNCIA LA FINE DELLA LOTTA ARMATA
Distratti dall’uccisione di Muhammar Gheddafi, ieri non ci si è concentrati abbastanza sulla dichiarazione fatta dai dirigenti di Eta della fine della lotta armata.
E’ la prima volta che succede.
Una dichiarazione che ricorda quelle analoghe dell’Ira in Nord Irlanda, nel 2005:
http://news.bbc.co.uk/2/hi/4720863.stm
Il movimento terrorista basco, che ha ucciso 829 persone, chiede a Spagna e Francia colloqui diretti.
Il video è stato postato su Gara, il sito on line degli indipendentisti baschi:
Ad maiora.
Dalla Libia in fuga decine di migliaia di lavoratori cinesi
Ci sono delle notizie che raccontano più di altre la globalizzazione. E chi la stia cavalcando.
Quando scoppiano rivolte in regimi come quello libico, ogni Paese cerca di fare rientrare i propri connazionali in madrepatria.
In queste ore (ma anche nelle prossime, se gli aggiornamenti sull’omicidio di Sarah Scazzi non distrarranno l’attenzione) vedremo nei telegiornali, centinaia di italiani che fanno ritorno a casa. Quanti sono i nostri connazionali nel Paese di Gheddafi? 1.500. Pochi. Ma non dimentichiamo che da lì tanti vennero cacciati, dall’oggi al domani, dopo la rivoluzione verde.
E quanti europei lavoravano in Libia prima che protesta dilagasse e fosse repressa con i bombardamenti?
Per ora, i tedeschi rientrati sono 300. Gli spagnoli 220. I numeri cominciano a diventare consistenti con i turchi che in Libia erano più di duemila. 250 sono rientrati ieri da Alessandria d’Egitto, dopo aver varcato la frontiera libica in pullman.
Nella lontana Corea del Sud torneranno i 1.400 sudcoreani che lavoravano per le aziende di Seoul (presenti in Libia fin dal 1978).
Ma il numero che lasci basito chiunque non abbia capito quanto Pechino si sia immessa nei gangli vitali dell’economia africana, riguarda proprio il numero di cinesi che si sta cercando di far rimpatriare: 30.000. 30mila persone vuole dire più abitanti di quanti e faccia la città di Isernia.
Non a caso, in questi giorni, negli ospedali libici, sono numerosi i cittadini di origine cinese rimasti feriti negli scontri. La Cina, che ha aperto un’unità di crisi, sta mandando in zona aerei, una nave cargo e alcune navi da crociera per cercare di mettere in salvo le decine di migliaia di connazionali.
Gli investimenti cinesi troveranno nuovi sbocchi in altri Paesi del continente nero.
Ad maiora.
Castro incontra Estulin, l’anti-Bilderberg
Le agenzie di stampa di tutto il mondo battono le dichiarazioni di Fidel Castro su Osama Bin Laden “nel libro paga della Cia”. Personalmente mi ha incuriosito l’interlocutore dell’anziano leader cubano: Daniel Estulin. Estulin, russo-spagnolo di origini lituane, si definisce giornalista e scrittore ed esperto di arcani segreti, ma dice anche di essere un ex agente del controspionaggio russo.
E’ noto per aver scritto un libro “Il Club Bilderberg, la storia segreta dei padroni del mondo”, pubblicato in decine di paesi e da poco anche in Italia (Arianna editrice, a Milano è stato presentato alla Libreria Esoterica).
A luglio Castro aveva scritto un lungo articolo per commentare – positivamente – il libro e per parlare di questo club “segreto” che influenzerebbe la politica e soprattutto l’economia mondiale.
Il Club risale al 1954 e prende il nome dal primo albergo nel quale si svolse il consesso: l’Hotel Bilderberg di Oosterbeck, cittadina dei Paesi Bassi.
Da allora i membri di questa organizzazione (sorella della Commissione Trilaterale) si incontrano una volta l’anno in posti sempre diverse e sempre off-limits. Non viene diffuso né l’elenco dei partecipanti, né i temi in agenda.
In Italia si è riunito nel 1957 a Fiuggi, nel 1965 e 1987 a Villa d’Este e nel 2004 a Stresa. L’ultimo incontro in Spagna, nel giugno di quest’anno a Sitges (a 20 chilometri da Barcellona).
Folta la delegazione italiana che in questi anni avrebbe partecipato agli incontri (l’elenco completo è su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_Bilderberg): Gianni e Umberto Agnelli, Franco Bernabè, Emma Bonino, Lucio Caracciolo, Innocenzo Cipolletta, Ferruccio De Bortoli, Gianni De Michelis, Mario Draghi, John Elkann, Gabriele Galateri, Francesco Giavazzi, Giorgio La Malfa, Claudio Martelli, Mario Monti, Tommaso Padoa Schioppa, Corrado Passera, Romano Prodi, Alessandro Profumo, Gianni Riotta, Virginio Rognoni, Sergio Romano, Carlo Rossella, Renato Ruggiero, Paolo Scaroni, Stefano Silvestri, Domenico Siniscalco, Barbara Spinelli, Ugo Stille, Giulio Tremonti, Marco Tronchetti Provera e Walter Veltroni.
Agli incontri partecipano membri permanenti dell’organizzazione e ospiti che vengono invitati o come relatori o come spettatori.
Daniel Estulin, oggi ospite di Fidel, qualche mese fa ha parlato Parlamento Europeo dove ha lanciato le sue accuse: “Nel mondo finanziario internazionale, ci sono quelli che conducono gli eventi e quelli che reagiscono agli eventi. Mentre gli ultimi sono più conosciuti, più numerosi, e più potenti in apparenza, il vero potere risiede nei primi. Nel centro del sistema finanziario globale c’è un’oligarchia finanziaria rappresentata dal gruppo Bilderberg. L’organizzazione Bilderberg è dinamica, nel senso che cambia con il tempo, assorbe e crea nuove parti mentre si disfa delle parti in declino. I suoi membri vanno e vengono, ma il sistema in sé non è cambiato. E’ un sistema che si auto riproduce, una ragnatela virtuale allacciata agli interessi finanziari, politici, economici ed industriali”.
Sull’influenza di questo gruppo, è intervenuto anche Mario Borghezio:
Il toro sugli spalti: uno scoop solo italiano
Oggi i telelegiornali ci hanno tempestato fin dal mattino con le immagini di una corrida spagnola nella quale il toro ha cercato di farsi giustizia da solo andando a incornare il pubblico.
Notizia “gustosa”. Soprattutto in un paese attento agli animali come il nostro. Per curiosità sono andato a vedere sui siti internet spagnoli quanto peso avesse la notizia che da ha conquistato anche un titolo al Tg3 serale (più minzolinano di quanto si possa immaginare).
Incredibile visu: sui siti internet dei principali siti d’informazione spagnola la notizia non è sull’home page come sui nostri! La trovate solo nelle pagine locali. Da noi invece ha eccitato tutti. Dal Tg1 al Corrierone.
Se andate su google e digitate”toro”, vi compaiono ora centinaia di articoli su questa notizia, locale, spagnola. Sul Pais il tutto viene ridimensionato: tre feriti gravi (tra cui un bambino, stabile) e uno lieve. Sul Mundo, si aprono le cronache di Pamplona con la notizia dei 40 feriti. Il tutto è accaduto a Tafalla, cittadina di 10mila abitanti della Navarra.
Ma con cosa aprono allora i giornali on-line spagnoli? Ancora, come da molti giorni a questa parte, con la crisi sempre meno diplomatica tra Spagna e Marocco sulla città di Melilla. Ieri, in questo lembo di terra spagnola in Africa, è andato anche a far visita l’ex primo ministro (popolare) Aznar scatenando l’ira del governo di Rabat che lo accusa di voler soffiare sul fuoco.
La crisi è scoppiata qualche giorno fa con le accuse alla polizia spagnola di tenere atteggiamenti razzisti verso i marocchini. E con il presunto abbandono di migranti feriti sulle spiagge, marocchine.
Il governo (socialista) con il ministro degli Esteri Moratinos dice che non c’è crisi e non ci sarà conflitto tra i due Paesi.
Speriamo che, finita l’ubriacatura per la tauromachia, giornali e tv italiani possano occuparsi anche di queste questioni.
