Era stato uno dei principali sponsor della salita al potere di Vladimir Putin. Poi, quando aveva capito che l’ex spia del KGB non sarebbe stata manovrabile dagli oligarchi, era fuggito all’estero per evitare di essere arrestato (come Khodorkovskij) o ucciso (la lista è troppo lunga per stare in una parentesi).
A Londra dove è stato trovato morto ieri, Boris Berezovskij viveva circondato da decine di guardie del corpo. Temeva infatti di essere ucciso da sgherri del regime. Come avvenuto con uno dei suoi protetti l’ex agente del KGB Litvinenko, liquidato col Polonio.
Berezovskij voleva a tutti i costi far cadere Putin. Anche per questo c’è più di un dubbio sul suo suicidio
Putin sarà in ogni caso contento,
I suoi sottoposti avevano accusato Berezovskij di essere il mandante degli omicidi della Politkovskaja e dello stesso Litvinenko.
Senza ovviamente produrre una prova. E senza spaventarlo.
Era diventato il classico capro espiatorio.
Putin ne dovrà trovare un altro.
Ad maiora.
Russia
Corsi e ricorsi. Da Silvio a Gérard
Depardieu è fuggito dalla Francia socialista per non pagar le tasse.
Qui spiega il perché .
Sfoggiando la stessa giacca (pur senza maniche) che abbiamo già visto indossare da un (allora sorridente) ex presidente del Consiglio italiano.
L’aquila (neo)imperiale russa piace.
Ai galli.
Ad maiora
8 anni fa l’uccisione di Maskhadov. Appello al regime russo perché restituisca il corpo alla famiglia
Ricevo e volentieri pubblico questo articolo della diaspora cecena.
L’8 marzo tanti ceceni ricordano l’uccisione di un dei loro leader, l’ex presidente Mashkadov. Da più parti considerato un mediatore.
Le autorità russe non hanno mai restituito il corpo alla famiglia.
Ad maiora
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Eight years ago, on March 8, the Chechen people lost their leader, but more importantly, the
world community lost its humanity and honor while staying silent about Russia’s state
terrorism against the elected President of the Chechen people!
In January 1997, Aslan Aliyevich Maskhadov was legitimately elected, gaining more than 59%
of the votes in the free and democratic elections in the Chechen Republic of Ichkeria, under
the aegis of international institutions like UN and OSCE. One of his first actions was signing a
peace treaty between the Chechen Republic of Ichkeria and the Russian Federation. During
his term, he defended human rights and did his best to keep peace alive. But despite all of
his efforts, the war machine worked once again at the end of 1999, and he headed the
defense of his native land against the unlawful Russian military occupation as the leader of
the Chechen people. However, during all his military and political life, he strongly
condemned any kind of terrorist actions and stood against terrorism. He believed that he
could bring an end to this war if he might talk for only a few minutes face to face with the
Russian President Putin; in this aim, he announced a unliteral ceasefire while hoping to find
peace. However, the Russian state’s answer was brutal and they assasinated the President of
the People in front of the world community. Their cruelty didn’t end with this, they seized
his body referring to their inhumane law about their right to keep the bodies of “terrorists”!
Whatever the Russian law says, this practice cannot be considered legal, neither in a political
context, nor in ethical terms.
We, the Save Chechnya Campaign, once again ask the Russian authorities to bring an end to
this horrible practice and give his body back to his family for burial according to Muslim and
Chechen traditions!
We, the Save Chechnya Campaign, ask all international institutions and human rights
organizations as well as people of goodwill to apply pressure and demand the return of the
body of the President of the People!
Advocate Burak Oztas
General Director of Save Chechnya Campaign
Uomini, non funghi (a lezione in una scuola di Tavazzano)
Mettete 85 ragazze e ragazzi di terza media in una grande aula. E per due ore sottoponetevi a una fila ininterrotta di domande: sul giornalismo, sul coraggio, sulla Russia (ma anche sull’Italia).
Ascoltateli mentre introducono l’incontro e mentre leggono lettere che hanno indirizzato ad Anna. Che non potrà più rispondere.
Nei post che scrivo su questo blog cerco di essere breve e raramente parlo delle mie sensazioni. Oggi violo entrambe le regole.
A Tavazzano, grosso comune alle porte di Lodi (noto per una grande centrale elettrica, un tempo a carbone ora a gas) le terze medie (quattro classi) hanno adottato, per decisione dei professori e del dirigente scolastico, il mio “Anna è viva” (Sonda) come libro di lettura.
Lo hanno fatto perché (in collaborazione con l’associazione Annaviva) l’amministrazione comunale di Tavazzano ha deciso di dedicare proprio alla Politkovskaja il primo albero del locale Giardino dei Giusti. Verrà inaugurato domenica alle 15. Qui si può leggere come gli stessi ragazzi che ho incontrato oggi ne parlino.
Sempre a Tavazzano, alla fine dello scorso anno, grazie agli Amici del Nebiolo e a Giulio Cavalli, è stato messo in scena (dalla compagnia teatrale LattOria) lo spettacolo “Elsa K.”, dedicato ad Anna e a un omicidio di una ragazza cecena che aveva seguito in prima persona).
Insomma, è stato quel che si può definire un percorso. Che stamattina mi ha visto partecipe, insieme ai veri protagonisti: gli 85 ragazzi di cui sopra.
Mentre leggevano quel che hanno percepito di Anna e della sua storia mi sono più volte emozionato.
Perché hanno colto l’essenza di una storia che si svolge in Russia ma che parla a tutti noi.
Nei loro testi, i ragazzi hanno più volte ripetuto una frase di Anna che adoro. Rivolta com’è a quella zona grigia che (a Mosca come a Roma e Milano) tace di fronte ai soprusi ed è sempre pronta a inchinarsi al capo di turno: “Per il mio sistema di valori è la posizione del fungo che si nasconde sotto la foglia. Lo troveranno, lo raccoglieranno e lo mangeranno. Per questo, se si è nati uomini, non bisogna fare i funghi”.
Cara Anna, stamattina ho trovato 85 ragazze e ragazze che si sono impegnati a non fare mai i funghi. A non nascondersi. A camminare a testa alta.
Che mi hanno insegnato molto.
Il merito è tutto tuo.
Ad maiora
Morto Chavez, alleato sudamericano di Putin
E’ morto di cancro il presidente venezuelano Chavez. Lo ricordo soprattutto per i suoi rapporti con la Russia di Putin.
Il presidente russo è andato più volte in Venezuela.
Parecchi gli accordi, economici e militari, firmati dai due leader.
Putin aveva da poco scritto a Chavez, augurandosi la sua guarigione.
Il Venezuela era stato una delle poche nazioni a riconoscere l’indipendenza degli staterelli secessionisti georgiani di Abkhazia e Ossezia del Sud.
Ad maiora


